Crac di Villa il Ventaglio: "Meno tromboni più competenze" Il Tondo Doni non è stato restaurato da loro come dice Ruffilli ma nel Laboratorio della Soprintendenza Per fortuna adesso alla guida dellistituto cè una persona in gamba. Sta a lui trovare la strada e dare una svolta per il rilancio È unistituzione di grande prestigio che sta attraversando una fase di difficoltà e di identità che richiede una strategia Avrebbe dovuto diffondere un po di opinioni in meno e preoccuparsi di più del centro: ora non si sarebbe a questo punto Non li chiedano a noi perché non li abbiamo Se Gurrieri si fosse occupato di più dellUia le cose funzionerebbero meglio «Non chiedano soldi a noi, non li abbiamo». Lassessore alla cultura Giuliano Da Empoli mette subito le mani avanti. E per lUniversità internazionale dellarte, che oggi non ha neppure i soldi per accendere il riscaldamento, loperazione salvataggio si annuncia quanto mai faticosa. Anche perché Da Empoli ci mette del suo, tirando in ballo la passata gestione e la credibilità dellistituzione di via delle Forbici: «Un po meno tromboni e un po più di capacità e di competenze». E una sentenza senza appello, dedicata allex preside dellUniversità dellarte Francesco Gurrieri. Cioè al docente di restauro dei monumenti ad architettura, considerato un protagonista nazionale in materia di conservazione e restauro dei beni culturali. Quel Guerrieri però col quale lo stesso assessore, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte incrociato le armi sulle scelte di governo della città. Daltra parte, il neo preside Massimo Ruffilli, docente di design ad architettura, nonché presidente Ataf dal 1994 al 1996, secondo lassessore non centra col crac. Anzi, precisa Da Empoli: «Aiuti dal Comune non sono possibili. Lex preside fa finta di niente, di fronte alle macerie, ma adesso per fortuna cè una persona in gamba». Il problema dellUia, sostiene polemico il responsabile comunale della cultura, è stata piuttosto la gestione precedente e la guida di Gurrieri: «Se avesse diffuso un po di opinioni in meno e si fosse occupato di più dellUniversità dellarte le cose forse funzionerebbero meglio». E stato lo stesso Ruffilli a denunciare pubblicamente il crac di gestione trovato in via delle Forbici, a Villa il Ventaglio. Un crac dovuto principalmente ai tagli dei finanziamenti decisi dal precedente governo. Tagli che hanno finito col ridurre di 10 volte le risorse disponibili, da 200mila a 20mila euro. Un crac così pesante da chiamare in causa la stessa sopravvivenza dellUniversità internazionale dellarte. Bastano poche settimane a Ruffilli (arriva a Villa il Ventaglio ad ottobre), dopo aver preso il posto dellordinario di restauro Gurrieri, per rendersi conto di quale sia la situazione dei conti. E in poche settimane si convince che unaltra strada non cè: non resta che vendere i gioielli di famiglia. Cioè le circa 100 incisioni firmate Antonio Bueno, Tirinnanzi, Giò Pomodoro o Cremonini che ancora oggi addobbano orgogliosamente le pareti delle aule e dei laboratori di restauro di via delle Forbici. Vendere, cedere al miglior offerente che si farà vivo. E vendere al più presto anche. Altrimenti lunica prospettiva è quella della chiusura fin dai primi mesi del nuovo anno. Fin dallavvio del nuovo anno accademico: «Cerchiamo compratori», dice del resto Ruffilli. Daltra parte non cè altro modo, secondo il neo preside, per salvare luniversità dellarte che ogni anno conta 120 ragazzi tra i 18 e i 30 anni, per circa un terzo provenienti da tutto il mondo (dal Giappone agli Stati Uniti), e 150 tra docenti e specialisti. Perché le casse sono quelle che sono. Un crac appunto. Che secondo lassessore comunale Da Empoli non è da considerarsi però solo sotto il profilo economico. Fondata in piena era sessantottina da un uomo come Carlo Ragghianti, lazionista storico dellarte che era stato presidente del Cln toscano, lUniversità dellarte «è una istituzione di grande prestigio», tiene a dire Da Empoli. Aggiungendo però: «Adesso sembra di capire che, accanto alla crisi economica e finanziaria, ci sia una crisi didentità che riguarda anche la strategia e il ruolo di un istituto di quel valore». Un problemino non da poco, conclude in sostanza lassessore alla cultura, che rotola adesso tra i piedi del neo preside delluniversità Ruffilli. A sua volta chiamato in causa, non dallassessore, ma da uno studioso come Giorgio Bonsanti, docente e tecnica del restauro a Firenze, che fa anche parte del comitato scientifico dellUia. Motivo? Il Tondo Doni di Michelangelo, che il neo preside dellUniversità dellarte ritiene sia stato riportato a nuova vita proprio dallUia, dallistituto fondato da Ragghianti. «Ruffilli dichiara questo? Sarebbe come dire, che so, che il Chievo ha vinto la Coppa dei campioni», fa notare Bonsanti con una battuta. Perché in realtà le cose non sono andate proprio così: «Con quel restauro, lUniversità dellarte non ha mai avuto nemmeno lontanamente a che fare». Il michelangiolesco Tondo Doni è stato restaurato invece negli anni Ottanta, tra il 1984 e il 1985, dal «grande restauratore Ezio Buzzegoli, nel Laboratorio della Soprintendenza per i beni artistici e storici». Ovvero, il laboratorio che proprio in quegli anni era diretto, quando ancora portava quel nome, proprio da Bonsanti.