Greci e fenici riprenderanno la via del mare, guidati da un Satiro Danzante che li porterà in Giappone. La famosa statua bronzea del IV secolo a.C. ripescata nel 1998 al largo di Pantelleria sarà infatti il simbolo del padiglione italiano all'Esposizione Universale di Aichi, in programma dal 25 marzo al 25 settembre 2005. Un riconoscimento per la Sicilia arrivato alla fine di un anno fatto di eventi, mostre, incontri e seminali, a partire da "Ta Attika. Veder greco a Gela", l'esposizione itinerante che il 15 febbraio 2004 ha inaugurato ufficialmtnte l'Anno dell'Archeologia. Un anno-evento finanziato con i fondi di Agenda 2000. Il Por ha destinato alle aree archeologiche dell'isola oltre 180,6 milioni di euro, quasi un quinto della dotazione complessiva destinata da Agenda 2000 ai beni culturali nell'isola. Fondi che hanno permesso migliorie, l'inizio di nuovi scavi, il restauro di siti e monumenti: sono stati finora tutti impegnati ma l'assessorato ai Beni culturali non ha il dato di quanto sia stato effettivamente speso. Con i fondi del Por sono stati avviati interventi nel Parco archeologico della Valle dei Templi avviato nel 2002. Quello di Agrigento è il primo di 17 palchi archeologici che dovrebbero essere inaugurati entro la fine del 2005, così come previsto dalla legge regionale 202000: per dare il via alla creazione di nuovi parchi manca il parere del Consiglio regionale dei Beni culturali che è stato ricostituito il 9 giugno del 2004 ma ancora oggi non si è pronunciato. Sul fronte della spesa dei fondi di Agenda 2000, dei 955 milioni di euro inizialmente destinati ai Beni culturali in Sicilia al 30 settembre dell'anno scorso erano stati impegnati 461 milioni (il 48,2 del totale) ed erano stati spesi 130 milioni (il 13,6 del totale). Ma i nodi nel settore non mancano soprattutto sul fronte della manutenzione e della disponibilità di personale. Monumenti e opere d'arte vanno conservate e gestite. Un lavoro che ricade direttamente sulle Soprintendenze che si trovano sempre di più in difficoltà. Come ammette Francesca Spatafora, direttore della sezione Archeologica della Soprintendenza di Palermo: «II nostro primo problema dice è la manutenzione e la gestione dei beni. I fondi del Por hanno reso possibili tanti scavi che hanno portato alla luce molti tesori. Ora sarebbero necessari fondi per la valorizzazione del patrimonio, ma i finanziamenti ordinari sono limitatissimi». Altrettanto serio è il problema del personale: «Siamo solo in due archeologi continua Francesca Spatafora . Il territorio è molto grande e geomorfologicamente vario. Controllarlo è difficilissimo: e così, soprattutto nei siti più lontani dai centri abitati il fenomeno dei tombaroli è rilevante». Francesca Spatafora chiude poi con la preoccupazione sul possibile arrivo dell'archeo-condono, un emendamento inizialmente collegato alla Finanziaria e poi stralciato che consentirebbe una sanatoria per il possesso di beni archeologici non denunciati: «Pare che verrà riproposto con un disegno di legge a sé: siamo molto preoccupati per la sua possibile approvazione». Di diverso avviso Gianfilippo Villari, soprintendente di Messina: «II possesso illecito di beni archeologici dice può essere un reato penale o amministrativo e la legge chiarisce bene i limiti. E comunque la competenza penale spetta ai carabinieri». Anche per Villari i problemi quotidiani sono altri: «II nostro territorio va da Taormina alle Eolie, abbiamo una ventina di scavi aperti e una decina di siti archeologici. Il tutto con due archeologi. Ci arrangiamo in qualche maniera. I fondi ordinari a nostra disposizione sono pochi, circa 70mila euro all'anno. Il Por invece ci ha messo a disposizione quasi 20 milioni di euro». Gli stessi problemi si incontrano anche dall'altro capo dell'isola. Come testimonia Rossella Giglio, direttore dei beni archeologici della soprintendenza di Trapani: «Selinunte, Segesta, Mozia, Enee. Tutto nel nostro territorio e io sono l'unica archeologa. E poi ci sono i siti nelle isole Egadi. I fondi ordinari non sono sufficienti: da qualche anno non bastano nemmeno per la semplice manutenzione. Si lavora lo stesso, ma la situazione è difficile». Infine Enna, provincia dove si trova la Villa del Casale di Piazza Armerina. Carmela Bonanno è il direttore del servizio archeologico della Sovrintendenza: «Sono l'unico archeologo dice . Mancano restauratori, fotografi. Siamo una trentina, ma oltre la metà sono occupati nella vigilanza. E poi i soldi: da un paio di anni ci sono solo quelli per la manutenzione dei siti. I fondi del Por sono stati utilissimi ma ora ci vorrebbe un'altra organizzazione, anche per tenere sotto controllo i furti. Troviamo molti scavi clandestini, i carabinieri fanno quello che possono, ma siamo perdenti in partenza».
Un'ordinaria mancanza dì fondi
L'Anno dell'Archeologia in Sicilia è stato caratterizzato da eventi, mostre e incontri. Il governo ha destinato oltre 180 milioni di euro ai beni culturali, tra cui la valorizzazione del patrimonio archeologico. Tuttavia, i problemi persistono, come la manutenzione e la gestione dei siti, la disponibilità di personale e la lotta contro i furti. I soprintendenti archeologici hanno espresso preoccupazioni sul possesso illecito di beni archeologici e sulla mancanza di fondi ordinari. L'Esposizione Universale di Aichi in Giappone sarà il simbolo del padiglione italiano, con la statua bronzea del IV secolo a.C. ripescata nel 1998.
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