Nella settecentesca Cour Vincenti, uno dei cortili interni del Louvre, sta sorgendo il secondo e forse ultimo edificio contemporaneo del complesso museale. E a firmarlo è un italiano, l'architetto milanese Mario Bellini. Insieme al collega francese Rudy Ricciotti ha progettato il nuovo dipartimento delle arti islamiche sfruttando il sottosuolo. La copertura dei due piani espositivi è leggera alla vista e traslucente, una griglia a nido d'ape in metallo e vetro che ricorda un immenso velo. «L'idea non nasce banalmente da un'immagine folkloristica - ha spiegato Bellini - ma dalla volontà di non esporre la collezione al rischio di essere letta con lo sfondo della cultura occidentale, di non metterla in qualche modo a disagio. Allo stesso tempo, non volevamo coprire la corte con una vetrata, quindi chiuderla, né costruire un edificio al suo interno, perché avrebbe reso necessaria una suddivisione in più livelli, frammentando lo spazio espositivo». Che è destinato ad accogliere quattromila oggetti a rotazione tra i 18mila della collezione. Entro l'estate la nuova sezione sarà completata. «Per un italiano è una soddisfazione straordinaria- commenta Bellini- soprattutto se si pensa che qui ci provò Bernini,a cui fu affidato l'incarico di progettare il Louvre quando ancora non esisteva, ma dovette rinunciare, anche per le gelosie degli architetti locali».