Perché Pistoia, centro di eccellenza del vivaismo riconosciuto nel mondo, non deve diventare la capitale del verde? Perché non deve sfruttare il brand connaturato al suo territorio e alla sua storia, capace anche di attirare un gran flusso di quel turismo qualificato indicato come fondamentale per la ripresa e lo sviluppo dell'economia locale? Sono le domande che Legambiente pone alle istituzioni, al mondo della politica e alle categorie. Lo fa in questa intervista, puntando il dito verso i guasti che, invece, ritiene abbiano prodotto almeno una decina di anni di politica urbanistica basata sulla cementificazione e orientata nella direzione opposta a quella auspicata. Antonio Sessa e Lorenzo Cristofani, rispettivamente presidente e membro del direttivo di Legambiente Pistoia (uno dei circoli con più soci in Italia) ritengono non più sostenibili scelte per la riorganizzazione del territorio che non partano dal recupero e dalla valorizzazione del verde, dal riuso e dallo stop allo spreco di altro terreno. «I risultati del via libera al cemento sono sotto gli occhi di tutti - affermano Sessa e Cristofani -. Prendiamo la tanto decantata area ex Breda: è un accumulo di manufatti senza anima né vita, non si vede un albero, ha una viabilità solo per le auto. E di esempi come questo tutto intorno al centro storico ce ne sono tanti. Bisogna invertire la rotta». Gli amministratoti però rivendicano i risultati della politica urbanistica degli ultimi mandati che ha cambiato volto alla città, a loro avviso in meglio. Si raccomandano anche di non mollare la presa sulla realizzazione della terza corsia della Firenze-mare. Come rispondete? «Affermando che è un'altra scelta sbagliata e devastante. Va mantenuta solo la parte dell'accordo per la realizzaione del secondo casello a est. Per il resto, il futuro e il miglioramento dei collegamenti passa dal raddoppio della linea ferroviaria fino a Viareggio, dal recupero delle corse tagliate sulla Porrettana, dal potenziamento di una rete che tra l'altro fa gola a società intenzionate a sfruttarne l'appeal storico per il turismo. Cancellare la Porrettana, come si sta facendo, significa affossare l'economia di quella parte di montagna, che potrebbe essere invece prospera. Si sono investite decine di milioni su sottopassi (tra l'altro realizzati in modo discutibile), quando si doveva pensare alla ferrovia. Che senso ha oggi il progetto del parcheggio ad ovest che doveva servire proprio gli utenti della Porrettana se la linea di fatto viene dismessa?». Avete un diverso modello da proporre? «Certamente. Abbiamo visto che anche Berti si rammarica per non aver realizzato il parco fluviale. Bene, noi vorremmo che la nuova amministrazione partisse proprio dalla politica del recupero e dell'utilizzo del verde a tutto tondo, fattore di sviluppo turistico ed economico ed elemento che migliora la qualità della vita. Non abbiamo nemmeno un parco provinciale, abbiamo perso l'occasione di realizzare quello delle Tre Limentre, che pure disponeva di un contributo di 700mila euro da parte della Regione. Così non va. Chiediamo poi che si riprendano le scelte per gli orti urbani, ancora da individuare, per il padiglione espositivo dei vivaisti, per l'acquedotto che serva i vivai puntando sul riciclo e non sullo spreco di acqua. Più in generale vorremmo che funzionasse su tutto il territorio la politica del porta a porta per i rifiuti e che si portasse a compimento il progetto di estensione della rete fognaria». Il vostro interesse pare indirizzato con forza sulla riqualificazione delle periferie. E per il centro storico? «Concordiamo con quanti sostengono la necessità di riportare dentro le mura le funzioni perdute e di impedire che altre ne escano. Perdere la prefettura, la questura, l'agenzia delle entrate e, tra poco anche l'ospedale, significa destinare il centro storico a morte certa. È inammissibile veder chiusi bar storici come il Globo e Valiani, ma piano piano li seguiranno anche tanti negozi se il centro storico non torna la priorità del disegno urbanistico. Cominciamo intanto a riqualificarlo con il verde urbano sparito. È rimasto soltanto sulle rotonde, poco. Partiamo subito allora con il recupero del Villon Puccini e smettiamo di tentare di calare sulla testa dei residenti il parcheggio dietro la chiesa di S. Bartolomeo. Se il Ceppo chiude, in quell'area si libereranno 640 posti a servizio della città: i 321 del S. Bartolomeo non servono. Piuttosto pensiamo a cosa fare proprio dell'area e delle strutture del vecchio ospedale. Per noi deve diventare la vera cittadella della salute per tutte le cure, le terapie e la prevenzione che non saranno più garantite dal nuovo monoblocco, destinato solo alle cure intense. «Diciamo no a nuove residenze al Ceppo e siamo preoccupati per le scelte dell'Asl che dovrà far cassa per trovare i 18 milioni che deve mettere nel progetto del nuovo ospedale». Altre iniziative per il rilancio del centro storico? «La realizzazione di un serio piano per una rete di piste ciclabili che favorisca i collegamenti con la periferia e i parcheggi esterni, il recupero di contenitori enormi come la Fortezza S. Barbara e il convento di S. Lorenzo, l'abbattimento delle barriere architettoniche finanziando i lavori con le multe fatte per sosta e accessi vietati nella Ztl. Infine il progetto per il recupero delle Mura, trascurate così a lungo che sono crollate».
Il Tirreno
2 Gennaio 2012
✓ Entità verificate
PISTOIA. Nel verde il futuro di Pistoia
MA
Marco Innocenti
Il Tirreno
Legambiente Pistoia ha sollevato le domande sulle scelte urbanistiche della città, che ritengono non sostenibili e basate sulla cementificazione. I presidenti del circolo, Antonio Sessa e Lorenzo Cristofani, hanno criticato la politica urbanistica degli ultimi mandati, che ha cambiato volto alla città, e hanno richiesto di invertire la rotta. Sessa e Cristofani hanno anche criticato la realizzazione del parcheggio ad ovest e la cancellazione della linea ferroviaria sulla Porrettana, che potrebbe essere una fonte di economia per la zona.
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