Le installazioni di arte contemporanea? Le farei in periferia. L'intervista di fine anno, il sovrintendente nuovo di Capodimonte espone le priorità del suo incarico Fabrizio Vona è da un mese soprintendente del polo museale di Napoli. Si lascia alle spalle tre anni e mezzo di insediamento nella soprintendenza ai beni artisti della Puglia, un'esperienza, a suo dire, particolarmente proficua, giunta dopo anni di lavoro su quello stesso territorio che si è poi trovato ad amministrare con un bilancio in attivo su più fronti: capacità di individuare punti di criticità e di debolezza, razionalizzazione delle risorse e potenziamento della tutela e del controllo. «Il fatto di aver operato per un lungo periodo nello stesso posto», spiega infatti «mi ha dato la possibilità di conoscere bene i problemi e di cercare per quanto possibile di risolverli, agevolato dalla meritevole attività delle mie funzionarie che mi hanno seguito nella grande avventura della costituzione, a Bitonto, della prima Galleria nazionale della Puglia. Abbiamo potenziato alcuni settori, per esempio, le chiese rupestri con i loro affreschi, bisognosi di interventi e di strategie più efficaci. Senza miracoli ma con una proficua collaborazione con gli enti locali, soprattutto con la Regione». Il modello sperimentato in Puglia è esportabile anche a Napoli? Cosa l'aspetta, dunque, considerato anche che, in merito ai suoi interessi di studioso, il capoluogo partenopeo costituisce un approdo naturale? «Sono molto lusingato di dirigere, ancora una volta, una soprintendenza del Sud perché ritengo di avere una chiave di lettura in più rispetto ai miei colleghi settentrionali. Mi sono sempre occupato di arte meridionale e pertanto la prima cosa che desidero innescare è proprio il collegamento tra Napoli e il suo vasto territorio di influenza». Con quali priorità? «Il primo obiettivo è di risistemare la parte gestionale anche in considerazione del fatto che le soprintendenze dei poli museali hanno autonomia amministrativa. Inoltre, ho già avviato una serie di incontri con il sindaco, il cardinale, gli amministratori di provincia e regione con lo scopo primario di fugare l'aura negativa che fa di Napoli solo una città invasa dall'immondizia e che invece sta progressivamente migliorando». Quale sarà la prima mostra da mettere in cantiere? «In passato, il Seicento e il Settecento sono stati oggetto di reiterate attenzioni espositive e di revisioni storiografiche. Per il futuro mi piacerebbe avviare una riflessione e di conseguenza una mostra sul periodo degli Angioni e degli Aragonesi, particolarmente importante per la storia della città e meno indagato di altri. Napoli nel Trecento e nel Quattrocento era veramente la capitale del Mediterraneo, in un senso ampio e complesso, una città globale con fecondi scambi tra Francia, Fiandre e Venezia». Le soprintendenze dei poli museali hanno specifiche competenze anche sul centro storico. Quello napoletano nella fattispecie presenta numerosi problemi come intende affrontarli? «Sicuramente sarà determinante la collaborazione con la curia che ha avviato un progetto di affido delle chiese chiuse o in rovina a privati, per attività compatibili. A riguardo sono in via di definizione altre intese con tutti i soggetti interessati dal Comune, al Fec (fondo edifici di culto) alla soprintendenza architettonica e alla direzione regionale». Napoli in passato ha sperimento anche singolari liaison tra arte antica e arte contemporanea. Le interesserebbe continuare queste contaminazioni? «Ho dei progetti anche su questo settore. Per il Forum delle Culture del 2013, avrei in animo di concentrarmi su tre progetti, uno, come ho detto, su Napoli capitale del Mediterraneo tra Trecento e Quattrocento, un secondo su Napoli capitale, nell'Ottocento, della pittura di paesaggio, infine, per il contemporaneo, su installazioni realizzate sia da grandi artisti che da emergenti, da collocare nelle periferie degradate e non più nel centro storico elegante». La scheda Fabrizio Vona è il nuovo soprintendente del polo museale napoletano. Arriva dalla Puglia dove ha ricoperto dal 1 maggio 2008 il ruolo di Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Antropologici. Esperto del restauro della pietra e del bronzo, della diagnostica per la tutela dei materiali e della scultura lignea policroma, ha coltivato numerosi settori disciplinari riservati in altrettante prestigiose pubblicazioni.