Lex commissario delegato per larcheologia di Roma e Ostia difende le procedure: ho soltanto paura per la salute del monumento «Non abbiamo nulla da temere dai rilievi dellAntitrust sul Colosseo. Io ho paura solo per la salute del monumento: cè bisogno dei i restauri ma, di questo passo, ci vorranno anni». Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali, non si sposta di un centimetro dalle sue certezze di commissario delegato per larcheologia di Roma e Ostia. LAutorità per la concorrenza è stata dura con la gara dappalto vinta dal gruppo Della Valle. Ha segnalato che lo sfruttamento dei diritti dimmagine del Colosseo, in base al bando per la ricerca dello sponsor, doveva essere "pari alla durata dei lavori" e senza "proroga". Architetto, invece la Tods sarà "padrona" del Colosseo per due anni oltre il completamento dei restauri. E di ben 15 anni è lesclusiva per lassociazione che deve essere istituita dal gruppo di Della Valle. «Ma se l"Avviso pubblico" è del 4-5 agosto 2010 e siamo ormai al 2012 senza che ancora non si sia riusciti a far partire loperazione di salvataggio dellAnfiteatro Flavio. Lo sapevamo che, tra un ricorso e un altro, saremmo andati alle calende greche». Dovevano essere finiti nel 2014. Davvero ci vorranno invece quindici anni per vedere conclusi i restauri? «Non così tanti, spero, ma qualcuno di meno». Il suo predecessore, lex sottosegretario Francesco Giro, ha detto polemicamente che "ha vinto il partito del no" e che "ormai il restauro non si farà più". Anche lei è pessimista? «No, solo che ci vorrà più tempo del previsto. Con il Colosseo abbiamo aperto una nuova strada per creare una norma nella materia senza regole delle sponsorizzazioni del patrimonio artistico. E il nostro modello è stato ripreso per la legge su Pompei. Io sono fiducioso, e sono nel giusto. I 25 milioni offerti da Della Valle non andranno sprecati». LAntitrust, su sollecitazione del Codacons, ma anche la Uil Beni culturali, la accusa però di avere avvantaggiato Della Valle mentre altri gruppi avrebbero potuto dare più di 25 milioni per il monumento italiano più visitato e più noto al mondo. «Voglio ricordare che nel 2010 la gara andò sostanzialmente deserta poiché anche la proposta di Della Valle era fuori tempo e incongrua. Per non parlare dellaltra, di Ryanair, che chiedeva di usare i prospetti del Colosseo per collocarvi la pubblicità. Impossibile. A quel punto siamo andati a trattativa privata, e ai due gruppi si è aggiunta la Finit». Ma a quel punto Tods ha avuto il vantaggio, sottolinea ancora lAntitrust, di fare la proposta mentre gli altri hanno avuto solo 48 ore per mettere sul piatto la propria. «Non è così. Anche gli altri due gruppi hanno avuto tempo più di un mese, da fine novembre 2010 ai primi di gennaio 2011. Poi è arrivata lofferta di Tods che chiedeva una risposta immediata. E non cera tempo da perdere. Da qui le 48 ore». È stato dunque Della Valle a dettare le condizioni. E le regole? «Ma se nessuno dei soggetti in causa ha fatto ricorso, ci sarà un motivo. Noi ci siamo mossi sulla base delle indicazioni dellufficio legislativo del ministero. E dopo che per ben due volte abbiamo chiesto un controllo preventivo dalla Corte dei Conti. La risposta? "Nessuna obiezione"».