Ora è caccia al piccione. Al pennuto che secondo la direttrice Rossella Rea avrebbe causato un cedimento da un'arcata interna del Colosseo. Ma per la sorte dell'Anfiteatro Flavio da ieri inizia a preoccuparsi anche l'Unesco. Tutto risale a domenica scorsa, quando i vigili urbani, poco prima che i romani si mettessero a tavola per il pranzo natalizio, furono chiamati da un turista e trovarono briciole di tufo e malta venuti giù. Ma nessuna traccia del mattone che il turista avrebbe visto a terra. Così che, dopo il piccione, il laterizio scomparso è il secondo mistero irrisolto. E ce ne sarebbe un terzo: secondo alcuni ieri vi sarebbe stato infatti un secondo crollo più o meno nello stesso punto. I vigili del fuoco (in abiti civili) avrebbero raccolto frammenti diversi da quelli di Natale per consegnarli alla soprintendenza. La direttrice però smentisce: «E' una notizia falsa, non c'è stata alcuna nuova caduta». Per la Rea, che a un certo punto ha staccato il cellulare, «è una psicosi da crollo». Come spiegarla? «Succede, è già successo altre volte». A scanso di future allucinazioni è bene ricordare che la caduta natalizia ha causato anche la rottura della rete di protezione. E che, sempre domenica scorsa, si è allentata una transenna tanto da richiedere la chiusura del terzo livello. Sempre il piccione? Ad alimentare il giallo è anche il sospetto che possa trattarsi di un atto vandalico. Il rapporto dei vigili parla chiaro: una pattuglia del I gruppo è stata la prima domenica ad arrivare sul posto chiamata da «un cittadino». Dal verbale risulta che il mattone quando gli agenti sono arrivati «era stato asportato da ignoti» e che «sul piano di calpestio erano rimasti solo alcuni frammenti». In quanto ai vigili del fuoco che sarebbero intervenuti ieri-ma in abiti civili - al 115 per ora non risulta nessun rapporto. L'unico intervento - come da fonogramma - risale appunto a domenica scorsa, quando a chiamarli furono i vigili urbani. Anche per il sovrintendente comunale ai Beni culturali Broccoli l'unico crollo è quello di Natale (come dimostrerebbe anche un filmato girato da un troupe del Tg5). «Forse detriti o un limitatissimo rilascio fisiologico date le piogge dei giorni scorsi». L'importante, ricorda il sovrintendente, «è che a marzo inizieranno i lavori di restauro». Ed ecco la nota dolens: perché tanti ritardi visto che le procedure si sono concluse già da tempo? «Sono abbastanza preoccupato: è indispensabile e urgente intervenire per impedire che il Colosseo diventi come una grande groviera italiana, ricca di buchi, ma sempre in piedi e speriamo che resti sempre in piedi», lancia l'allarme il presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, Giovanni Puglisi. E l'Unesco? «Non può fare nulla, può semplicemente stare molto all'erta e cercare di vigilare su quello che fa lo Stato italiano». Ancora Puglisi: «Quello che può fare, ma spero non faccia mai, è mettere il Colosseo nella lista dei siti in pericolo. Non è mai capitato in Italia e spero non capiterà mai. Mi auguro - conclude Puglisi - che Diego Della Valle sia messo in condizione di intervenire subito». Per il restauro l'imprenditore marchigiano metterà a disposizione 25 milioni di euro frutto di introiti pubblicitari e sponsorizzazioni varie. Della Valle si è trovato però a fare i conti con i ricorsi del Codacons che ha rilevato nel protocollo siglato con il Campidoglio ben 6 punti di presunta illegittimità. Le polemiche non mancano. L'ex sottosegretario ai Beni culturali Giro «sente puzza di bruciato». Sospetta che si voglia sollevare «un nuovo caso Pompeo». De Micheli, membro delle commissione Cultura di Roma capitale minimizza, «da sinistra incolpa Alemanno per un piccione». Foschi, consigliere regionale Pd, nella (ri)caduta-massi (il 9 maggio del 2010 si erano staccati 3 frammenti di un ambulacro) vede invece avverarsi la profezia di Venerando Beda, «finché starà il Colosseo starà Roma, quando cadrà, cadrà Roma». L'assessore capitolino alla Cultura Gasperini, a scanso di equivoci, ricorda però che «le procedure per la partenza dei lavori sono di competenza statale». Nel frattempo la balaustra chiusa è stata riaperta. E i centurioni nella zona dello sbriciolamento si tagliano la gola a vicenda per la gioia dei turisti.
ROMA - Crolli al Colosseo l'allarme dell'Unesco Subito il restauro o rischia di diventare una groviera
Il Colosseo di Roma ha subito un cedimento da un'arcata interna, secondo la direttrice Rossella Rea. I vigili urbani hanno trovato briciole di tufo e malta, ma nessuna traccia del mattone che il turista avrebbe visto a terra. La direttrice smentisce che ci sia stata una nuova caduta, ma i vigili del fuoco hanno raccolto frammenti diversi da quelli di Natale. L'Unesco non può fare nulla, ma può stare all'erta e vigilare su quello che fa lo Stato italiano. Il presidente della Commissione nazionale italiana per l'Unesco, Giovanni Puglisi, ha lanciato allarme per il restauro del Colosseo, che inizia a marzo.
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