Con il 2011 si è chiuso un annus horribilis per l'archeologia in Campania. Il 2012, intanto, non fa ben sperare con i continui crolli a Pompei e l'allarme che si estende al villaggio preistorico di Nola, al rione Terra e ad Ercolano. Ma andiamo con ordine. L'ultimo campanello d'allarme, in ordine di tempo, proviene da Pompei, dove il 22 dicembre scorso, "vittima" del vento forte della gelata prenatalizia ha ceduto un pilastro del pergolato della domus di Loreio Tiburtino, nella II insula della II Regio, sono in arrivo nuove risorse per Pompei. Certo è il fatto che il primo problema di Pompei resta la messa in sicurezza. Il pilastro crollato nel giardino nella casa di Loreio Tiburtino è un elemento isolato, non portante e non di pregio artistico, quindi la sua caduta non ha causato altri danni, ma il peggio è in agguato. Basti ricordare i crolli del 22 ottobre e quello del novembre del 2010 della Schola armaturarum juventis pompeiani, quella che è conosciuta impropriamente come Domus dei gladiatori. Dalla "Carta del rischio archeologico', realizzata nei mesi scorsi dalla soprintendenza e inviata al ministero dei Beni Culturali è emerso un quadro preoccupante. Una mappa divisa in tre colori: rosse le zone a rischio crollo alto (oltre il 50 delle possibilità), azzurre a rischio medio (intorno al 50), gialle a rischio basso (sotto il 50). Secondo una stima della stessa soprintendenza, «l'area messa in sicurezza è passata dal 14 per cento degli anni '90 al 31 per cento del 2010». Il neoministro, nella sua visita agli scavi, nella "dead line" da seguire per utilizzare i fondi Ue aveva indicato come limite massimo settembre-ottobre 2012. Nel piano di restauri era stato preventivato quello degli apparati decorativi pittorici e pavimentali della casa di D. Octavianus Quartio detta anche di Lore-io Tiburtino, per un costo di circa 460mila euro. Per ora, c'è stato l'arrivo di nuovo personale, una prima, seppur parziale, iniezione di risorse che potrebbe far bene a Pompei, anche se più di un professionista si lamenta per le assunzioni avvenute con anni di ritardo. Serve, però, un'inversione di rotta che, però, dovrebbe avvenire nel più breve tempo possibile, prima che i danni diventino irreversibili: da settembre 2003 ad oggi si sono verificati ben venti crolli nel Sito archeologico più famoso del mondo. Il secondo sito archeologico in ordine di importanza, Ercolano, invece, ha destato le ire di turisti ed imprenditori locali che prima nei mesi scorsi hanno dovuto fare i conti con i rifiuti depositati proprio all'ingresso degli Scavi e poi hanno trovato l'area chiusa per le feste natalizie il 25 dicembre. Un altro triste anniversario è da poco passato per il villaggio preistorico di Nola che vanta reperti dell'età del bronzo. Tra i disgraziati eventi che per il sito archeologico si contano dal 2009 ad oggi anche l'improvviso e rovinoso crollo di una parete dello scavo, scoperta il 3 gennaio 2010. Con l'anno nuovo i lavori sono ufficialmente fermi anche al Rione Terra. Al momento, non ci sono soldi per proseguire. Sospeso, quindi, il "recupero" del quartiere storico, "simbolo" di Pozzuoli e dei quasi quattromila metri quadrati dell'antica acropoli romana. È la seconda volta che succede da quando cominciarono gli interventi nel 1993. Come nel 1998, quando le maestranze rimasero ferme per 18 mesi. Il sito archeologico di Poggiomarino mai aperto.