Bagarre in Consiglio: l'opposizione attacca il sindaco. Bilancio «salvo» all'ultimo voto. Giorgio Orsoni: con il Patto nel 2012 servirà vendere beni per 200 milioni per mantenere i servizi. Il bilancio è salvo, all'ultimo, come l'anno scorso. E come per la vendita dell'ex Pilsen anche ieri in consiglio comunale l'alienazione di Ca' Corner della Regina alla Fondazione Prada ha fatto scoppiare la bagarre. In prima fila, Pdl e Lista Impegno per Venezia e Mestre. Da sempre contrari alla dismissione, i consiglieri d'opposizione hanno usato la «carta» del parere della Sovrintendenza regionale in prima battuta contraria alla vendita. In 24 ore però il diniego del direttore Ugo Soragni si è trasformato in un assenso, dopo la telefonata del sindaco al sottosegretario del ministero ai Beni culturali Roberto Cecchi. «L'autorizzazione è arrivata un'ora fa ha detto al Consiglio Giorgio Orsoni non serve che la vediate, l'alienazione di Ca' Corner è stata già votata, oggi (ieri, ndr) discutiamo della delibera con la variante urbanistica». La reazione dell'opposizione è stata immediata. «E inammissibile», hanno urlato i consiglieri del Pdl trovando la replica del sindaco: «L'autorizzazione non c'entra nulla». Per qualche minuto la tensione è stata palpabile: «È inaccettabile, siamo consiglieri abbiamo diritto di vedere», ha sbottato il Pdl. «Non c'è scritto nulla», ha ribattuto infuriato Orsoni. «Ce la faccia almeno vedere in privato», ha proposto Renato Boraso, Impegno per Venezia e Mestre. A riportare alla normalità la situazione è arrivato il voto «salva-bilancio» mentre a porte chiuse Orsoni ha illustrato i contenuti del via libera alla vendita da parte dei Beni culturali: Ca' Corner deve rimanere aperta 70 giorni l'anno (Soragni ha fornito anche il calendario) e solo il terzo piano e il sottotetto possono diventare residenza. Tra cinque anni, quando scadrà l'autorizzazione dell'anno scorso all'uso di Ca' Corner, se ne riparla ma la Soprintendenza fa già sapere che le abitazioni potranno allargarsi a più spazi. Tra il mal di pancia dell'opposizione e del Pd Jacopo Molina, che ha minacciato di andarsene (solo dopo un colloquio con Orsoni ha deciso di votare), il dibattito in aula è ricominciato con gli emendamenti: otto del Pdl, due di Impegno per Venezia e Mestre e tre della giunta che ha accettato di eliminare la dicitura «valorizzazione» dalla delibera, un dettaglio voluto da Boraso. Alle 19 il voto: con 25 sì, 8 no e 2 non partecipanti (Nicola Furiari e Renzo Scarpa del Gruppo Misto) anche per quest'anno il bilancio è salvo con i 40 milioni della vendita e con esso investimenti, mutui e assunzioni nel pubblico. A far quadrare i conti anche un'operazione con Veritas che anticiperà altre due rate di Sant'Andrea andando così a coprire il «vuoto» lasciato dal mancato passaggio al Vega (è saltato ancora una volta il cda) di alcune proprietà del Comune. La discussione sul Bilancio ha inevitabilmente toccato anche il Patto di stabilità che costringerà Ca' Farsetti a mettere da parte 63 milioni di euro. «Oggi il sindaco di Torino ha annunciato di non rispettare il Patto di stabilità per garantire servizi e pagamenti, noi portiamo avanti un'operazione virtuosa», ha detto Giuseppe Caccia in Comune. « E un ragionamento da sviluppare», ha aggiunto Claudio Borghello, capogruppo del Pd mentre per Sebastiano Bonzio, Fed, «bisogna fare fronte comune contro il Patto». L'unico dato certo è che per mantenere i servizi nel 2012 andrebbero venduti beni per 200 milioni di euro. «Impossibile», ha precisato Orsoni.