A Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto gli immobili fuorilegge sono più numerosi di quelli con licenze edilizie "Il sacco edilizio prima che dei privati ha come responsabili le istituzioni" Il sindaco Schiano "Nel mio Comune ci sono 1400 abitazioni illegali, pari a seimila vani" «Contro il cemento selvaggio che deturpa i tesori della città flegrea lunico rimedio valido è commissariare lurbanistica, sottraendola al controllo della speculazione protetta», dice lo storico puteolano Raffaele Giuamminelli. È lultima spiaggia per cancellare una vergogna: in nessunaltra parte del mondo le case fuorilegge, anche per un limite dettato dal comune senso del pudore civico, sono più numerose di quelle con regolare licenza edilizia. Nella grande città flegrea - 150 mila abitanti e quattro Comuni (Pozzuoli. Bacoli, Monte di Procida e Quarto) - questo primato, invece, è stato raggiunto da tempo. E probabilmente verrà anche superato perché il piano paesaggistico è, di fatto, ignorato al pari del vincolo di inedificabilità assoluta sancito trentanni fa. Basterebbe questultimo dato a bollare di inefficienza le istituzioni locali e la Regione che non ha mai esercitato il suo diritto-dovere di controllo. Anche se si è fatta in quattro per mandare avanti, in questo lasso di tempo, la costituzione del Parco dei Campi Flegrei affidandogli la mission di proteggere e migliorare una immagine che tutti sanno, anche a Santa Lucia, essere inesorabilmente compromessa. Facciamo parlare i fatti. «Il vincolo di inedificabilità è del 1982», fa notare Samuele Guardascione funzionario del Comune di Bacoli, «e questo significa che tutte le costruzioni successive a quella data sono fuorilegge». Guardandosi intorno le conclusioni sono facili da trarre e spiegano lo scandaloso fenomeno al quale si tenta di porre un argine con abbattimenti radi e a macchia di leopardo. «Che fanno rumore ma non risolvono», dice Aldo Loris Rossi che, tra laltro dà poco credito allabusivismo singolo: «Dietro la colata di cemento che rischia di seppellire il tesoro dei Campi Flegrei cè sicuramente la camorra». E i segnali, in questo senso, sono stati tantissimi, ma non sono stati presi in considerazione. «Demolire e delocalizzare con una strategia sistematica ha un senso, farlo di tanto in tanto e per singoli episodi serve solo a crearsi un alibi», dice ancora lurbanista. Nella città flegrea, infatti, domina il fai-da-te e il proprietario di una delle tre villette abbattute a Bacoli ha promesso ai suoi vicini che, tempo pochi mesi, la casa se la sarebbe rifatta allo stesso modo, magari un pochino più spaziosa. Lultimo piano regolatore, quello di Bacoli firmato da Luigi Cosenza, è datato 1970, ma da allora si è lasciato briglia sciolta agli speculatori che ne hanno approfittato in maniera indegna: il sindaco di Bacoli, Ermanno Schiano, dopo labbattimento di tre abitazioni a Torregaveta, ha ammesso che nel suo Comune - 27 mila abitanti su una superficie ridottissima - le abitazioni abusive sono 1400, pari, cioè a seimila vani. Segnalare i rimedi, a questo punto, è fiato sprecato, ma bisogna provarci: «Serve un piano a scala di tutta larea flegrea che scongiuri lassalto finale alle preesistenze ambientali e archeologiche. Ma serve soprattutto costruire un futuro possibile agganciando la città flegrea al corridoio transeuropeo di Roma-Napoli-Palermo. La soluzione cè, bisogna trasformare la Domitiana quater in autostrada e agganciarla a Capua e, quindi, al corridoio 1». Dal futuro auspicabile alla realtà drammatica di questi giorni. «Labusivismo edilizio prima che dei privati è colpa delle istituzioni e sotto questo aspetto il territorio flegreo offre esempi addirittura clamorosi». Lo storico commenta così gli ultimi abbattimenti di Torregaveta e cita esempi clamorosi: «Chi ha la memoria lunga ricorda bene che nel 1958 per realizzare lAccademia aeronautica fu necessario tagliare la collina di San Gennaro - o il monte Olibano per i più eruditi - di almeno venti metri e nessuno si oppose. Salvo poi indignarsi quando, a gioco fatto, i privati conclusero lopera urbanizzando freneticamente la collina. E non è finita qui: lIna casa ha costruito sul ciglio della Solfatara e in altre zone scabrose. I privati, quindi, hanno avuto cattivissimi maestri anche se si può dire che gli allievi sono stati più bravi e più spietati».