Conto alla rovescia per la «sepoltura» del villaggio protostorico rimasto senza fondi «Assurdo, li fermeremo». L'assessore De Mita al telefono: intervenga il ministro Omaghi. la Regione non ha competenza. Rabbia al sit-in organizzato da comitati e comuni per salvare il sito sul fiume Sarno. La battaglia di associazioni, cittadini e sindaci per salvare la Longola, il sito protostorico di Poggiomarino emerso nel 2000 durante i lavori per il depuratore del Sarno e ora chiuso per mancanza di fondi, ha fatto segnare un'altra tappa: una manifestazione davanti agli scavi, per gridare ancora una volta tutto il dissenso verso il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza di Napoli e Pompei. Si sentono abbandonati, i cittadini di Poggiomarino ma anche quelli della vicina Siriano, di San Valentino e di San Marzano, ai quali dieci anni fa fu spiegato che l'area della Longola era un «unicum» in Europa nel campo dell'archeologia: risaliva all'età del Bronzo e documentava l'esistenza di un insediamento precedente a quello di Pompei, probabilmente il villaggio dei Sarrastri, il popolo che abitava lungo il fiume Sarno. Dodicimila anni e migliaia di reperti dopo (sono stati trovati quasi un milione di reperti ceramici, centinaia di migliaia di reperti faunistici e persino due barche intatte, esposte alla Città della Scienza) il rischio è che tutto venga sepolto da uno strato di argilla: una vera e propria tomba che metterebbe la parola fine al sogno di uno sviluppo turistico del territorio. Ieri a dare l'allarme c'erano un centinaio di persone. Linda Solino, responsabile dell'associazione «Terramare 3000», ha fatto una proposta: «Chiediamo, tra le altre cose, che venga istituito un centro archeologico sperimentale che funga da collante fra gli studiosi, le istituzione e soprattutto le scuole.. Il sindaco di Poggiomarino Leo Annunziata ha annunciato: «Istituiremo presto un tavolo a cui parteciperanno istituzioni e associazioni per discutere le possibili iniziative da portare avanti per salvare quest'area» e quello di Striano Antonio Del Giudice si è detto d'accordo. Il parroco di Poggiomarino, padre Silvano Controne ha invitato alla «mobilitazione per il riscatto del Sud». Il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano, invece, ha preso il cellulare e chiamato, davanti a tutti, il vicepresidente della Regione e assessore alla cultura Giuseppe De Mita: «In assenza di segnali dal ministero e dalla Soprintendenza è urgente che la Regione trovi le risorse necessarie per completare gli scavi, mettere in sicurezza e valorizzare il sito, e per evitare che il lavoro portato avanti fino a ora dagli archeologi venga irrimediabilmente perduto», ha detto il consigliere all'assessore. Qualche ora dopo, con un comunicato, Giuseppe De Mita ha promesso il suo impegno: «Faremo quanto possibile perla valorizzazione del sito archeologico della Longola, ma non potremo fare quello che va al di là delle nostre competenze. La Regione Campania, infatti, non ha competenze specifiche sulla manutenzione, la tutela ed il recupero dei siti archeologici e circa le questioni occupazionali collegate alle aree di interesse culturale. Informerò della vicenda il ministro Lorenzo Orna-ghi, certo di un suo interessamento e gli chiederò una risposta tempestiva». Il destino della Longola, insomma, resta incerto ma da ieri associazioni e istituzioni hanno stretto un patto per tentare un salvataggio last minute che passi almeno per la valorizzazione di quanto è venuto alla luce finora. I camion con l'argilla, però, potrebbero arrivare da un momento all'altro: da stamattina gli addetti alla manutenzione non lavorano più sul sito, dove sono rimasti giusto un pugno di operai, perla gestione ordinaria. Contro il pericolo che venga seppellito tutto Gennaro Barbato, del comitato civico di Ottaviano, è perentorio: «La protesta continua. Se sarà necessario fermeremo i camion».
POGGIOMARINO (NA) - Longola, in arrivo i Tir con l'argilla.
A Poggiomarino, un villaggio protostorico è stato chiuso per mancanza di fondi. I cittadini e associazioni hanno organizzato un sit-in per salvare il sito, che risale all'età del Bronzo e documenta l'esistenza di un insediamento precedente a Pompei. La Regione Campania non ha competenze per la manutenzione e la tutela del sito, quindi il ministro dei Beni culturali è stato chiamato. Il sindaco ha annunciato l'istituzione di un tavolo per discutere iniziative per salvare l'area. Il parroco ha invitato alla mobilitazione per il riscatto del Sud. Il consigliere regionale ha chiamato l'assessore alla cultura e ha promesso il suo impegno per la valorizzazione del sito.
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