Il committente è Benetton, l'architetto è un olandese molto rinomato. L'ultima parola alla Sovrintendenza. Manca solo il visto degli organi tecnici, poi, si aprirà sui tetti di Venezia la più grande terrazza panoramica spalancata giusto sui marmi del Ponte di Rialto: ma c'è un problema, per realizzarla si dovrà sbancare un soffitto antico, quello che copre da secoli uno dei palazzi più belli e prestigiosi della Serenissima, il Fontego dei Tedeschi. Così, ecco la polemica, comprensibile, mentre la città sta cambiando definitivamente pelle, a dispetto di molti veneziani. Chi vuole, anzi pretende quella terrazzona ad ogni costo, anche a costo - par di capire - di rinunciare al progetto complessivo, è Benetton, proprietario dell'immobile da qualche anno. L'ha pagato 53 milioni di euro chiudendo una storica presenza delle Poste centrali della città lagunare che avevano popolato quelle mille stanze di francobolli e cartoline. Poi, sempre Benetton intende spendere un'altra ventina di milioni per trasformare quel grande edificio, bianco, composto, quasi severo ma bellissimo in un elegante centro commerciale, tre piani, ma con spazi destinati esplicitamente ad attività culturali e a gestione pubblica. Tutto bene, tranne quella terrazza e l'intenzione di installare all'interno del cortile - ornato da una antica «vera» da pozzo - alcuni ascensori a vista. Benetton è noto per non essere un troglodita e i veneziani si chiedono se quell'opera debba essere realizzata proprio come l'ha descritta il suo progettista. Illustre, peraltro: si tratta di Rem Koolhaas, olandese, celebre, premiato alla Biennale dell'architettura. Un'ottima firma, un buon committente, che c'entra tutto questo con quello "sfregio"? Il Comune dovrebbe saperne, anzi sa di certo perché è casa sua e perché ha intascato sei milioni di euro in cambio di una destinazione d'uso indispensabile per procedere con la ristrutturazione. Sindaco Orsoni, che accade? «Diciamo che quando mi hanno detto cosa si voleva fare sul tetto ho fatto un salto sulla sedia, mi son chiesto come si possa cancellare una falda da un palazzo del Cinquecento. Mi dicono che non verrebbero interessate parti strutturali dell'edificio. Intanto, attendiamo fiduciosi il responso degli enti competenti sulla questione...». Attendiamo, ma dovesse passare il progetto senza correzioni, quale ufficio potrebbe domani negare a qualunque veneziano il permesso di aprire terrazze dove cavolo vuole, visto che si può fare proprio nella prima scena della città? Una terrazza ad personam? Oltre alla Sovrintendenza, deve esprimersi anche la direzione regionale dei beni culturali e non si tratta di una voce inessenziale. PRECEDENTE È recente e bruciante il no che proprio questa Direzione ha opposto ai desideri di Prada, proprietaria di un altro colosso di mattoni storici lungo il Canal Grande, Ca' Corner della Regina, fino a qualche tempo fa sede dell'Archivio Storico delle arti contemporanee della Biennale opportunamente sfrattato. L'illustre griffe voleva trasformare il palazzo in un fantastico residence, fin qui le è andata male. Gioisce di questo stop la responsabile veneziana di Italia Nostra, Lidia Fersuoch, che sta combattendo da mesi una dura campagna contro la terrazza di Benetton. «Non solo contro la terrazza, anche contro gli ascensori e le scale mobili: ma ci si rende conto che in questo modo si snatura un ambiente complesso che per poter trasmettere ciò che conserva di maggior valore ha bisogno di essere avvicinato e percorso secondo i suoi ritmi, quelli imposti dalle scale a gradini? Così come l'intera città, adesso poco reattiva, sembra far fatica a comprendere che le stanno portando via i suoi gioielli, la sua storia, la sua atmosfera». Giusto, ma i soldi sono i soldi e il Comune ha già intascato la sua parte e se il contratto verrà smentito, Benetton potrebbe chiedere la restituzione della somma, che si fa? «Mannò - replica il sindaco - non accadrà. Noi abbiamo solo concesso la modifica della destinazione d'uso, Benetton, ne sono sicuro, accetterà il responso degli enti di tutela, quale che sia». Chissà. Intanto, se passa quell'affaccio panoramico si sanciscono due principi ormai consolidati anche a Venezia: che tutto è in funzione dell'immagine e che l'uso al quale Venezia viene destinata è appunto solo questa, la visione come consumo sovrano, in grado di sbancare palazzi e soffitte. Il secondo chiodo nei nostri tempi è la certezza che con una adeguata somma di denaro puoi imbellettare un palazzo del Cinquecento come fosse una escort.