La rivoluzione multimediale dei musei siciliani s'è arenata sulle scartoffie. Una pila di ricorsi e di diffide incrociate, ammonticchiate su un contenzioso di oltre 20 milioni di euro fra la Regione e una società di gestione dei siti culturali. Con il rischio di vanificare - al di là di chi abbia ragione - mesi e mesi di lavoro, affossando il piano di modernizzazione dei "gioielli" siciliani: dalla Valle dei Templi al Teatro antico di Taormina, passando per le aree archeologiche di Siracusa, Selinunte e Segesta, fino ad arrivare al Duomo di Monreale. Rischia di frantumarsi il "pacchetto" dei beni archeologici e culturali di proprietà della Regione, per il mega-bando per l'affidamento ai privati dei cosiddetti "servizi aggiuntivi": biglietteria, prodotti editoriali, organizzazione di eventi, gestione di punti vendita, guardaroba e caffetteria. Il meccanismo è semplice: i privati pagano un canone per una concessione quadriennale rinnovabile, assicurando inoltre alla Regione almeno il 70 dei biglietti d'ingresso (di cui il 30 ai Comuni), più un 20 su manifestazioni o eventi straordinari e un altro 5 sul fatturato dei servizi. Un salto di qualità perla valorizzazione di 48 beni culturali - la cui custodia resterebbe competenza della Regione - grazie ad aziende nazionali e internazionali, con un investimento dei privati stimato in 4 milioni di euro (al netto dei canoni) e l'obiettivo di aumentare gli introiti complessivi dagli attuali 11 milioni ad almeno 16 entro un anno. Lo stop alla gara d'appalto è arrivato con una laconica comunicazione di appena otto righe, firmata dal dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali, Gesualdo Campo: l'ente, in veste di stazione appaltante, «ha determinato di procedere in autotutela alla sospensione delle procedure di gara in oggetto fino all'emissione del decreto del presidente del Cga». L'appello in questione è quello presentato da una partecipante alla gara: l'Ati Novamusa Spa. La società, fra le più importanti a livello nazionale nel settore turistico-culturale, gestisce già - tra gli altri - i servizi aggiuntivi a Siracusa, Taormina e Selinunte-Segesta. Ma dal 2008 ha in corso un contenzioso con la Regione, con circa 20 milioni di euro in ballo. L'azienda da un lato accusa l'asessorato ai Beni culturali di non aver rispettato il contenuto dei bandi di cui fu vincitrice all'epoca, non mettendo i privati nelle condizioni logistiche di poter fornire una serie di servizi oggetto del capitolato. Per intenderci: se Novamusa in passato si aggiudicò la gestione di un bookshop ma la Regione non ha attrezzato il sito con il locale adeguato, per l'azienda nel frattempo c'è stata una perdita secca rispetto a quanto aveva previsto di incassare al momento in cui fece l'offerta; l'azienda denuncia anche mancati investimenti per migliorare lo stato dei siti di cui gestisce i servizi aggiuntivi. E così la società ha iniziato il braccio di ferro giudiziario con l'ente pubblico. Per questa ragione Novamusa è stata esclusa dal bando. La società ha risposto subito con un ricorso al Tar, che ha l'ha rigettato. E quindi i privati si sono rivolti al Consiglio di giustizia amministrativa, al quale hanno chiesto di impugnare l'assegnazione della gara. L'assessorato ai Beni culturali - proprio quando si stavano per aprire le buste con le offerte economiche - ha quindi sospeso la procedura di gara. Il pronunciamento della giustizia era atteso prima di Natale, ma adesso slitta alla prima decade di questo mese. Sul tappeto, dunque, restano le sorti di 14 lotti provinciali di servizi ai beni culturali, dopo che quattro (i tre relativi a Catania, comprendenti tra l'altro Teatro romano e Odeon nel capoluogo, più il Museo della ceramica di Caltagirone, e un altro in provincia di Siracusa) erano stati inizialmente "cassati" dal bando, che non prevede nemmeno i siti dell'Ennese. Ma le gare virtualmente aperte sono sette: Agrigento 1 (comprende tra l'altro la Valle dei Templi, per valore del contratto di 1 milione di euro), Messina 3 (Teatro antico di Taormina, 1 milione di euro) Palermo 1 (Duomo di Monreale, 267mi1a euro), Siracusa 1 (Teatro greco, 822mi1a euro) e 2 (Castelli Maniace ed Eurialo, 23mila euro), Trapani 1 (Segesta e Selinunte, 738mi1a euro) e 2 (Museo del Satiro, 65mila euro). Per altri sette lotti, infatti, le gare sono state dichiarate deserte, anche se per alcune di esse la Novamusa era stata l'unica a presentare un'offerta: Ragusa 1, Palermo 2 e 3, Caltanissetta 1, Messina 1, 2 e 4 (per il dettaglio si veda la scheda sopra) non avranno in prima battuta la gestione dei servizi aggiuntivi. Si conferma così la "doppia velocità" dei beni culturali siciliani, se è vero che il 10 dei siti regionali produce il 90 dei 12,3 milioni di euro incassati nel 2010 con un totale di 3.367.826 visitatori, di cui appena 1.880.077 paganti, con alcuni siti - come l'Aquarium di Sabucina, a Caltanissetta - che staccano 20 ingressi, incassando 27 euro nel 2010. Si sognavano eventi di richiamo, i cannoli al bar con vista sulle meraviglie, sfogliando libri d'arte. Ma per adesso tutto resta sulla carta. Per colpa delle carte. Bollate.
SICILIA - E i musei regionali rischiano l'oblio
La rivoluzione multimediale dei musei siciliani si è arenata sulle scartoffie. Una pila di ricorsi e incrociate ha bloccato il contenzioso tra la Regione e una società di gestione dei siti culturali, con un rischio di vanificare mesi di lavoro e di frantumare il piano di modernizzazione dei "gioielli" siciliani. La Regione ha sospeso le procedure di gara per la gestione dei servizi aggiuntivi dei siti culturali, dopo che una società, l'Ati Novamusa Spa, ha presentato un ricorso al Tar e poi al Consiglio di giustizia amministrativa.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo