Finita, rinata a nuova vita, almeno questa, abbaglia come fosse nuova la lunga facciata dell'istituto agrario Cuppari, l'edificio novecentesco di San Placido Calonerò che ingloba blocchi medievali e che, come uno scrigno di tesori, custodisce nei suoi giardini i chiostri del monastero benedettino e la sua cripta da brivido, classificati come tesoro del Rinascimento in Sicilia. È davvero un colpo d'occhio, questo primo tassello, l'operazione vetrina se vogliamo, facente parte del programma di cinque interventi su cui la Provincia ha scommesso. Progetti in parte ereditati, in parte ridefiniti e rilanciati dall'Amministrazione Ricevuto: tre (il completamento della riqualificazione dei chiostri; il rifacimento della facciata posteriore, il recupero del campo di calcio e degli spogliatoi) sono già appaltati e i rispettivi cantieri già aperti o sulla rampa di lancio, il quarto purtroppo no. Ed è proprio quello autorizzato dal Tribunale, con consulenza tecnica d'ufficio, indispensabile per salvare in modo definitivo la meravigliosa architettura dei chiostri dalla progressiva corrosione delle infiltrazioni. Resta questa lo diciamo subito la ferita solo tamponata, non curata, su cui sarà bene che il Consiglio provinciale rifletta e si mobiliti. Appare discutibile che la proposta di devolvere per l'impermeabilizzazione 400.000 euro di un vecchio mutuo da 2 milioni, di cui Palazzo dei leoni continua a pagare a vuoto gli interessi, sia finita nel nulla, nella caduta del numero legale di un Consiglio che quel giorno ha dimenticato come, di tutti gli interventi, si trattasse proprio di quello indispensabile per garantire l'integrità del bene lì dov'è più minacciata. E così per evitare guai, almeno per argirarli, l'ufficio tecnico diretto dall'ing. Carditello ha previsto che nel quadro dei lavori prossimi (1 milione) sia inserito qualche intervento emergenziale: si va da una protezione provvisoria al rafforzamento delle colonne danneggiate con iniezioni di fibre di carbonio. Certi che, al più presto, si colmerà questa grave lacuna, passiamo in visione quel che di buono s'è fatto e si sta facendo, e quanto dopo le festività di fine anno avrà inizio. Già detto del restauro appena completato della grande facciata dell'Agrario. Un intervento di cui da decenni s'avvertiva la penosa urgenza, e che non è nemmeno costato tanto. Con 650.000 euro la cartolina di presentazione di questo "tesoro del Rinascimento siciliano" è stata rifatta: da emblema di un pluridecennale fallimento politico a simbolo di una nuova efficienza per tutto quel che il millenario monastero-scuola racchiude. E che gran parte di Messina ignora e non ha mai goduto, senza contare lo splendido tour che si può offrire ai croceristi. Peraltro, non si è trattato solo di riportare alla luce, e far risplendere, gli intonaci dei primi del 900. Il percorso portato avanti dalla Provincia e dalla Soprintendenza, titolare dell'alta vigilanza sui lavori dell'impresa Anzalone, diretti dagli architetti Calarco e Marino, s'è incrociato con scoperte e approfondimenti di indubbio interesse storico, architettonico e artistico, e ne ha tratto linfa nuova. Spicca il rinvenimento di quei grandi blocchi di pietra d'età medievale che componevano la struttura più antica del monastero benedettino, e che sono stati posizionati sull'angolo lato mare dell'edificio. Pietre antiche "cantonali" che, oltre al fascino millenario, presentano antiche epigrafi, testimonianze del tesoro rappresentato da questo complesso, in cui dormì e pregò l'imperatore Carlo V. Una citazione la meritano senz'altro gli altri tre appalti. I lavori da 650.000 euro, già avviati, per far rinascere campo di calcio e tetto di legno dei locali annessi; e ancora di più di più il completamento della riqualificazione dei due chiostri (960.000 euro per pareti, colonnine, illuminazione, area verde, indicazione dei reperti del 1300) ed il rifacimento della facciata posteriore, assai sfregiata, per circa un milione.