La voglia di calpestare il pavimento della vecchia chiesa sepolta è stato nei secoli un sogno per intere generazioni di misterbianchesi, da quel padre Bruno Licciardello che nell'Ottocento si recò a visitare le antiche vestigia, riportando su un volume notizie preziose a cittadini che capitanati da Mimmo Santonocito che negli anni Sessanta riuscirono a giungere attraverso delle bolle d'aria fino al pavimento, ritenuto di un altare ed invece oggi appurato appartenere ad una stanza attigua all'unica navata. Furono riportati alla luce dei reperti, oggi conservati presso il museo d'arte sacra nelle sottostanti cripte della nuova chiesa Madre. L'acceso tra le lave, da cui si avvedeva da una finestra fu poi occultato per evitare intromissioni di esterni, ma la chiesa sepolta rimase per intere generazioni momento di esplorazione e di avventura. Diverse le richieste di finanziamento alla Regione per avviare una campagna di scavi perorate sin dagli anni Settanta da cittadini come i compianti Nino Giuffrida e Domenico Privitera oltre che da comitati civici; ma si dovette attendere fino alla fine degli anni Ottanta per avere prove concrete che sotto la lava erano ancora custoditi reperti di valore. Nel 1986 vennero alla luce, a circa un metro dal pavimento della chiesa, due colonne intarsiate tra le quali una statua di stucco e questo fece ripartire la voglia di riprendere gli scavi che culminarono con un primo finanziamento per saggiare il sito. Visti gli ottimi risultati del primo saggio di scavi l'on. Lino Leanza, poi assessore regionale ai beni culturali, si fece promotore del finanziamento che prese forma nel 2006 per oltre un milione di euro. Impegno che la Regione proprio l'anno scorso ha rinverdito con altri 600 mila euro, che purtroppo restano nelle casse di Palermo dal momento che ancora il primo lotto è bloccato da due anni. Ca. Sa. 03012012
SICILIA - Preziosi pezzi di storia nascosti da oltre tre secoli
La chiesa sepolta di Misterbianco è stata oggetto di desiderio di esplorazione per generazioni. Nel XIX secolo, il padre Bruno Licciardello visitò le antiche vestigia. Negli anni '60, i cittadini Mimmo Santonocito e altri riuscirono a raggiungere il pavimento attraverso bolle d'aria. I reperti furono poi riportati alla luce e conservati nel museo d'arte sacra. La chiesa sepolta rimase oggetto di esplorazione e di avventura per generazioni. Le richieste di finanziamento alla Regione furono avanzate sin dagli anni '70, ma si dovette attendere fino al 1986 per avere prove concrete dei reperti.
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