Intervista a tutto tondo: "Monti? Se va via prima del 2013 significa che l'Italia va a sbattere". Amato: "Abbiamo grandi opportunità, è ora di coglierle iniziando a vendere bene il nostro territorio L'autostrada? La soluzione si può trovare, basta volerlo Giuliano Amato Tra bilanci e speranze per il futuro Il presidente Giuliano Amato, come ormai è abitudine da 40 anni, trascorre le sue vacanze di fine d'anno con la signora Diana, nella sua casa di Ansedonia. Letture, riposo, qualche partita a tennis, incontri, quando è possibile, con gli amministratori locali come il sindaco Monica Paffetti, "suo" primo cittadino, o il presidente della Provincia, Leonardo Marras. Presidente Giuliano Amato, eccoci alla nostra sintesi di fine d'anno. E' d'accordo nel definire il 2011 un anno infernale? Un anno da salutare facendo i salti mortali? "Se devo fare un giudizio globale diciamo che esprimo un sentimento misto, quello che Paolo Sylos Labini identificava col caso della suocera che sprofondava nel dirupo con la macchina nuova che era sua. Naturalmente scherzo sulla suocera, ci mancherebbe. E' stato l'anno del 150 dell'Unità d'Italia, vissuto con gli studenti, anno in cui gli italiani che non sapevano esattamente perchè lo fossero hanno ritrovato l'orgoglio di esserlo, andando a scoprire la vita del pezzo d'Italia in cui si trovano, ritrovando le radici e sentendosi orgogliosi. In questo senso è stato bello, come a Grosseto con quella grande cerimonia del polo liceale al Moderno". Ma poi il nostro orgoglio di essere italiani è stato messo alla prova, non le pare? "Certo, e con una durezza che ci fa domandare, all'apertura dell'anno successivo, se questo orgoglio, insieme ad altro, può essere una risorsa che ci aiuta a uscire dal guaio in cui lo stesso 2011 ci ha cacciato. Ecco il sentimento misto". Un attimo di pausa poi Giuliano Amato, il dottor Sottile, aggiunge. "Viene accusato il governo Berlusconi di aver diffuso ottimismo mentre la situazione si stava deteriorando. Questa critica è giusta, ma, per obiettività, bisogna dire che nessuno si aspettava che per l'Italia, alcuni mesi fa, la situazione si andasse a mettere in una condizione così pericolosa. Lo sapevamo che la crisi finanziaria iniziata nel 2007 si era trasferita sui bilanci pubblici e che i paesi più in difficoltà avevano qualche problema. Ma pensavamo alla Grecia, un piccolo paese con un debito troppo grosso per loro e con poche risorse. Pensavamo all'Irlanda sovraccarica di debiti, ma non credevamo che l'Italia, il cui debito pubblico era noto è vero, però quello che diceva Tremonti, '...siamo un paese ricco rispetto allo stesso debito, siamo il secondo paese manufatturiero in Italia e abbiamo continuato anche quest'anno a esportare', perchè diavolo ci doveva far pensare che i nostri titoli pubblici rischiassero di diventare carta straccia?". E invece? "E invece sono accadute, verso la seconda parte dell'anno, queste due cose: una diffidenza crescente verso i nostri titoli pubblici e il famoso spread è andato crescendo, specie su titoli a lungo termine perchè i grandi fondi di pensionistici hanno smesso di comprarli, e nel frattempo si deteriorava la situazione economica. E quindi le prospettive di una crescita, per ripagare il debito, si facevano sempre più ridotte. Ed eccoci alla fine dell'anno, con una prospettiva di crescita per il 2012 sotto zero e con lo spread sempre pesante sulle nostre teste". E la politica dei tecnici ci salverà... "Ha buona ragione Monti a dire: 'guardate, se non fossimo intervenuti come abbiamo fatto, chissà dove saremmo. E non ha torto: non dimentichiamo che lo spread greco si è portato sopra a 1000 e la Grecia ha negoziato con i creditori una sorta di concordato. Noi siamo in pista. Certo, abbiamo preso una frustata che non avevamo mai avuto e che implica di trovarsi in una condizione non diversa da quella in cui ripartimmo dopo la guerra". Ma i sacrifici saranno risolutivi? "E' giusto che siano giusti, altrimenti fanno arrabbiare. E un paese arrabbiato manca della coesione necessaria per rimettersi in movimento. Il governo era partito un po' sperequato, ci hanno messo 15 giorni prima di capire che era giusto chiedere un contributo elevato alle pensioni elevate e lasciare in pace l'adeguamento all'inflazione delle pensioni basse, in una fase in cui l'inflazione va a crescere. L'aggiustata è arrivata, l'imposta sulla casa, quando verrà, sarà poi adeguata ai nuovi parametri. Tutto sommato un po' di equità la manovra l'ha trovata. Importante è che il rapporto con le parti sociali si sviluppi ora con collaborazione: il Paese lo rimette in movimento non una grande decisione del governo, un grande impianto siderurgico che darà 100.000 posti: tutta roba del passato. Il Paese si rimette in moto nelle sue 10.000 periferie, ridando alle imprese artigiane, alle piccole imprese, la necessaria fiducia. Il paese è fatto così. Oggi si dice che l'Italia ha imprese troppo piccole. Ma quanto è che lo diciamo? E' vero, oggi per vendere in Cina, Sudafrica, Brasile l'impresa deve essere più grande. Benissimo, aiutiamole a crescere, ma non le ammazziamo quando sono piccole, altrimenti non crescono. I bambini sotto Erode evitavano di crescere. Facciamo in modo che le tante attività continuino a lavorare, non prendiamo decisioni sbagliate. Vede, quando io ero ministro dell'Interno, qualche anno fa, adottai la decisione, che difendo ancora, che nei comuni a rischio mafioso o camorristico, le gare fossero gestite dalle Prefetture e centralizzate sulla Provincia. Non perchè gli amministratori fossero corrotti ma anche per proteggerli dal ricatto. E andava bene. Generalizzare la centralizzazione degli appalti sui comuni più grandi, prevedere che i comuni sotto i 5.000 non possano fare gare, significa, ed è stato segnalato da Claudio Franci, sindaco di Castel del Piano, che le piccole imprese che hanno vissuto anche facendo servizi di manutenzione legati al comune, non potranno più farlo. Perchè non hanno la statura per partecipare alle gare centralizzate. Dobbiamo evitare di mettere il piccolo in questa situazione. Io sono convinto che, se ogni impresa artigiana italiana assumesse una persona, avremmo un milione di posti di lavoro in più. Lo dicevamo 30 anni fa. Non ci vuole molto per arrivare a questo. Basta creare alcune potenzialità di servizi, ridurre il carico fiscale, semplificare i contratti, tutto questo si può fare con una messa in moto corale". Ma il premier Monti arriverà al 2013? "Se qualcuno si augura che finisca prima, si augura che andiamo a sbattere. La possibilità di far cadere Monti è che... il premier, ad aprile 2012, dica: missione compiuta prima, spread a zero, Italia felice, me ne vado sorridente perchè ho finito. Ma non la ritengo probabile. Potrebbe accadere invece che nell'aprile andiamo a sbattere, un patatrac non legato solo all'Italia... ma anche questo non lo penso. E allora lasciamo lavorare Monti". Presidente, come si ridà credibilità, non voglio dire dignità, alla politica? "Non è facile. Intanto portiamo in Parlamento persone dalle quali non succeda mai di vedere video dove gli italiani hanno visto compravendita di se medesimi. Sarà stato scherzoso, ma il solo fatto che a un parlamentare venga in mente di fare uno scherzo del genere, presuppone che nell'ambiente qualcosa c'è. sennò non lo si fa. In secondo luogo occorre che la politica si dimostri più capace di risolvere i problemi e meno vincolata da quello che diceva Tommaso Padoa Schioppa: la vista corta. Gli italiani non sono felici di un governo che fa pagare prezzi pesanti ma hanno accolto con elevato gradimento questo cambio. Avevano bisogno di un medico che curasse un problema serio e non del medico pietoso che fa la piaga puzzolente e teme di perdere il voto del paziente". Lei come è rimasto quando la politica ha detto no al suo ingresso nel governo Monti che pure lo voleva? "Egoisticamente non mi sono sentito ferito a morte. Ho anche capito le ragioni per le quali la politica, da entrambe le parti, diceva: io sostengo, ma lì non ci voglio essere per non far pensare che sono d'accordo. Se vuole nei miei confronti i modi in cui si sono espressi alcuni alti esponenti del Pd non sono stati, almeno lessicalmente, molto felici. Era meglio e più giustificato che dicessero 'non vogliamo essere rappresentati'. Ma le frasi con cui è stato detto che io non li avrei rappresentati erano poco carine". Veniamo alla Maremma, presidente. Quanti anni sono che parliamo del completamento dell'autostrada? "Non è il solo esempio, ne abbiamo altri. Delle Piramidi si è parlato a lungo, poi le hanno fatte. Ma parliamo di noi. Due cose voglio dire. Siamo messi meglio che in altre parti d'Italia in vista della prospettiva di crescita affidata a noi stessi, non ai grandi impianti: continuiamo a essere una di quelle parti d'Italia che è in condizione di vendere bene se stessa. Ogni pezzetto d'Italia non è certo la Maremma. Noi, che eravamo Maremma amara, siamo diventati la terra più desiderata, in grado di offrire a chi ha più reddito di noi, e viene da altri paesi, qualcosa che altrove non si può trovare. Occorre coordinarsi meglio. Fare in modo che tutte le nostre offerte vadano insieme, entrino nei giri del turismo internazionale, oggi tutto questo è necessario e possibile. Certo abbiamo bisogno di alcune cose. Lei sa che io sono favorevole all'autostrada. Certo, se me la fanno passare in corso Italia a Orbetello, ne faccio a meno: lì ho i negozi, la gente e quindi non voglio che diventi autostrada. La questione è che procede lentamente perchè la Sat se la deve fare a sue spese, con minimo contributo pubblico, e ha previsioni di traffico per i prossimi 20 anni non eccitanti. E quindi, siccome deve rifarsi sulle spese, è molto attenta. Questo ha creato il problema: abbiamo visto il progetto, la sovrapposizione sull'Aurelia tra Fonteblanda e Ansedonia non va, bisogna tornare ad altri progetti. Per noi il migliore era quello che passava in galleria, ma la Sat non se la sente di spendere quei soldi, un chilometro in galleria costa dieci volte che a cielo aperto. Si deve trovare le soluzioni e io sono certo che ci sono varianti che non danneggiano attività economiche o insediamenti che fiancheggiano l'Aurelia. E neppure siti archeologici". E su aeroporto e cancellazione della Provincia? "Sull'aeroporto civile più di tanto non si può pretendere. E' militare e importante. Io mi sono battuto, ma mi sono convinto che un po' di più va aperto al civile, ma contare sull'aeroporto come risorsa nuova, faremmo un errore. Non sarà possibile. La soppressione della Provincia è un cedimento al populismo. La realtà vera è che la degenerazione della politica si realizza attraverso le migliaia di società, aziende alle quali si affidano funzioni che potrebbero essere esercitate da comuni, province e regioni. E spesso per sistemare amici e amici degli amici. La Provincia è necessaria : se si abolisse dovremmo, come fatto per l'Ice, reinventarla. Spero che ci riflettano". Gli artigiani, con Gabriele Fusini presidente Cna, ma anche la Camera di Commercio con Gianni Lamioni, parlano di economia maremmana in leggera controtendenza... "Ma è così. Vedo chiudere imprese industriali piccole per i costi, per la concorrenza esterna. Ma insomma, i cinesi che clonano tutto, la Maremma non la possono clonare. E nemmeno Pompei. Noi abbiamo grandi opportunità sulla Maremma, perchè se ci organzziamo bene la gente ci viene. Difendiamo il bello, eccediamo su alcune cose. A Orbetello per esempio c'è preoccupazione, perchè trattare le proprie alghe è comprensibile, ma realizzare grossi impianti facendo venire da fuori altre alghe e chissà quante tonnellate di rifiuti, viene ritenuto assai controproducente. E io condivido pienamente" Giancarlo Capecchi
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31 Dicembre 2011
ANSEDONIA - "La Maremma non si clona: valorizziamola".
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