Se c'è un'attività nella quale in Italia si eccelle, è nel fabbricar polvere. Polveroni soffici, che si espandono a gran velocità e ricadono a pioggia nascondendo le cose, alterandone i contorni, facendo emergere l'inesistente e mascherando i rischi reali. Uno di questi polveroni, il più recente, lo ha sollevato ieri su un quotidiano il professor Salvatore Settis, docente alla Normale di Pisa, già autore del polemico saggio "Italia spa" (Einaudi). Settis da tempo si batte in difesa del patrimonio artistico italiano, tanto che, nel riconoscere la nobiltà della sua battaglia, il ministro Urbani lo ha recentemente cooptato nel comitato scientifico istituito dal ministero proprio a tutela di tali beni. Adesso, secondo il professore, siamo all'allarme rosso. Lo Stato dice addio ai suoi tesori - tuona Settis - svende tutto. Un vero disastro, perfino Bush manda emissari per acquistare tocchi d'Italia in saldo e nulla lo fermerà, nemmeno gli strilli della Melandri. E già s'intuiscono parcheggi sopra aree archeologiche, sopraelevazioni selvagge di storici edifici, giardini azzerati. Insomma tutto quello che in Italia si è sempre allegramente fatto, sin da quando il governo piemontese si installò a Roma e cominciò l'abbattimento delle meravigliose ville che circondavano il centro. Tanto per far capire dove andavano a parare le «magniflche sorti e progressive». Adesso, sotto accusa è la famigerata legge 410 del 23 novembre 2001 con la quale è stata istituita la Patrimonio Spa per la vendita di beni dello Stato. Ma prima ancora era stata fondata la Scip, vale a dire la «Società per la Cartolarizzazione degli Immobili pubblici» ed è proprio quest'ultima rea di avere avviato, e in parte già realizzato, la vendita di 259 immobili dello Stato. Di questi, si badi bene, solo 35 sono sottoposti a vincolo storico-artistico da parte delle diverse Soprintendenze. Vediamo i beni messi in vendita. Il più «scandaloso» è il Palazzo Correr di Venezia (Cannaregio 2217) che uno scambio di fotografie ha fatto passare per il Museo Correr di piazza San Marco: di proprietà dell'Inps, è stato acquistato in aprile dalla cassa di previdenza degli architetti e vi si continuano a svolgere, esattamente come prima, le vendite all'incanto di arredi antichi tenute dalla casa d'aste Finarte-Semenzato. Un altro «crimine»: la vendita delle Manifatture Tabacchi di Firenze e Milano. Dignitosi edifici di quello stile littorio-razionalista fino a pochi anni fa esecrato (quando, sinistra imperante, il Foro italico era abbandonato al degrado e si passava alacremente il cemento sulla scritta «Mussolini» del monolite per cancellarla), sono sottoposti a vincolo come esempi di «archeologia industriale» avendo più di cinquant'anni. Di proprietà dell'Eti, una società di cui fa parte il ministero del Tesoro, sono state cedute a un'altra società del Tesoro, la Fintecna che ha affittato la Manifattura di Milano alla Nuova Scuola Nazionale di Cinema presieduta da Francesco Alberoni. Vi troverà posto la sede milanese della Scuola e forse una sede distaccata dell'Archivio di Stato. Ateo scandalo fittizto per un palazzo palermitano in via Wagner 2, un massiccio edificio di fine Ottocento in pesante stile neo-barocco di cui nessuno si augura certamente la demolizione ma che nemmeno ci sentiremmo di includere fra i beni dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Acquistata dal tour operator Giuseppe Cassarà, verrà trasformato in un albergo di lusso, il che, francamente, ci sembra un'ottima soluzione. Perché il punto è questo: quando si grida allo scandalo parlando di «vincoli aggirati e pareri soppressi», si dice la verità? Risponde l'architetto Roberto Cecchi, direttore generale per i Beni architettonici del ministero dei Beni Culturali: «Nessun vincolo può essere aggirato. Gli edifici vincolati in base alle legge di tutela 490 del 1999, titolo 1, tali rimangono. I vincoli vengono trascritti alla Conservatoria dei registri immobiliari e seguono il bene, non la proprietà. Per i beni non vincolati, e sono la maggioranza, non vedo lo scandalo». Concetto ribadito dal ministro Urbani: «Non mi stancherò mai di ripetere che per tutelare un edifìcio o un monumento, importante è il vincolo non la proprietà. Non si devono privatizzare? Abbiamo casi da manuale di edifici usati da enti pubblici e tenuti in pessimo stato».
Meglio il buon privato del cattivo stato.
Il professor Salvatore Settis, docente alla Normale di Pisa, ha sollevato l'allarme per la vendita di beni dello Stato, come il Palazzo Correr di Venezia e le Manifatture Tabacchi di Firenze e Milano, che sono sottoposti a vincolo storico-artistico. Settis afferma che lo Stato sta vendendo tutto e che ciò è un disastro. Il ministro Urbani ha confermato che non si devono privatizzare i beni, ma che è importante il vincolo, non la proprietà. L'architetto Roberto Cecchi ha spiegato che i vincoli vengono trascritti alla Conservatoria dei registri immobiliari e seguono il bene, non la proprietà. La maggioranza dei beni non vincolati non vedono lo scandalo.
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