«Dire che sono arrabbiato è poco: sono davvero imbufalito per una situazione d'impasse che rischia di vanificare un lungo e proficuo lavoro: il futuro dei beni culturali della Sicilia non può essere una questione affidata alle carte bollate». Quando lo raggiungiamo al telefono e ne ascoltiamo la reazione, ci sovviene un profondo senso di colpa per aver rovinato il suo pomeriggio di relax a Cortina. Ma l'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo, abbandona d'impeto ski-pass e scarponi per armarsi di iPad e allegati vari. E rispondere alle nostre domande. Assessore, perché il bando per l'affidamento dei siti regionali ai privati rischia di diventare un flop? «Il bando non è un flop. Sono fiero di un lavoro che porta la Sicilia all'avanguardia nella gestione dei servizi aggiuntivi dei beni archeologici e culturali. Puntiamo ad una valorizzazione dei nostri beni che guardi in primo luogo anche al ritorno economico, in un contesto di bandi di respiro europeo ai quali hanno risposto alcune fra le più importanti aziende nazionali ed internazionali del settore, che gestiscono i servizi nei musei più importanti del mondo. Qualche esempio? La Prc che gestisce il Colosseo, la Civita, la Munus e la Global Events Managementm, tanto per andare a memoria. Tutti pronti a investire in Sicilia, per un salto di qualità epocale grazie a un modello che anche un osservatore solitamente critico come la trasmissione Report ha giudicato positivo». Eppure avete disposto la sospensione della gara. Cosa succede? «Non potevamo ammettere alla gara una società che ha un contenzioso di 20 milioni di euro con la Regione. Loro, con un minimo di ragione, dicono: avevamo preso in gestione dei servizi immaginando di fare delle cose che non abbiamo potuto fare. Ma l'atteggiamento seguente è stato ritorsivo: non si può fare auto-giustizia non corrispondendo le percentuali dei biglietti a Regione e Comuni. Ma questa è una storia a parte, adesso noi confidiamo nel Cga: se conferma la pronuncia del Tar il bando è salvo». E poi cosa succederebbe? «In 24 ore siamo nelle condizioni di aprire le buste dell'offerta economica, fare le graduatorie e l'assegnazione provvisoria dei lotti». E se il Cga dovesse dare ragione alla società ricorrente? «Ci adegueremo, cercando di non vanificare il bando. Ma con la rabbia di chi sa bene che le sorti del patrimonio culturale di una regione non possono essere decise dal lavoro di un pool di bravi avvocati». Poi c'è la questione delle sette gare andate deserte. Cosa farete? «Pensiamo di scorporare ulteriormente i lotti in mini-bandi per la gestione dei singoli siti. Evidentemente le strutture minori non hanno suscitato l'interesse dei grossi gruppi, ma non è detto che la gestione in economia dei servizi di questi siti più piccoli non possa diventare un target per piccole aziende, magari siciliane, che erano rimaste fuori dal mega-bando europeo perché non possedevano i requisiti. Siamo pronti a correggere gli errori e a investire in quei siti, come a Catania ed Enna, non messi a bando perché non hanno fisicamente le strutture per garantire ai privati di gestire i servizi. Io resto ottimista: la strada intrapresa è quella giusta e non ci arrenderemo. Il futuro è questo, e noi l'abbiamo capito prima di tutti gli altri». Ma. B. 03012012
SICILIA - bando per l'affidamento dei siti regionali ai privati rischia di diventare un flop
L'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo, ha spiegato perché il bando per l'affidamento dei siti regionali ai privati è stato sospeso. La società Prc, che avrebbe potuto gestire i servizi dei siti, ha un contenzioso di 20 milioni di euro con la Regione. Missineo ha spiegato che non potevano ammettere alla gara una società con un tale contenzioso. La società ha anche richiesto percentuali dei biglietti per Regione e Comuni, un'idea che Missineo ha considerato ritorsiva. Missineo ha anche menzionato che le sette gare andate deserte potrebbero essere scorporate in mini-bandi per la gestione dei singoli siti.
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