Il più antico museo della Puglia ieri ha presentato al pubblico la sua nuova veste, un allestimento che ha consentito di visitare il suo ingente patrimonio, riorganizzato seguendo nuovi criteri, in quattro sezioni. Si tratta del Museo provinciale di Lecce, fondato nel 1868 dal duca di Cavallino Sigismondo Castromediano; poi acquisito dalla Provincia nel 1967 e ristrutturato attraverso un progetto museografico, firmato dall'architetto Franco Minissi. In questi ultimi anni il museo aveva ospitato importanti mostre temporanee, che avevano in qualche modo stravolto la fisionomia dell'allestimento. E, come ha ricordato il direttore Antonio Cassiano, «da quando si è avuta l'opportunità di organizzare le mostre presso la sede di san Francesco della Scarpa, si è potuto rimettere mano alle quattro sezioni del museo», che sono: la pinacoteca, una dedicata agli artisti dell'800 e del '900, quella delle arti applicate e il museo archeologico topografico. Si sono potute quindi sistemare le varie collezioni, occupando anche locali che erano precedentemente adibiti ad ospitare la biblioteca provinciale, trasferita da tempo presso altra sede. E' importante ricordare il criterio che ha guidato la riorganizzazione. Si è inteso far emergere l'attività di recupero del collezionista Sigismondo Castromediano, figura salentina di spicco, politico, uomo di cultura, appassionato di archeologia, di cui quest'anno ricorre il bicentenario della nascita. In alcuni casi sono collocati, nella stessa sezione, varie tipologie di pezzi, per cui si possono ammirare una scultura del Riccardi affianco a un polittico veneziano o a un incensiere in argento, tutti legati da un comune denominatore, ovvero il tempo di ingresso nelle collezioni del duca. E l'altro elemento caratterizzante è quello del raggruppamento per temi, come ad esempio quello degli approdi che evidenzia le diverse stratificazioni culturali e l'incontro fra Oriente e Occidente avvenuto nei secoli in Salento. Questa fase di riordino, che necessita comunque di ulteriore tempo per mettere a punto i dettagli, ha comportato anche un nuovo progetto di comunicazione museale, che si avvale di pannelli didattici in tre lingue; schede di approfondimento e, per il prossimo futuro, è prevista anche l'attivazione di totem multimediali per ogni sala. Un viaggio lunghissimo dunque si può percorrere nel museo, a partire dalla preistoria con la Grotta dei cervi di Porto Badisco, per giungere alla civiltà messapica e agli insediamenti romani, ai diversi scavi e ritrovamenti di Lecce, Rudiae, Cavallino, Roca, Poggiardo, per fare tappa nella sezione di ceramiche, avori, bronzi, argenti barocchi. Nella pinacoteca sono esposti i dipinti che documentano gli influssi bizantini e veneziani sugli artisti locali. Un interessante confronto riguarda i bozzetti raffiguranti il Martirio di Sant'Agata. Sono esposti affiancati quello firmato dal pittore gallipolino Andrea Coppola e quelli di Francesco Solimena e di Nicola Malinconico, allievo di Luca Giordano, i quali rappresentano la scena del martirio assecondando una maniera più teatrale e barocca. Le testimonianze del '600-'700 pongono in risalto l'influenza che sugli artisti locali come Serafino Elmo e Oronzo Tiso hanno avuto protagonisti quali Francesco De Mura, Corrado Giaquinto, Francesco Solimena e Luca Giordano. Infine, il museo raccoglie una sezione di salentini contemporanei, e tra questi ricordiamo Vincenzo Ciardo, Carlo Barbieri, Gaetano Martinez, Aldo Calò. Dal riordino dei depositi è anche emerso materiale inedito che è entrato a far parte del nuovo allestimento. La cerimonia di inaugurazione è avvenuta alla presenza delle classi del IV Circolo didattico di Lecce; così da evidenziare l'importanza del museo sotto il profilo della didattica e della divulgazione nelle scuole. E il museo Castromediano intende così affermarsi, sul territorio, come riferimento e privilegiato luogo di incontro per la cultura.