Sale la preoccupazione per il futuro della Soprintendenza Archeologica di Roma e ancora una volta c'è anche il sindaco della Capitale al fianco di Adriano La Regina. Non più Soprintendente uscente, come sembrava alla fine dell'estate, quando prossimo alla pensione fu poi trattenuto in servizio, in virtù di un'apposita legge, fino ai 70 anni e dunque sino al 2007, ma Soprintendente già sollevato, d'improvviso e in modo davvero assurdo, dai suoi uffici, per le disposizioni del governo Berlusconi, attento solo ad arginare le spese. Perché per pagare i dirigenti in regime di proroga non ci sarebbero i fondi. «Mi auguro che si risolva presto la questione del Soprintendente La Regina», ha detto Walter Veltroni nel corso di un incontro pubblico al Caffè Greco, pur senza entrare nella questione che Ora si trovano a dirimere il ministro dei Beni Culturali e quello della Funzione Pubblica Baccini. Il suo pensiero, però, è chiaro. Per il sindaco, Adriano La Regina resta una figura di grande rilievo, che ha vigilato con grande competenza sul più grande patrimonio archeologico del mondo e ha saputo coniugare la tutela di questo bene inestimabile con la modernità. E confermata la stima più volte dimostrata nei confronti del Professore, con il quale la collaborazione è sempre stata sotto il segno di una grande sintonia. Veltroni ora spera che si trovi un modo per farlo restare al suo posto per altri tre anni, come del resto aveva deciso lo stesso Urbani. Sollevato lo scandalo, anche il ministro Baccini si dice pronto a cercare una soluzione. Anche se le precisazioni che arrivano dal suo portavoce smentiscono in parte le notizie apprese dal Ministero dei Beni Culturali: la revoca del Soprintendente, infatti, sarebbe una conseguenza diretta della Finanziaria 2005 e non della direttiva «meramente applicativa» emessa dalla Funzione Pubblica. In ogni caso, la sostanza non cambia: visto che mancavano risorse, dal 29 dicembre la Soprintendenza è senza una guida. E non tramonta la possibilità che, chissà quando, non si arrivi a una sostituzione dell'ultima ora di La Regina. Il problema, poi, rischia di riproporsi per l'incarico del direttore generale del Patrimonio Storico e Artistico, dato che Mario Serio a marzo arriverà alle soglie della pensione. Ieri anche Luciano Marchetti, direttore regionale del Lazio, ha espresso il suo rammarico: « Il ministero per i Beni culturali perde un funzionario di grande valore scientifico e amministrativo: è davvero una grave perdita. Ammesso che non si trovi una soluzione, ci sia almeno la possibilità che il ministro Urbani gli dia un incarico come consulente, perché il bagaglio della sua esperienza non vada perduto». Indignato, invece, il tono di Giovanna Grignaffìni, capogruppo Ds nella Commissione Cultura alla Camera, per «la scriteriata politica di tagli del centro destra» che oltre a mette a rischio il patrimonio culturale e impoverisce le professionalità della tutela. A lanciare un nuovo appello ai ministro e alla Presidenza del Consiglio perché si esca dall'impasse, è anche Libero Rossi, responsabile nazionale dei"Beni Culturali della Cgil. «Sarebbe grottesco - afferma invece l'associazione Italia Nostra - se la Soprintendenza archeologica più importante del mondo restasse bloccata per una questione di spiccioli». Nel frattempo molti funzionari e archeologi della stessa Soprintendenza sembrano piombati nel più completo smarrimento, «Ci sentiamo orfani, speriamo che si risolva, ma non possiamo nascondere il disappunto perché questa scelta rivela come è considerata questa Soprintendenza, che non è -commentano alcuni - quella di una città qualsiasi, così come il Soprintendente non è una persona qualsiasi, anzi è proprio unico».