A tre mesi dallinizio dei lavori la Grifoni chiese un diverso piano del verde Altro pasticcio su Piazza Minghetti. Il via libera della Soprintendenza ai lavori di riqualificazione è infatti arrivato solo a novembre, quando il cantiere era già aperto da tre mesi. Nellatto la responsabile per i Beni architettonici di Bologna Paola Grifoni chiedeva di «riconsiderare il progetto del verde», ma a quella data tredici alberi della piazza, pruni e due magnolie, erano già stati abbattuti. La Soprintendente frena la giunta anche sul nuovo piano dehors. Il sindaco vorrebbe concedere autorizzazioni più lunghe, «ma i gazebo dei locali devono essere temporanei. A gennaio e febbraio vanno smontati» dice la Grifoni. Dehors si, ma a precise condizioni. A partire dai limiti di tempo, «non più di dieci mesi lanno», e dalle caratteristiche estetiche «in armonia con larredo urbano». La soprintendente della provincia di Bologna Paola Grifoni fissa paletti ben precisi sui gazebo e frena sul "piano" messo in cantiere dal sindaco Merola, che auspica per i locali regole chiare da seguire «senza chiedere il permesso ogni anno». Il percorso per trovare una linea comune tra lamministrazione e la soprintendenza sarà impegnativo e prevede "tappe" intermedie da qui a giugno. La questione dei gazebo a disposizione degli esercizi commerciali, del resto, tiene banco da diversi anni e ha attraversato più di un governo della città. Da Flavio Delbono allex commissario Anna Maria Cancellieri fino a Virginio Merola. «I colloqui con il sindaco sono frequenti» assicura la Grifoni, che su alcuni punti è molto chiara: «I dehors sono strutture temporanee, e come tali devono essere smontate per un paio di mesi lanno. Ad esempio tra gennaio e febbraio, quando fa più freddo. I motivi? Esigenze di pulizia e manutenzione: è quello che si fa in tutte le altre città, dove i regolamenti prevedono determinati limiti». Se da un lato la giunta preme sullacceleratore, dallaltro la soprintendente accende lautovelox: «Tratteremo con lamministrazione, sicuramente si troverà un accordo. Del resto è Palazzo dAccursio che deve farsi carico delle scelte, ma la legge in questo campo ci dà delle competenze ben precise. Capisco che i volti del Codice sono infiniti e possono essere interpretati in tanti modi». A parte i colloqui, Comune e Soprintendenza hanno segnato sul calendario una data approssimativa per fare il punto della situazione. «In primavera verificheremo se le autorizzazioni rilasciate finora per i dehors corrispondono alle regole, ad esempio per quanto riguarda le dimensioni. E per questo sono in atto molti controlli. Inoltre, molti gazebo sono in condizioni poco belle: dalle tende di plastica mezze rotte a quelle di colori diversi, in completo contrasto con lo stile della città» Ma a preoccupare la Grifoni non ci sono soltanto i gazebo fuori dai locali e tutte le regole da mettere a punto con Merola. Sono molte le cose che, a suo giudizio, non vanno e non si dovrebbero vedere in una città come Bologna. Ad esempio «le sedie e i tavolini di bar e ristoranti, che quando sono chiusi o in ferie vengono lasciati fuori, per strada, legati con le catene. Lì attorno si accumula così la spazzatura. Dovrebbero essere sistemati allinterno del locale, si tratta di unabitudine molto brutta che in altre città non avviene». Lo stesso discorso vale per «i "funghi" per il riscaldamento esterno, brutti da vedere». Al di là delle regole da seguire, oltre i tira e molla da una parte e dallaltra, la principale ricetta della Grifoni per una Bologna più bella è semplice sulla carta ma difficile da realizzare: «Tutti dovremmo trattare la città come se fosse casa nostra. Molti comportamenti che abbiamo sarebbero impensabili tra le quattro mura in cui viviamo. Ecco, pensare in questo modo, forse, potrebbe aiutare tutti».