Il progetto del piano strutturale di Chiusi ha appena ricevuto il voto per l'adozione, a 37 anni di distanza dall'entrata in vigore dell'allora piano regolatore. L'obiettivo è stato raggiunto in pochi mesi di lavoro da parte del sindaco Stefano Scaramelli, a chiusura di un percorso iniziato dalla precedente amministrazione, in netto anticipo rispetto alla promessa dei dodici mesi di tempo fatta in campagna elettorale. Inutile nasconderlo: questo è stato un banco di prova importante, anche sul piano politico, visto che Scaramelli si era speso più volte su una tempistica che, ai più, appariva poco realistica. Invece sono state bruciate tutte le tappe: appena sette mesi sono stati sufficienti l'adozione in consiglio. Il futuro di Chiusi, almeno per i prossimi 15-20, anni passa dai contenuti appena adottati, sia pure suscettibili di eventuali osservazioni prima dell'approvazione definitiva, imminente. Peraltro, il progetto di piano è stato adottato dopo numerose iniziative all'insegna della trasparenza e del dialogo, come dimostrano le tavole e i contenuti da tempo visibili sul web, oppure la disponibilità del sindaco a ricevere cittadini su questo argomento specifico per intere giornate, fino alla mezzanotte. Ora ci si può concentrare sui contenuti, e iniziare a prefigurare la Chiusi del 2020. L'obiettivo è chiaro: la città di Chiusi deve crescere, ma con giudizio. Così, ben il 75 volumetrie previste sarà determinato dal completamento e dal recupero dell'esistente. E, ancora, si pensa a uno sviluppo che conti sulle potenzialità che il territorio comunale offre, conciliando insieme tutela e sviluppo sostenibile. Chiusi è stata paragonata a un tavolo a sei-sette gambe, tanti sono i filoni di sviluppo economico su cui contare. E il Comune non ne vuole tagliare nemmeno una. Da citare la volontà di far crescere centro storico e scalo fino a saldarle, ma dentro un perimetro già urbanizzato, e quella di non sviluppare centri commerciali all'esterno, ma di valorizzare negozi nei centri abitati, specie nelle zone sottoutilizzate. Alla fine, le città unite saranno interessate da un nuovo, grande centro commerciale naturale. Potranno nascere nuove strade per mitigare i problemi di traffico, e ogni area potrà continuare a svilupparsi secondo le attuali vocazioni: ad esempio, la zona industriale resterà quella di fondovalle e si coniugherà sempre di più con quelle di Cetona e Po' Bandino, frazioni come Montallese potranno crescere, in proporzione, come il resto del Comune. Grandi contenitori come l'ex centro carni e la vecchia fornace, ormai un rudere, potranno evitare di "mangiare" nuovo territorio. Altre zone come quella del casello autostradale saranno valorizzate con strutture a supporto del turismo. Ovviamente l'archeologia e il centro storico, l'ambiente e il lago, l'agricoltura e i paesaggi saranno oggetto di rilancio ma anche di tutela: particolare attenzione è stata posta ai problemi idrogeologici, con uno studio all'avanguardia, attento alle nuove normative sul rischio idraulico. La sicurezza del territorio lascia prefigurare una città di 10mila abitanti, che si confermi il naturale baricentro delle infrastrutture, e porta di accesso della Toscana. "Ma anche una città - aggiunge il sindaco - che sia attenta alla coesione sociale, che curi gli spazi pubblici, sia al servizio del territorio circostante e in equilibrio con la sua storia e il suo ambiente, che pensi a uno sviluppo sostenibile. In una parola, guardiamo alla qualità della vita e al benessere delle generazioni future"