PISTOIA. Ha mosso i primi passi della sua carriera centenaria in quella che oggi potremmo chiamare l'azienda di famiglia. Benché la scritta sbiadita sul muro fatiscente della Fonderia in via dell'Anguillara riporti il nome del fratello Renzo, è stato Giovanni Michelucci, architetto pistoiese di fama mondiale di cui nel 2011 appena concluso si è festeggiato il cento ventennale della nascita, a "costruirla" negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale. Il museo della Fonderia. L'area dove sorge il fabbricato, in forte stato di abbandono da circa trent'anni, è di proprietà della Provincia che per rivalutarla ha progettato la costruzione di una palestra per l'istituto Pacini e del Museo della memoria "Fonderia Michelucci". Mentre per la palestra i soldi sono stati trovati e i lavori partiranno a gennaio del 2012 per concludersi in poco meno di due anni, per il piccolo polo museale, che verrà ricavato al primo piano della torretta presente nell'area dismessa, la situazione è ancora ferma, nonostante ci sia già il vincitore del concorso per la sua realizzazione (indetto dalla Provincia nel 2008), e nonostante l'opera, dal costo di 450mila euro, sia stata inserita nel Piuss e ammessa a godere dei finanziamenti della Regione. Di liquidi disponibili però non ce ne sono, così del museo della Memoria della Fonderia Michelucci resta solo una striminzita ricostruzione cartacea dalla quale si capisce che la storica facciata su via dell'Anguillara non verrà abbattuta (la Soprintendenza, essendo la fonderia sottoposta a vincolo, ha infatti ottenuto di salvaguardarla), ma rimarrà come "falsa parete" per creare un ingresso pubblico all'area della palestra e della torretta-museo. In attesa del museo che verrà, per godersi le opere di Giovanni Michelucci c'è il Centro di documentazione in palazzo comunale. Costituito nel 1982, conserva tutta la produzione grafica dell'architetto pistoiese (oltre 2.000 disegni e 300 tavole di progetto). Del comitato scientifico del Centro Michelucci fa parte anche l'architetto Alessandro Suppressa, esperto pistoiese dell'opera michelucciana: «Il Giovanni Michelucci più autentico si trova proprio nei disegni - afferma Suppressa - E le ragioni sono molteplici: intanto perché i disegni mostrano tutto Michelucci, anche quei progetti che poi non sono stati realizzati. Perché è nel disegno in bianco e nero (solo nell'ultima fase della sua carriera cominciò a usare i colori) che si ritrova il recupero della manualità artigianale, così importante nella sua formazione e nella sua carriera di architetto. Infine perché è nei disegni che Michelucci esprime tutto il proprio "espressionismo" e indaga a fondo se stesso e l'ambiente che lo circonda. Le tematiche più importanti dell'opera michelucciana sono quattro: il rapporto tra antico e moderno, lo spazio sacro, il dialogo tra l'abitazione e la natura, l'edilizia scolastica. A Pistoia si trova almeno un esempio di ognuna di queste quattro tematiche». Antico-Moderno. Esempio pistoiese (e tra i più conosciuti e importanti di tutta l'opera michelucciana) è la Borsa Merci di via San Matteo che Michelucci realizza a partire dal 1948. L'architetto pistoiese riceve l'incarico dalla Camera di commercio per la realizzazione della Sala del Mercato di Pistoia, poi denominata Borsa Merci, da realizzarsi con il contributo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. Una volta realizzata sarà proprio il bisogno della Caript di ampliare l'edificio a portare alla demolizione della Borsa Merci, sostituita dallo stesso Michelucci con l'edificio che vediamo oggi. «Michelucci racconta di aver sempre avuto in mente quell'angolo di Pistoia - ricorda Suppressa - Quella "aiuola domenicale desolata, con in mezzo una palma triste" ed anche per questo motivo affrontò l'incarico preoccupandosi di riportare la vita in un settore della città che secondo lui l'aveva sempre rifiutata». L'ampliamento della Cassa di Risparmio diventa esperienza esemplare dell'impegno sempre più intenso di Michelucci di costruire una "nuova città". Spazio sacro. Tra gli edifici ecclesiastici che si trovano a Pistoia, tre sono quelli più importanti: la chiesa delle Sante Maria e Tecla alla Vergine, "che è di casa perché porta con sé un po' di quel che è già nella città: è, cioè, pistoiese" richiamando nella scelta della cortina muraria in mattoni la semplicità costruttiva degli ordini monastici, in particolare della chiesa di San Domenico a Pistoia; c'è poi la chiesa dei santi Pietro e Girolamo a Collina, "una casa comunitaria, collettiva, un luogo dove la gente potesse riunirsi", dove Michelucci, per avvicinare le persone al luogo sacro, sceglie materiali "poveri" che richiamano la tradizione costruttiva delle coloniche toscane. Infine la chiesa del Sacro Cuore Immacolato di Maria al villaggio Belvedere, senza la quale non ci sarebbe l'ancor più famosa chiesa dell'autostrada del Sole, e dove vengono anticipati i temi del Concilio Vaticano II, come l'altare rivolto verso i fedeli. Altro elemento caratterizzante è la copertura della chiesa che, alta sull'assemblea, si abbassa verso l'altare, distaccandosi dalle pareti in pietra: un esplicito richiamo alla tenda-santuario ebraico, tema chiave che Michelucci elaborerà in maniera più complessa nella chiesa dell'Autostrada. «Ma quello che più caratterizza la chiesa del Belvedere - spiega Alessandro Suppressa - è che Michelucci in questo progetto, per la prima volta, si libera della forma pre-costituita, svuotandosi delle proprie conoscenze, intese anche come preconcetti, per abbracciare senza remore gli elementi nuovi che trova sul proprio cammino. Abitazione-natura. Esempi pistoiesi del dialogo tra abitazione e ambiente circostante sono la casa Reali-Vannucci Cangioli in via del Maestrale e casa Iozzelli in via di San Quirico. «Per Michelucci la natura è fonte d'ispirazione - spiega Suppressa - Un qualcosa del quale l'uomo non può fare a meno, a maggior ragione nella propria abitazione, dove passa molte ore. Ecco quindi che l'architettura dialoga costantemente con l'ambiente esterno, ecco che i pilastri richiamano la ramificazione degli alberi, che l'architetto pistoiese amava disegnare spesso. In entrambe le case poi c'è un ulteriore elemento comune: la presenza del grande camino, centro simbolico della casa, luogo intorno al quale ritrovarsi». Edilizia scolastica. La scuola media Roncalli al bastione Thyrion è il caso più calzante, unico esempio pistoiese di progetto pubblico commissionato a Giovanni Michelucci. L'elemento caratterizzante della Roncalli è l'articolazione planimetrica che sembra dettata dalla volontà di garantire a tutte le aule un'uguale illuminazione. «La scuola media è il prototipo della città nella città - spiega Suppressa - Corridoi ampi, circolarità degli spazi, architettura di percorso. Non si tratta solo di una scuola, di un edificio da vivere per poche ore al giorno, quanto di un luogo da vivere sempre, in dialogo con la città, perché a scuola si impara anche a diventare cittadini».
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Luca Giuntini
Il Tirreno
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Bene culturale
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