Il procuratore aggiunto Ada Merrino ipotizza la distruzione di beni di pregio storico-artistico Nuccio Anselmo «Era doveroso da parte nostra, c'è in gioco la nostra memoria». Il procuratore aggiunto Ada Merrino non dice altro. Ma dice tutto. Sulla sua scrivania da qualche giorno c'è un nuovo fascicolo di "atti relativi", le prime carte sullo scempio di questi decenni consumato sull'Archivio Storico e sulla Biblioteca Comunale. Migliaia di libri, stampe, riviste, e non solo, c'è tanto altro materiale di vario genere, finiti nel sottoscala di una scuola, la "E. Drago", e lasciati ad ammuffire per anni. Ed è un'inchiesta che nasce dall'esposto presentato dal pacifista del "Movimento non violento" Renato Accorinti, che ha digiunato tre giorni per richiamare l'attenzione su questo problema, e anche da alcuni articoli di stampa, visto il grandissimo clamore che ha suscitato questa vergognosa vicenda sui media. Il magistrato ipotizza come reato, almeno in questa prima fase, non ci sono indagati, la distruzione di beni di pregio storico-artistico prevista da una legge del 2004, cioé il "Codice dei beni culturali", che si lega nell'imputazione all'art. 733 del codice penale, vale a dire il "Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale". Insomma una ferita dell'uomo inferta alla Storia d'una città. Su questo fronte, sull'omicidio dei libri dimenticati, stanno già lavorando da alcuni giorni i carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria, e gli uomini del colonnello Antonio Mazzeo hanno già sentito alcune persone "informate sui fatti" per avere un primo quadro. Sono state delle sessioni di dialogo piuttosto lunghe. Per loro ci sarà tanto da lavorare, visto che bisognerà ricostruire almeno un decennio di malagestio. Un dato solamente basta a far capire il buco nero della memoria in cui è stato fatto precipitare un patrimonio preziosissimo che racconta la storia di Messina. Ad oggi, a quanto pare, non esiste un elenco completo di tutto quello che fino a poco tempo fa era "buttato" negli scatoloni e in uno scantinato, e che adesso faticosamente, giorno dopo giorno, sta riemergendo al Palacultura "Antonello". E se nel frattempo, quando quegli scatoloni erano accatastati alla rinfusa alla scuola "E. Drago" qualche collezionista "furbetto" avesse approfittato per portare qualcosa nel museo privato di casa? Lo sapremo mai? Si potrà mai ricostruire tutto il lungo elenco di libri, quadri, riviste, stampe, incunaboli, cartoline, disegni, lettere, che raccontano la nostra storia? Un dato certo, di cui l'inchiesta dovrà certamente occuparsi per altro verso, al di là delle responsabilità amministrative, è senza dubbio il danneggiamento che alcuni preziosi volumi hanno subito in questi anni d'incuria, e anche su questo versante i carabinieri della Pg in questi giorni hanno lavorato. Ma ovviamente non hanno affatto finito d'indagare. Si dovrà ricostruire per esempio l'intero iter amministrativo dell'omicidio dei libri dimenticati, si dovrà capire chi decise sciaguratamente di relegare tutto in un sottoscala invece che disporre i beni in un locale idoneo. Chi ha perpetuato in questa scelta e non ha mosso un dito per risolvere la matassa. Chi ha consentito avendo la custodia e la tutela che in parte si deperisse una parte del patrimonio. Qualche elemento temporale. Risulta per esempio alla "Gazzetta" che la situazione sarebbe precipitata dal giugno-luglio del 2010, quando dagli scantinati della scuola "E. Drago" vennero trasferiti al Palacultura tutti i dipendenti comunali distaccati nel plesso scolastico, e che provvedevano a tenere arieggiati e riscaldati gli scaffali con i libri. È da quel momento che devono essere precipitare le "condizioni di salute" di tutto il materiale cartaceo. In concreto vennero trasferiti gli impiegati comunali ma i libri rimasero nello scantinato, senza custodia e manutenzione. Il sindaco Peppino Buzzanca pochi giorni fa ha detto chiaro e tondo al nostro giornale che del problema si stava occupando da tempo e respinge tutte le critiche al mittente, bollandole come «speculazioni». Ma da quando s'è dimesso l'assessore Giovanni Ardizzone la delega alla Cultura la "trattiene" e magari non ha molto tempo per pensarci con le mille rogne che deve sbrogliare giornalmente, forse riaffidare la delega a qualcuno sarebbe la cosa migliore. In ogni caso, prescindendo dall'inchiesta, e adesso che il trasferimento dei beni dell'Archivio storico e della Biblioteca comunale è avviato, non si può pensare di poter sistemare tutto questo enorme patrimonio in due "stanzette" del Palacultura, già strapieno di uffici che non c'entrano un fico secco con la struttura. Tutto questo patrimonio bisogna conservarlo in condizioni ottimali e renderlo fruibile ogni giorno ai cittadini e agli studiosi, bisogna per esempio interfacciarlo digitalmente con altre strutture. E proprio in relazione alle dichiarazioni del sindaco Buzanca nell'intervista rilasciata nei giorni scorsi al nostro giornale, ieri i consiglieri comunale del Pd Nicola Cucinotta, Felice Calabrò e Benedetto Vaccarino hanno scritto una lunga interrogazione al primo cittadino, in cui gli chiedono conto e ragione di questa storia, e sollecitano l'apertura di un'inchiesta amministrativa.