Per mia passione e professione ho visitato decine di musei in paesi esteri sia in piccole sia in grandi città e ho potuto osservare che a differenza di quelli italiani sono tenuti in grande considerazione la parte didattica e l'aspetto espositivo, quello cioè che ti permette di comprendere ciò che stai ammirando e che ti consente di farlo nel migliore dei modi. Molta attenzione poi è posta nel porre a proprio totale agio il visitatore, mettendolo in condizione di "sentirsi" bene accolto, con tutti i servizi necessari a una permanenza che può durare anche diverse ore, anche perché, come ormai è chiaro, è in una buona gestione dei servizi e nell'incasso che da questi ne deriva che si può raggiungere il pareggio dei costi di gestione. Purtroppo questo non si può dire per la stragrande maggioranza dei Musei Italiani né si differenzia in tal senso il Museo di Padova, dove il punto di accoglienza ti fa sentire spaesato con biglietteria, spazi vendita e atrio tutto stipato in poco spazio, con le sale sovraccariche di opere, senza un'adeguata preparazione che illustri, anche a chi ignora la storia dell'arte, le opere presenti. C'è la sensazione che tutto sia un po' improvvisato, come se da sempre si stesse attendendo che il Museo venga completato. E di fatto è così, perché è nell'avancorpo che questi servizi dovevano essere collocati. Ora nel progetto di ampliamento tanto criticato c'è in questo senso una novità davvero interessante, si cerca di trovare gli spazi per i servizi necessari a far funzionare una "macchina" che oggi otre a risultare "mancante" di molte funzioni, è anche priva di una dignitosa riconoscibilità. Poiché finalmente tra associazioni culturali, architetti e politici siamo tutti d'accordo sulla necessità di ricostruire l'avancorpo, perché non riconsiderare le più di cento opere che parteciparono al concorso d'idee, tanto frettolosamente giudicate dalla giuria guidata da Sgarbi, che per bocciarle impiegò meno di tre ore (circa 1,5 minuti a progetto...), forse il riesaminarle con serietà e attenzione potrebbe riservare qualche lieta sorpresa e chiuderebbe un brutto contrasto tra architetti e Amministrazione comunale, mai sanato, allestendo alla fine una mostra, come da sempre chiesto, che possa far giustizia a chi gratuitamente ha prestato il proprio ingegno per una causa meritevole. All'attuale progetto sono state mosse accuse per la progettata copertura del chiostro, quasi che la contaminazione contemporanea possa deturpare uno spazio intoccabile, anche se poi tutti abbiamo apprezzato la chiusura del chiostro del San Gaetano, e sì che il progetto originario era di Vincenzo Scamozzi e ora per Albini ci scandalizziamo?, suvvia preoccupiamoci piuttosto non di ciò che si vuol fare, che mi pare ragionevole, ma di come sarà fatto. Poiché l'opera sarà realizzata attraverso un concorso appalto, chiediamo che per l'aggiudicazione sia privilegiato l'aspetto qualitativo ed estetico rispetto quello meramente economico, come purtroppo da tempo accade. E poiché la vecchia tesoreria della CaRiPaRo è in vendita, perché non pensare di acquisirla, accorpandola e ampliando il Conservatorio, che quindi potrebbe essere finalmente messo a norma, dotando la piazza di una facciata più attraente dell'attuale.
PADOVA - Spaesati al museo, succede solo a Padova
Il testo descrive la differenza tra i musei italiani e quelli esteri, in particolare l'attenzione data alla didattica e all'aspetto espositivo. Il testo lamenta che i musei italiani, in particolare il Museo di Padova, non offrono un'esperienza di visita simile a quella dei musei esteri, con biglietterie e spazi vendita troppo piccoli e sovraccarichi di opere. Il testo propone di riconsiderare le opere del concorso d'idee per il progetto di ampliamento del Museo di Padova e di privilegiare l'aspetto qualitativo e estetico rispetto al meramente economico.
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