Due chiese e tante storie da ricordare: da "'a petra rossa" all'icona della Madonna. E le due processioni È il più piccolo dei villaggi delle Masse. Anzi, è proprio il più piccolo di tutti e quarantotto i villaggi messinesi. Ed è un villaggio fantasma. Sì, perché a Massa San Nicola, o Santa Nicola come è chiamato nei dintorni, non vive più nessuno. Lentamente e inesorabilmente se ne sono andati tutti. O perché attirati dalle sirene di altri continenti, oppure perché «il Signore li ha chiamati», o semplicemente perché viuzze e case del villaggio vivevano ormai solo nei ricordi sbiaditi di troppo pochi. Agli inizi del '700 gli abitanti di Massa San Nicola erano quasi 300, più di quelli di Massa San Giovanni. Poi hanno cominciato a diminuire, scendendo sotto la soglia del centinaio dopo la Seconda guerra mondiale, quando decine e decine di "ciumaroti", così chiamati per la fiumara dei Corsari che attraversa il borgo, decisero di seguire un loro compaesano che fece fortuna negli Stati Uniti. Lì iniziò la grande emigrazione e con essa l'abbandono del villaggio. Nemmeno una ventina gli abitanti negli anni Novanta, appena sette quelli risultanti dai dati Istat aggiornati al 2010. In realtà nessuno abita più tra i vicoli di Massa Santa Nicola. Ce lo conferma Pippo Costa, uno degli ultimi "ciumaroti", che ha lasciato la sua casa nella piazzetta del borgo circa tre anni fa. Uno degli ultimi, insieme a Donna Maria e a pochi altri. Sì, ogni tanto ci torna, perché la campagna è ancora lì e continua a regalare i suoi frutti. Ma non ci dorme più e come lui anche i pochi altri. Se di giorno, dunque, rimane accesa una fievole fiaccola di vita vissuta (un po' di lavoro nei campi e poco altro), la notte i padroni del borgo sono il buio e il silenzio. Eppure chi passeggia tra i suoi vicoli non può che rimanere affascinato da questo presepio mediterraneo, dalla nuda pietra delle sue case, dalla purissima acqua che sgorga dalle piccole fontane superstiti, rigorose sentinelle del villaggio tra un ciottolo e l'altro delle sue stradine, dall'incantevole musica suonata dalla "ciumara" che arriva fino ad Acqualadroni, dalla storia che sembra di sentire ad ogni passo, quasi che qualcuno si diverta a sussurrarla nascosto dentro quelle che una volta erano stalle, dalla genuinità dei mandarini che appesi agli alberelli tentano il passante come le Sirene facevano con Ulisse. A farci da Cicerone in questo luogo in cui le lancette del tempo sembrano essersi fermate quasi un secolo fa è Angelo Pirrone, a cui si affidano i tanti studenti che si sono arresi al fascino del borgo e ne hanno voluto narrare segreti e vicende nelle rispettive tesi di laurea. Lui ci conduce alle due chiese, la chiesa di San Nicola, il patrono, ricostruita dopo il sisma del 1908, e la chiesetta di Santa Maria della Scala, molto più piccola, distante pochi metri. Proprio per quest'ultima, la Soprintendenza ha richiesto all'assessorato regionale ai Beni culturali l'inserimento nei progetti da finanziare di quello relativo ai lavori di restauro conservativo. Entrambe, ci racconta Angelo, sono state vittime di volgari saccheggiatori, protagonisti di furtarelli qua e là lungo il villaggio. Un tempo c'erano due campane, una del sedicesimo secolo e una sua riproduzione degli anni '70: è rimasta solo la seconda. Ma per fortuna l'archetto è stato recuperato, grazie agli sforzi dei pochi abitanti. In uno dei tanti vicoli ci sono i resti della fontanella a nicchia del 1893, indicata da un cartello, ma in gran parte "depredata" anch'essa. Angelo ci conduce fino al fiume, dove c'è «'a petra rossa», un grosso masso divenuto il simbolo della terribile alluvione del 1996. «Quell'anno, dovete sapere, Massa San Nicola venne sommersa dal fango. Restammo chiusi in casa per due giorni. Quando uscimmo, trovammo quella enorme pietra portata dall'altro lato del fiume dalla potenza dell'acqua e del fango». Il fiume era fonte di vita e di sostentamento, soprattutto per i tredici mulini che erano il cuore dell'economia del villaggio, producendo grano e farina a volontà. Oggi non ne resta nulla. Ed è sempre in riva al fiume che troviamo una icona in muratura con all'interno una statuetta della Madonna. Sotto c'è una scritta: «Madonna, ecco quanto mi hai fatto capire di volere, salve o Regina». Firmato: Nino Berenato, 23 giugno 1985. Nino Berenato è la memoria storica delle Masse, ne ha raccolto la storia in un libro e lega il suo rapporto con la Madonna di San Nicola ad un sogno. «Ero appena arrivato a Massa Santa Lucia ci racconta con passione - dove dirigevo l'ufficio postale. Una delle prime notti sognai una statua della Madonna che non avevo mai visto: la sognai sotto la pioggia, che apriva e chiudeva la bocca. Pochi giorni dopo mi ritrovai a Massa San Nicola e vidi proprio la statuetta del mio sogno, con il vetro che la proteggeva infranto dalla pioggia e le labbra rovinate, come se fossero screpolate. Non so quale fosse il significato di quel sogno, ma mi parve giusto ricordarlo con quella targa». Un'altra cartolina da Massa San Nicola. Il villaggio fantasma che sembra un presepio, che si popola due volte l'anno per le processioni di San Nicola e di Santa Maria della Scala (il 6 dicembre e il 3 agosto), che rivive molto di rado in estate e che rappresenta l'anima contadina di un passato che meriterebbe di avere un grande futuro. Scheda