Dopo le denunce del Corriere sullo stato di degrado delle rovine archeologiche, interviene il Rettore Mancini: A primavera un grande evento che coinvolga tutti i siti della Tuscia VITERBO - "Malacultura" a Viterbo: l'università della Tuscia scende in campo. Nelle scorse settimane abbiamo pubblicato alcuni servizi a proposito dello stato di abbandono di alcuni dei più bei siti archeologici della provincia di Viterbo. Castel d'Asso, Norchia, Acquarossa, questi solo alcuni degli scavi "dimenticati", preda dell'incuria e generalmente avulsi a qualsivoglia tipo di valorizzazione turistica. Anche la zona di Ferento, sito di uno scavo curato dall' università della Tuscia, giace ben lontano dal suo antico splendore. "Quando non è attivo il cantiere di scavo, non è che il sito sia abbandonato, piuttosto non è praticato", spiega Marco Mancini, Magnifico Rettore dell'università della Tuscia. "Nei periodi in cui il cantiere è attivo - prosegue - il sito ovviamente funziona come laboratorio, anche per i nostri studenti. La presenza dell'università a Ferento, di conseguenza, dipende un po' dalle stagioni di lavoro, sempre limitatamente alla zona di scavo". Tra i problemi della zona archeologica di Ferento, una delle criticità segnalate era la fruibilità turistica ridotta alla sola stagione estiva, quella degli spettacoli. "A tal proposito - continua Mancini - mi impegno personalmente ad inviare una lettera al ministro della cultura, per chiedere un intervento finalizzato alla valorizzazione del sito, al di fuori di quella che è la stagione teatrale". Oltre a quanto detto per Ferento, il Rettore dà la sua disponibilità a studiare iniziative per la valorizzazione di tutte le aree di interesse archeologico del Viterbese: "Vogliamo organizzare per la prossima primavera un evento che coinvolga tutti i principali siti archeologici della Tuscia, sempre nell'ottica della promozione delle nostre eccezionali risorse culturali. Intendo chiedere al ministro Ornaghi di presenziare, al fine di esporre le criticità dell'emergenza archeologica del territorio viterbese". In ambito turistico, purtroppo, Viterbo affianca un'incredibile abbondanza di siti d'interesse ad una drammatica assenza dello stesso, sarebbe a dire che, a prescindere dalle sue grandi attrazioni, la città dei Papi risulta turisticamente poco appetibile. Un'antinomia paradossale, eppure di facile discernimento: a Viterbo, non esistono veri e propri percorsi turistici, almeno al di fuori delle mura; i siti archeologici sono scarsamente promossi in ambito nazionale e affatto in ambito internazionale; la segnaletica, che dovrebbe condurre eventuali visitatori alle aree di interesse, risulta, come più volte denunciato, insufficiente e, talvolta, perfino fuorviante. La cosa più grave è che gli amministratori, davanti a questa situazione, non fanno altro che rispolverare la consolidata meccanica dello 'scarica barile', deviando sul discorso delle competenze e della scarsità di risorse. Se è pur vero che i fondi per la cultura sono sempre più magri, ridotti all'osso dai rigori della crisi, è parimenti riscontrabile una tendenza a favorire un genere di cultura di maggior intrattenimento, sicuramente in accordo con il sentire del viterbese medio, che poco sa e poco si cura dei monumenti del suo territorio. Sull'annosa questione della fruibilità del nostro patrimonio storico e culturale, il Rettore Mancini dichiara: "Qui potrei raccogliere una provocazione, qui c'è, forse, anche una nostra responsabilità, nella misura in cui anche noi dovremmo riflettere di più su come 'comunicare' i monumenti di Viterbo. Si potrebbe cercare di capire quale potrebbe essere una forma di veicolazione di questo tipo di contenuti, tale da far avvicinare di più il cittadino a questo tipo di realtà, altrimenti impenetrabili, e cioè non fruibili. Questa è una cosa che dovremmo fare e sulla quale ci impegneremo".
Viterbo. "Scriverò al ministro per Ferento"
Riassunto in 200 parole:
Il Rettore dell'Università della Tuscia, Marco Mancini, ha risposto alle denunce del Corriere sullo stato di degrado delle rovine archeologiche in Viterbo. Mancini ha affermato che l'università è impegnata nella valorizzazione dei siti archeologici della Tuscia e che sta lavorando per promuovere la fruibilità turistica di questi siti, anche al di fuori della stagione estiva. Ha anche dichiarato che l'università è disposta a studiare iniziative per la valorizzazione di tutti i siti archeologici del Viterbese.
Mancini ha anche criticato la situazione turistica di Viterbo, che affianca un'incredibile abbondanza di siti d'interesse a una drammatica assenza dello stesso.
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