VENEZIA I turisti protestano al tg regionale della Rai. E' polemica sui musei chiusi il giorno di Natale. E gli operatori si chiedono se in tempo di crisi non sia sbagliato. «Si buttano via incassi importanti» dice Michielli (Confturismo). Ma i Comuni: «Costi del personale troppo alti». Il caso Apt e Fondazioni: «Due riposi all'anno non sono un dramma» I comuni: «Costi del personale troppo alti» Marco Michielli «Soprattutto in tempo di crisi non possiamo porre limiti alla prima industria della nostra regione e buttare via incassi importanti» VENEZIA In tempo di crisi ha senso costringere la prima industria del Veneto, cioè il turismo (63 milioni di visitatori nel 2011), a rinunciare a nuove possibilità di incasso? Se lo chiedono gli operatori di settore dopo le proteste, raccolte ieri dal Tgr Veneto, avanzate da italiani e stranieri per avere trovato chiusi a Natale i musei e le ville della Riviera del Brenta. Con l'eccezione di villa Pisani, inserita dal ministero dei Beni culturali nella lista dei siti italiani aperti in via straordinaria anche il 25 dicembre e il primo dell'anno, insieme al Museo nazionale di Este, ai Musei archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine, alla Basilica paleocristiana di Concordia Sagittaria, al Museo nazionale concordiese di Portogruaro, all'area archeologica e al Museo archeologico nazionale di Quarto d'Altino. «Capisco le difficoltà economiche e sindacali legate a tale scelta, però se vogliamo restare nei grandi circuiti internazionali dobbiamo essere recettivi 365 giorni all'anno, e non solo in termini alberghieri avverte Marco Michielli, presidente regionale di Confturismo . La cultura è un fattore di attrazione fondamentale, un patrimonio da sfruttare, perciò almeno i musei, le ville e i siti più importanti dovrebbero essere valorizzati sempre. E non solo perchè l'80 dei beni culturali italiani è tutelato dall'Unesco, ma anche perchè sennò buttiamo alle ortiche una chance di fare denaro, di creare reddito. E poi c'è il rischio che i turisti si stufino, ci abbandonino e si accontentino per esempio di andare a vedere le finte Venezia ricostruite nel resto del mondo, come a Las Vegas». Dal canto loro i Comuni ricordano che il costo del personale nei festivi e i bilanci ormai all'osso, causa tagli dei trasferimenti statali, rendono impensabile aprire le porte della cultura anche a Natale e a Capodanno. A meno di non poter contare su sponsor o capitali privati. «L'indicazione che diamo è di far lavorare il più possibile i musei e infatti la cappella degli Scrovegni accoglie il pubblico fino alle 22 (ma non 25 e 26 dicembre e 1 gennaio, ndr), con una spesa per il Comune di ioo mila euro l'anno spiega Andrea Colasio, assessore alla Cultura di Padova . Però bisogna vedere il rapporto costi-benefici: non conviene lavorare i125 dicembre e l'i gennaio, date per le quali non abbiamo mai ricevuto nè richieste nè proteste. E poi l'appassionato arriva preparato nelle città d'arte, sa dove e quando andare nelle poche ore a disposizione, ha un programma preciso, quindi scarta a priori le giornate di chiusura dei luoghi di suo interesse». E se Mimma Perbellini, assessore alla Cultura di Verona ammonisce di «non sottovalutare gli inevitabili problemi sindacali», il collega di Vicenza, Massimo Pecori, osserva: «Meglio allungare gli orari: le uniche lamentele sentite riguardano il termine visite alle 18 imposto da tanti siti, non il riposo natalizio». D'accordo gli addetti ai lavori. Walter Hartsarich, presidente della Fondazione musei civici di Venezia, che per il 2019 si candida capitale europea della cultura e dove Palazzo Grassi e Guggenheim erano inaccessibili anche ieri, sdrammatizza: «Stiamo chiusi due giorni su 365, non mi sembra una catastrofe. Anzi, è il minimo concedere ai dipendenti di trascorrere il Natale e il Capodanno in famiglia». «A Venezia la cultura e l'arte si respirano anche nelle calli, nelle chiese e nelle Scuole, sempre a disposizione dei turisti aggiunge Elio Dozzo, presidente dell'Apt . Hanno lavorato senza sosta pure i pubblici esercizi, nonostante gli alberghi non registrino il tutto esaurito». Alcuni hanno infatti venduto da tempo tutte le camere, ma altri ne hanno prenotato solo la metà. E' giusto? Turisti italiani e stranieri si sono lamentati per aver trovati chiusi musei del Veneto e ville della Riviera del Brenta il giorno di Natale. Secondo Confturismo è un autogol rinunciare a una nuova possibilità di incasso, soprattutto in tempi di crisi. Le perplessità I Comuni ribattono che il personale costa nei festivi e quindi non possono permettersi aperture straordinarie.