«Dobbiamo pur dirlo: Milano se la sogna una struttura come la nostra. Ma sì, è ora che i torinesi smettano di massacrarsi e che ritrovino un po' d'orgoglio per la propria città». Luigi Garosci, presidente della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali del capoluogo piemontese, abbandona per un giorno i toni sfumati, il profilo basso, e imbocca la strada della passione. D'altronde è proprio intorno alla passione per l'arte che si è coagulato il progetto nato nel 1987, quando un gruppo cittadini attivi in alcune importanti aziende torinesi decise di fare qualcosa di concreto per la città attraverso il recupero e il restauro di beni culturali. Oggi, dopo 15 importanti interventi realizzati, 12 milioni investiti (che arriveranno a 15 nel 2005), i soci sono diventati 30, tra privati (alcuni nomi: Fiat, Ferrerai Martini Rossi, Lavazza, Telecom, Reale Mutua) ed enti (tra gli altri; Fondazione Crt, Compagnia di San Paolo, Unione industriale). Gli interventi previsti per il 2005 riguarderanno la facciata di Palazzo Carignano, le fontane che raffigurano i fiumi Po e Dora in piazza Cln e la cosiddetta "cancellata dei Dioscuri" di Palazzo Reale. «Uno sforzo significativo commenta Garosci soprattutto se eseguito, come nel 2004, in un contesto caratterizzato da problemi congiunturali per le aziende». Dalle imprese e dalle fondazioni arriva dunque il denaro. Ma non solo quello. «Il nostro contributo aggiunge il presidente è fatte anche di competenze manageriali, criteri gestionali, spirito imprenditoriale. Le nostre scelte vengono effettuate in base a quattre criteri: urgenza dell'intervento, rapidità e certezze nelle autorizzazioni, cadenza annuale e biennale, ritorno di immagine per la città». I tutto in stretto collegamento con le Soprintendenze e gli enti pubblici. Così, per esempio, sono stati risanati l'aula del Parlamento subalpino nel 1988, le facciate e i campanili delle centralissime chiese di Sai Carlo e di Santa Cristina tra il 1990 e il 1991 la Villa della Regina sulla collina torinese (2002-2003), oppure, recente mente, la facciata della palazzina della Promotrice delle Belle Arti, al Valentino. E il modello torinese ha fatte scuola anche in altre realtà de Piemonte: in provincia di Cuneo, a Savigliano e Fossano, ad Alessandria, dove sono nate altrettante consulte locali. Quella di Fossano, nata nel 1995, raccoglie undici aziende e due fondazioni. In dieci anni hi investito circa un milione. Tre le operazioni di recupero più significative eseguite nella cittadina del Cuneese, occorre ricordare i restauri della chiesa di San Giorgio, delle mura del bastione nord e dei 12 affreschi posti all'esterno di alcuni edifici del centro storico. «La priorità del 2005 chiariscono da Fossano si chiama Castello degli Acaia». Sempre nella provincia "granda" è attiva la Consulta di Savigliano che comprende nove imprese e tre soci istituzionali (il Comune e due fondazioni). Dal 1997 a oggi ha impiegato circa 800mila euro, concentrandosi soprattutto sulla torre civica e sul recupero di un dipinto collocato nella Porta di San Giovanni, nella zona vecchia. Al 1997 risale la costituzione della Consulta di Alessandria, Cinque soci (tre aziende e due fondazioni) e una spesa di 900mila euro utilizzati per il recupero della chiesa di Santa Maria del Castello, la più antica di Alessandria. «L'anno nuovo annuncia il segretario, Roberto Livraghi vedrà un ampliamento del numero dei soci». Ma c'è di più. «In effetti conclude Livraghi stiamo definendo una convenzione per un intervento triennale a favore di altre due chiese barocche cittadine: Santa Lucia e San Giovannino».
Consulte: un poker d'assi per i tesori della regione
La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, fondata nel 1987, ha realizzato 15 interventi di recupero e restauro di beni culturali con un investimento di 12 milioni di euro. Il progetto è stato sostenuto da 30 soci, tra aziende private e enti, e ha ricevuto contributi manageriali e gestionali. I criteri di scelta degli interventi sono stati urgenza, rapidità, certezze e ritorno di immagine per la città. Il modello torinese ha fatto scuola in altre realtà del Piemonte, come Fossano e Alessandria, che hanno realizzato progetti simili.
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