"QUESTO film non usufruisce di finanziamenti pubblici, della politica, dei partiti". E' scritto ovunque: sotto la locandina, sul dvd stesso e nei titoli di coda. Il regista Luciano De Fraia, teneva molto a sottolinearlo ogni volta che parlava del suo ultimo documentario "Napoli: La Storia, volume II", in presentazione oggi alle 16.30 al Teatrino di Corte del Palazzo Reale. E guardandolo se ne capisce in parte il motivo. De Fraia infatti, improvvisamente scomparso lo scorso giugno a 48 anni, ci narra su schermo le vicissitudini partenopee tra fine Seicento e Unità d'Italia, in maniera forse non condivisibile in toto, almeno istituzionalmente. Ma lo fa con lucida analisi, mostrandoci una sorprendente mappa della città settecentesca, resa con precisione quasi maniacale su un modello tridimensionale molto simile a quello famoso di "Roma arcaica", riproposta da Google su Internet. La Napoli borbonica appare lì sui monitor, come un'antica carta geografica animata. C'è tutto, o quasi: dalle mura perimetrali, al vecchio faro del Pendino. Chiaia e Posillipo sono appena costruite, e ad est spicca il trecentesco castello del Carmine, abbattuto nel 1906 per l'allargamento di corso Garibaldi. Al centro, il Maschio Angioino sfiora ancora il mare, circondato da fortificazioni (sparite dopo il 1860), mentre l'attuale palazzo del Comune, è il monastero di San Giacomo degli Spagnoli, dove tuttora riposa il viceré don Pedro de Toledo. Un lavoro di rifinitura durato due anni, studiando oltre 40 cartografie storiche e circa 100 quadri dell'epoca. «Non credo sia mai stata fatta un'operazione simile», spiega Nicola Spinosa, ex soprintendente al Polo museale: «Sembra quasi di camminare per quelle strade, in una città capitale europea come Parigi e Londra, poi "burocraticamente saccheggiata" dall'arrivo dei Savoia». Ma qual è la "vera" storia di Napoli? Tecnicamente questo volume II, curato dall'associazione "Pixel '06" inizia esattamente dove si chiudeva il primo, pubblicato nel 2008, che partiva dalla fondazione greca di Ottavo secolo avanti Cristo fino al 1650. In rassegna stavolta, il vicereame austriaco di inizio Settecento, l'avvento di Carlo III nel 1739, il fruttuoso decennio francese 1806-1815, Restaurazione borbonica con Fernando IV e Unità d'Italia nel 1861. E anche se forse negli ultimi minuti il film, raccontato dall'attrice Sara Missaglia perde un po' il doveroso aplomb di chi racconta la Storia, ammiccando alla corrente meridionalista, non perde di legittimità, sottolineata soprattutto da interviste e interventi sparsi nel documentario, di autorevoli fonti accademiche napoletane e non solo. Da Spinosa agli storici Alfredo Buccaro, Leonardo di Mauro e Paolo Frascani, Paolo Mascilli Migliorini, direttore del Palazzo Reale, Renato Ruotolo, direttore dell'Accademia di Belle arti,e l'attore Peppe Barra. Il tutto musicato da Christof Unterberger, violoncello solista dell'Orchestra da camera di Vienna.