In quasi due secoli di vita non ha mai avuto una «fissa dimora» e neanche una catalogazione che ne permettesse una rilettura precisa. Documenti trasmessi dalla Diocesi di Mazara del Vallo nelle anno in cui -1844 - fu eretta la novella sede vescovile trapanese e poi quelli che nei decenni si sono sedimentati nel tempo. Dal 2006 don Alberto Giardina, con la consulenza scientifica di Stefania La Via, ha iniziato a riordinare tutto, inventariare con metodo storico in base a tre principi guida: rispetto dell'integrità dei fondi, del principio di provenienza e dell'intangibilità delle serie. Così è nato l'Archivio storico diocesano che oggi alle 17 s'inaugura al Palazzo vescovile sul corso Vittorio Emanuele a Trapani, alla presenza del soprintendente archivistico per la Sicilia Aldo Sparti e del vescovo monsignor Francesco Miccichè. Una fonte preziosa per la ricostruzione della storia religiosa e civile della città e del suo territorio. Dentro ci sono 2.500 reperti, tra pergamene, buste, registri, rolli, mazzi, pacchi legati, volumi, che rileggono la storia degli anni remoti rispetto a quello di fondazione della Diocesi di Trapani. I documenti più antichi sono quelli trasmessi dalla Diocesi di Mazara del Vallo, sino al 1844 unica sede vescovile in provincia. Il resto arriva dal Fondo della Curia di Trapani. Documenti unici per la prima volta resi pubblici. Come il frammento di pergamena in caratteri arabi con decorazioni in oro e in rosso che era la camicia originale di un quinterno contenente un elenco numerato dei contraenti matrimonio dal 1542 (I indizione) al 1544 (III indizione). L'elenco fu conservato nel Fondo Curia Vescovile di Mazara del Vallo (sezione Cancelleria Vescovile), all' interno della busta 2 della Serie Pratiche Matrimoniali e Stati liberi. «Il frammento, ripiegato e con tracce di cucitura, doveva originariamente appartenere ad un codice perduto - spiega Stefania La Via -, i caratteri erano stati indicati approssimativamente come caratteri cufici del IV sec. dell'egira, ma sarebbe necessario un esame paleografico più approfondito. In tal caso si tratterebbe di un frammento di codice di epoca normanna». Quello che si legge, secondo Titti De Simone, sono tre versetti coranici tratti dalla Sura delle api. Tra i documenti esposti anche la bolla di erezione della Diocesi di Trapani che, secondo Stefania La Via, lascerebbe spazio ad un' ipotesi storica straordinaria: Trapani sarebbe stata, sin dal IV secolo, sede di una chiesa particolare di rito bizantino. «Seguendo il filo di tali ipotesi si potrebbe affermare che la conquista normanna e il successivo processo di latinizzazione non avrebbero soppresso il vescovado di Trapani il quale, avendo presumibilmente la sua sede nella chiesa di San Nicola, avrebbe continuato a vivere fino alla totale estinzione dei fedeli di rito greco». «Si tratta di documenti che hanno non solo una valenza religiosa, ma anche civile e che danno la chiave di lettura per comprendere l'evoluzione nel tempo per il tessuto socio-economico e religioso delle nostre comunità - dice il vescovo monsignor Francesco Miccichè -. La Chiesa di Trapani è chiamata a vivere la convulsa stagione della storia contemporanea avendo presenti le proprie radici, riscoprendo la propria storia che parte da lontano». La nuova sede dell' Archivio dispone di 18 postazioni di studio (di cui due per diversamente abili), scaffalatura per 400 metri lineari, tre postazioni intenet e impianto wi-fi per tutta la sala lettura.