Antonio Bueno, Giò Pomodoro, Cremonini, Tirinnanzi e molti altri grandi impressi nei carboncini. Fino ad oggi erano lorgoglio appeso ai muri delle classi e dei laboratori, testimonianze di un sapere tramandato a giovani che negli anni sarebbero diventati specialisti allOpificio delle Pietre Dure, designer di successo o direttori di famosi musei. «Da adesso in poi quei disegni sono lunica possibilità. Cerchiamo compratori», dice Massimo Ruffilli, da poche settimane divenuto preside a Villa il Ventaglio. Nata per impulso di Carlo Ragghianti nel 1968, lUia ha le casse ridotte allosso. «Se non riceveremo aiuti o donazioni, a febbraio chiuderemo, si spegneranno così più di 40 anni di storia. Uno dei centri formativi che, dopo lalluvione del 66, ha reso Firenze la capitale della conservazione dei beni culturali nel mondo verrà inghiottito dalloblio delle istituzioni». Da punto di riferimento per la formazione di esperti nel restauro di affreschi, dipinti, sculture lignee, progettazione di giardini e museologia, la residenza progettata dal Poggi per Firenze Capitale sul colle di San Domenico potrebbe diventare un rudere storico, un relitto della conoscenza. Da dieci anni il ministero dei Beni culturali riduce costantemente i fondi necessari alla gestione della didattica. «Gli ultimi tagli ci condannano - dice il preside - da 200 mila euro che riceveva, la Fondazione questanno ne avrà solo 20mila». Una sforbiciata del 90 per cento. «Non bastano nemmeno per accendere i riscaldamenti», continua il preside.. Nell85, grazie allUia riprese vita il Tondo Doni di Michelangelo. Nel 2010 sono riaffiorati dalla patina di smog e incrostazioni gli affreschi dellAllori in Santissima Annunziata, nel 1991 unequipe di giovani guidati da Umberto Baldini, allepoca preside dellistituto, fece riemergere dalla polvere le pitture murarie nella casa del bracciale doro a Pompei. Nei 7.000 metri quadrati di stanze e gallerie dellUia fino a un mese fa circolavano quasi 300 persone. Oggi nei corridoi si gela, sui 10mila volumi della biblioteca cominciano a posarsi buio e polvere. Nel comitato scientifico dellateneo figurano Mina Gregori, la soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini, Giorgio Bonsanti, Giovannangelo Camporeale, Bruno Santi, Mario Lolli Ghetti. Anche grazie a loro, lUia ha evoluto la sua offerta formativa. Gli oltre 8.000 studenti transitati per questa villa non si sono limitati al restauro. Ogni anno 120 ragazzi fra i 18 e i 30 anni (il 30 per cento stranieri provenienti da Giappone, Sud America e Stati Uniti) imparavano a progettare giardini, gestire musei antichi e moderni, mescolano le vecchie tecniche della salvaguardia alle nuove frontiere della diagnostica informatica. «Qui è stato creato anche il primo dizionario del restauro che esista al mondo. E paradossale, sarebbe un unicum editoriale, ma rischia di non venir mai pubblicato», sospira Ruffilli. Gli ultimi ad essersi laureati a Villa il Ventaglio, sopra le curve del parco che il Poggi ispirò al viale dei Colli e alle rampe di San Niccolò, potrebbero essere i venti ragazzi incoronati nellultima sessione di novembre. Alle telefonate e alle mail di chi chiama per iscriversi, per ora i funzionari rispondono con formule vaghe. Perfino i giardini rischiano labbandono. «Sono qui da più di trenta anni - racconta la segretaria Daniela Ristori - Pensare che via delle Forbici tornerà ad essere solo una delle tante strade di Firenze inerpicate verso Fiesole mi fa male al cuore». Anche perché la chiusura dellUia costerebbe il posto a 150 docenti e specialisti. «Per molti di loro - dice Ristori - significherebbe dover rinunciare allunico stipendio». Sono ancora molte le opere da restaurare inviate qui dalla Soprintendenza. «Ma oggi - dice Ruffilli, anche direttore del corso di laurea in design alluniversità di Firenze - il restauro offre pochi sbocchi professionali, soprattutto in un mercato che ignora la difesa dei beni artistici. Io vorrei rivitalizzare questa struttura puntando sui corsi di design. Ogni anno 800 ragazzi provano a superare i test di ingresso dellateneo fiorentino, 650 vengono esclusi. E un patrimonio che non vorremmo regalare ai privati».
FIRENZE - Listituto che ha ridato vita al Tondo Doni costretto a vendere le incisioni donate dagli artisti
Riassunto in 200 parole:
La Villa il Ventaglio, un centro formativo per la conservazione dei beni culturali, è in pericolo di chiusura a causa di mancanza di fondi. Il preside Massimo Ruffilli spiega che il centro riceve solo 20mila euro, il 90% dei fondi che aveva in passato, e che ciò lo condanna a chiudere. La villa è stata fondata nel 1968 e ha formato oltre 8.000 studenti, tra cui esperti nel restauro di affreschi, dipinti e sculture lignee. Il centro ha anche creato il primo dizionario del restauro al mondo. Tuttavia, il mercato del restauro non offre molti sbocchi professionali, e il centro è in pericolo di abbandono.
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