ORMAI scrivo solo per salvare la coscienza, poco importandomi perfino della disattenzione di chi dovrebbe ascoltare. a si sa, le "eccellenze" son sempre "in tutt' altre faccende affaccendate". Bene, ma perché non tacere? Non voglio entrare nella questione di Bagnoli, "Bagnoli futura", come fu detto profeticamente, "sempre più futura", anche se qualcosa ne so, come ex senatore della zona. Non vale recriminare, è inutile. Ma, dinanzi all' ultima farsaannuncio delle regate della Coppa America, delle due l' una: o chi deve decidere, lo fa senza informarsi, o è davvero incredibile che qualche articolo di giornale e una minaccia attribuita alla magistratura (che non ha ancora detto niente ufficialmente), facciano saltare una scelta, che forse avrebbe dato uno slancio a lavori di tanti anni quanti, in qualsiasi altra parte del mondo, sarebbe stati sufficienti a bonificare non la zona di una città, ma a costruire un' intera città. E poi, lo spostamento delle regate a via Caracciolo non è la scelta della disperazione per fingere di salvare la faccia, dal momento che si annunciano opere che, sicuramente, sono destinate ad alterare un luogo eccezionale, da rispettare e valorizzare, come purtroppo non si fa? E, a quanto ne so, la Soprintendenza competente tace, quella stessa Soprintendenza che difende i sampietrini di via Posillipo con una guerra di religione, senza curarsi della vita dei cittadini, della dignità e decoro della strada, forse, più famosa del mondo. C' è da ridere, per evitare di insultare e non per rispetto degli insultati, ma della propria buona educazione. In tutto questo la vita ordinaria di Napoli languisce, degrada tranquillamente. E non si capisce che a Napoli, come altrove, il buon governo è affidato all' ordinario, alla normalità della vita, perché "normale" deriva da "norma" e vuol dire rispetto della legalità, dell' ordine legale. E non si capisce che il disinteresse per la vita normale significa non governo, che è peggio del "cattivo governo", ossia il degrado dell' etica pubblica, della cultura - nel senso dell' antropologia culturale-, insomma l' imbarbarimento della gente, l' invivibilità della città. Gli esempi abbondano. Ho detto di Bagnoli, potrei dire del San Carlo. Non lo faccio per due ragioni: perché ho sempre ritenuto che nulla sia più stupido che parlare dei propri successori (sono stato per dieci anni vicepresidente del San Carlo, con due grandi Soprintendenti, Francesco Canessa e Gioacchino Lanza Tomasi, che furono massacrati da tutti, dalla "società civile", sempre pronta a parlare di ciò che non sa, ai sindacati, alla stampa, che, come per miracolo, ora tacciono, anzi osannano i "salvatori" del Teatro, purtroppo costretti a misurarsi con una piccola cosa anziché colla "Patria bellae lontana") e perché il Canessa ha scritto, su questo giornale, un articolo garbatissimo quanto ironico su qualche "nota stonata". Mi limito a dire una sola cosa. Nessuno vuole interessarsi davvero del Teatro, che non si salva con un restauro o l' invito di qualche maestro d' eccezione, meglio se anch' egli in veste di salvatore. E in tutto questo Napoli degrada, perché manca una "idea della città", che è inutile cercare, giacché vale il principio manzoniano: "chi non ce l' ha non se la può dare" con qualche belletto o restauro raffazzonati. Sono andato a rileggere un articolo che scrissi, ventuno anni fa, quando Giorgio Bocca leghisticamente sognava la disunità d' Italia come unico e ultimo rimedio all' inguaribile "diversità" di Napoli, con un corredo di insulti a stento mascherati di sociologismo d' accatto e di moralistica invocazione dell' etica pubblica nordista, impedita a compiere la salvezza della Patria (sempre i salvatori alla finestra!) e m' è parso di ascoltare una musica antica (evviva il San Carlo restaurato!). Allora, come oggi, non difendo Napoli e tanto meno da luoghi comuni, da feroci sdegni salottieri, da pettinate ipocrisie da "società civile". Mi limito a ripetere la conclusione di allora, ammonendo anch' io: "Napoli è l' esagerazione dell' Italia". Siamo sicuri che i cinismi, le ipocrisie, i moralismi e, in ultimo, caso mai la "disunità d' Italia" salvino qualcuno e qualcosa? Ne dubito fortemente. Se avessi davvero la vocazione dell' ammonitore, ricorderei che la storia è lenta e lunga, ma non è tale la pazienza della storia. Specialmente quando la vita sociale è governata dalla legge dell' accelerazione, com' è oggi, e quando, com' è oggi, la misura è colma. Forse farebbero bene a riflettervi le "eccellenze" affaccendate, i salvatori immigrati, gli ipocriti e salottieri nativi. Buon anno a tutti.