La norma di attuazione apre nuovi scenari. Per l'ente si studia una sede adeguata. Lo studio di fattibilità, culturale e organizzativo, è già in incubazione. Ma, in attesa di chiudere la ricerca, la prospettiva di affidare alla Provincia la competenza in materia di Archivio di Stato si fa ancora più vicina. Lo dimostrano i due ordini del giorno approvati lo scorso 12 dicembre dal consiglio provinciale. Con le proposte firmate da Michele Nardelli (Pd) e Renzo Anderle (Upt), la possibilità di adottare una norma di attuazione ad hoc (già al vaglio della commissione dei Dodici) diventa concreta. Molto più concreta. In questo modo, l'Archivio di Trento potrà finalmente avere una sede adeguata abbandonando la struttura periferica di via Maestri del lavoro. Una soluzione, questa, inizialmente provvisoria, diventata con il tempo definitiva. Oggi lo scenario cambia. Il patrimonio documentario, oltre otto chilometri di scaffalature, potrà trovare respiro. Avvicinandosi al centro della città. Tra le zone strategiche si pensa infatti all'area ex Michelin. A pochi passi dai principali snodi culturali. Ateneo e musei in testa. Da tempo gli operatori aspettano. Una sede adeguata. Migliori condizioni di conservazione dei beni. E poi un passaggio di competenze annunciato e rimasto a lungo nel cassetto. Fino a pochi giorni fa. Il destino dell'Archivio di Stato del Trentino sta per cambiare. E da 20 anni che l'ente attende una collocazione adatta. Nel 1991, infatti, è stato spostato in via provvisoria in via Maestri del lavoro, nella zona industriale a ridosso di via Maccani. Una struttura che il ministero occupa in affitto (circa 200.000 euro annui ripartiti nei tre proprietari). Si tratta di 2.491 metri quadri divisi tra uffici, sala studio, biblioteca, laboratorio di fotoriproduzione, legatoria e deposito, una superficie di 1.241 metri quadri di scaffali. La sede, però, non soddisfa i requisiti ideali per un archivio. E decentrata. Il capannone in cartongesso, costruito per il deposito, non favorisce le condizioni ideali per i documenti antichi. E poi luce e temperatura non regolata ostacolano la conservazione del patrimonio. Beni di valore inestimabile quelli collezionati. Dall'Aquila di San Venceslao, donata da re Giovanni di Boemia a Nicolò da Bruna, ai simboli massonici. Passando per il documento di interdizione di Ida Dalser e la sentenza di morte di Cesare Battisti. Che la sede non sia adatta non è una novità. E, in questo senso, la Provincia da anni sta considerando una soluzione. Un'ipotesi al vaglio dal 1999 e finalmente in via di definizione. Lo scorso 12 dicembre il consiglio ha approvato due ordini del giorno firmati da Michele Nardelli (Pd) e Renzo Anderle (Upt). «Sostenere l'adozione di una norma di attuazione che deleghi alla Provincia la competenza in materia di Archivio di Stato, procedendo alla realizzazione di un unico polo archivistico individuando le risorse necessarie per una nuova sede evitando così costose e inadeguate locazioni in affitto». Questo il nodo delle due proposte. In sostanza, l'idea è creare un'unica struttura sia per l'Archivio provinciale che per l'Archivio di Stato. Il polo diventerebbe così centro di raccordo del patrimonio complessivo del territorio. Nella proposta di Nardelli, in particolare, viene enfatizzata la necessità di posizionare il futuro polo in una zona centrale. Tra le ipotesi ricorre anche l'area ex Michelin. Vicina alle facoltà, al nascente Muse, al Giro al Sas. Sarà la commissione dei Dodici a proseguire il cammino del passaggio di competenze. Nel frattempo anche lo studio di fattibilità, culturale e organizzativo, prenderà corpo.