Trasferite nel 2009 dalle Terme di Diocleziano, Berlusconi chiese di "aggiungere" tre mani e un pene mancanti Il gruppo "arreda" il cortile. Via libera alla restituzione di un Ercole messo nello studio ROMA - Berlusconi è andato via da Palazzo Chigi più di un mese fa per lasciar posto a Mario Monti. Ma Marte e Venere non riescono proprio a tornare a casa. Anche il nuovo presidente del Consiglio, infatti, vuole tenere accanto a sé le statue prestate malvolentieri due anni fa dal Museo delle Terme di Diocleziano dopo che il Cavaliere se ne era invaghito. E ritoccate lanno scorso, tra il disappunto della comunità scientifica, con laggiunta degli arti mancanti. Berlusconi desiderava nel cortile del palazzo di governo limmagine marziale di un imperatore, Marco Aurelio. Ma con tutti gli attributi al loro posto. Il destino del pene e della mano destra di Marte, e quello delle mani amorevolmente protese da Venere, sembra in realtà segnato. Le parti posticce saranno molto probabilmente rimosse dal gruppo marmoreo del 175 dopo Cristo. Ma il momento dell"espianto" resta appeso al ricorso alle urne. È stata rigettata la richiesta di restituzione spedita il mese scorso dalla Soprintendenza archeologica di Roma: Marte e Venere, ma anche la Figura femminile panneggiata e velata facente parte dello stesso prestito, resteranno dove si trovano «fino alla fine della legislatura». Questo era il termine stabilito dallaccordo, siglato il 29 marzo 2009, dallallora soprintendente Angelo Bottini. Poi era arrivato lok al reintegro degli arti mancanti, approvato dal successivo soprintendente (non più in carica) Giuseppe Proietti, ed eseguito dai restauratori interni al ministero Beni culturali secondo un progetto rispettoso sì delle forme, delle dimensioni e del principio di reversibilità. Ma contrario alla teoria del restauro della scuola italiana, da Brandi in poi. E del costo di più di 70mila euro: un prezzo astronomico in tempi di crisi e tagli. Dimessosi Berlusconi, e sebbene la legislatura non sia ancora finita, la direzione del Museo delle Terme ha usato tutto il garbo della diplomazia ministeriale per tentare la restituzione: «Si chiede di conoscere se lesigenza di tenere presso Palazzo Chigi le statue sussiste ancora». «In caso contrario - recita la lettera di metà novembre - siamo pronti a riprenderle». Ma il segretario generale della presidenza del Consiglio, Manlio Strano, ha risposto pochi giorni fa che «le esigenze sussistono ancora». Solo lErcole con cornucopia, alloggiato nello studio del premier, «può essere restituito»: evidentemente la statua, da alcuni identificata come Satiro con cornucopia, simbolo di amore ferino e di fertilità, non rientra più nelle grazie e nel programma iconografico (come la riproduzione della Verità svelata di Tiepolo voluta da Berlusconi per la sala stampa) del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Rosanna Frigeri, direttrice del Museo delle Terme, non si scompone per il rifiuto delle sculture: «Speriamo di riaverle tutte per la riapertura, finiti i restauri, del cortile Ludovisi: lì cè una sala che le aspetta». Lei avrebbe probabilmente preferito che la somma spesa dalla presidenza del Consiglio per laggiunta di pene e mani al Marte e Venere venisse erogata per concludere i lavori nello straordinario museo-monumento di piazza dei Cinquecento. E alla domanda se farà rimuovere le protesi la Frigeri è esplicita: «Decideranno i restauratori, ma non è nostra prassi apportare reintegri a nessuna delle statue della collezione».
ROMA - No al museo, le statue con le protesi restano a Palazzo Chigi
Il presidente del Consiglio Mario Monti vuole tenere accanto a sé le statue di Marte e Venere prestate dal Museo delle Terme di Diocleziano dopo che il Cavaliere Silvio Berlusconi le aveva invaghito. Le statue, che erano state restaurate con gli arti mancanti, erano state restituite al museo nel 2009. Tuttavia, Monti vuole tenere le statue nel cortile del palazzo di governo, dove Berlusconi le aveva richiesto di "aggiungere" tre mani e un pene mancante. Il museo ha risposto che le statue non possono essere restituite, ma ha offerto di riprenderle se le esigenze non sussistono più.
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