Pietra arenaria, marmo dei laghi prealpini e mattone cotto nelle fornaci della Bassa Unepoca segnata dalla muratura che sostituì il legno come antidoto al rischio degli incendi Un viaggio in duecento tappe dalle basiliche delle città alle chiese costruite sugli alpeggi Il volto sacro della regione tra XI e XII secolo in due volumi editi da Jaca Book Torri di pietra alte e slanciate, ma tanto solide da aver attraversato mille anni di storia. Volte in cotto così ampie e leggere da chiedersi quale miracolo le tenga sospese. E, ancora, capitelli animati da creature fantastiche, incise in punta di scalpello da maestri misteriosi con larte nelle mani. Signore e signori, ecco il volto sacro della Lombardia romanica. Terra di comuni estesa ben oltre i confini dellattuale geografia, che abbracciava anche parte dellEmilia e del Piemonte, la Lombardia dellXI e del XII secolo fu teatro di un rinnovamento architettonico entrato nella leggenda. Non sono solo i documenti a raccontare questo suo passato millenario. Ma i luoghi stessi sopravvissuti nei secoli e forti di un fascino severo; oltre 200, tutti radunati oggi in un libro che snocciola, in 600 pagine di testo e splendide immagini divise in due volumi editi da Jaca Book (euro 75 a volume), una mappatura dei siti che, fra pievi, cripte, basiliche, cappelle e chiese dalpeggio, disseminate dalla pianura alle Alpi, dal territorio milanese alla Valtellina, dal Lago di Como e i boschi di Varese alle valli bergamasche, giù fino alla Lomellina e lOltrepo, suggeriscono un viaggio ideale in quello che Roberto Cassanelli, curatore del volume con Paolo Piva, definisce con ironia «un lungo medioevo, confuso e nebbioso come le brume della pianura padana». Con un sano gusto per laneddoto che accompagna lapprofondimento scientifico, Cassanelli ci svela i retroscena di questa storia dellarchitettura dal cuore lombardo. «Segnata dallavvento di una tecnologia sperimentale, che sostituì al legno la muratura come antidoto agli incendi che devastavano le città. Purtroppo costruire volte in mattoni richiedeva competenze tecniche elevate, per permettere alla strutture di stare in piedi. La terza crociera di SantAmbrogio franò al suolo dopo la costruzione, distruggendo gli arredi liturgici di mezza chiesa». Davvero prodigioso resta, a tal proposito, lequilibro statico della monumentale cupola della Rotonda di Santa Maria a Brescia, giudicata dalla critica come «la più grande cupola medievale dopo quella del battistero di Firenze». Mentre, fra i campanili, il primato spetta alla torre di San Pietro a Gemonio, vicino Varese: 20 metri di slancio verticale decorati da archetti e monofore, prototipo di soluzioni dilagate in tutta la provincia. Passando dai capolavori di pietra (arenaria, ollare, granito o marmo dei laghi) tipici dellarea prealpina, ai gioielli di mattone cotto nelle fornaci della Bassa per le chiese della pianura, si scoprono, a fianco di architetture celebri, dalla cattedrale di Cremona a SantAbbondio a Como, luoghi fuori delle rotte che valgono una messa. In testa, il complesso di Civate, zona Lecco, «caso unico in Europa per la ricchezza degli stucchi conservati intatti. Gli stucchi, si sa, sono elementi fragili e rarissimi. Anche SantAmbrogio ne era pieno, ma i restauratori ottocenteschi li scambiarono per opere barocche e li tirarono giù a martellate». Ispirato al manuale del 1917 di Arthur Porter, una bibbia del romanico per tutti gli appassionati del genere, leggendario come il suo autore che scomparve nel nulla dopo una passeggiata sulla spiaggia, Lombardia Romanica aggiunge altri tasselli alla storia conosciuta grazie a scoperte recenti, nuovi scavi e restauri. Come per il San Fedelino di Novate Mezzola, chiesetta in ciottoli di fiume che la tradizione diceva eretta sul luogo del martirio di San Fedele alle porte della Valtellina; ora messa in dubbio dai resti riemersi di unaltra chiesa romanica nei paraggi, dove il santo martire fu probabilmente raggiunto e ucciso durante la persecuzione di Diocleziano.