Roma resta senza soprintendente all'Archeologia, e sale la polemica. Adriano La Regina, da 28 anni alla guida di una Soprintendenza tra le più importanti d'Italia, è tra i dirigenti "prorogati" oltre i 67 anni, che sono stati costretti a lasciare il proprio posto a causa di una questione di natura tecnica. La causa, precisa il portavoce del ministro della Funzione pubblica Mario Baccini, non dipenderebbe però da una circolare emanata dal suo dicastero, ma dalle norme contenute nella Finanziaria 2005. «La legge - spiega una nota del ministero - prevede esplicitamente che il trattenimento in servizio fino a 70 anni sia sottoposto alle disposizioni indicate nella Finanziaria in materia di assunzioni, congiuntamente alle risorse finanziarie disponibili nel dicastero di appartenenza». Tra i collaboratori di La Regina, in Soprintendenza, regna lo sconforto. «Ci sentiamo orfani di un personaggio davvero unico», dicono in molti. «Dopo la legge di quest'estate, pensavamo di avere davanti un periodo di 3 anni per dare corpo all'autonomia della Soprintendenza, che è appena partita - racconta un archeologo - Ci sono vari importanti progetti che sono stati avviati: primo tra tutti il restauro della Domus Tiberiana, alle pendici del Palatino, per cui sono stati stanziati 5 milioni di euro del Lotto che servono innanzi tutto per interventi di consolidamento del colle che rappresenta il cuore più antico della città». In cantiere ci sono interventi sul Colosseo, il completamento del sistema museale romano con l'ampliamento del Museo delle Terme, Miglioramenti sono previsti anche a Palazzo Massimo. Nel parco dell'Appia Antica, dove sta per riaprire, dopo gli ultimi interventi di restauro, la Villa dei Quintili, c'è da acquisire la tenuta di Santa Maria Nova e realizzare nella tenuta di Villa Capo di Bove il centro di documentazione intitolato ad Antonio Cedema. «C'è molto lavoro, è sotto gli occhi di tutti conferma un architetto della Soprintendenza- e La Regina non è assolutamente una figura rimpiazzabile». L'auspicio di un rientro in servizio dell'ex soprintendente arriva anche dal direttore regionale dei Beni culturali del Lazio. Luciano Marchetti. «Spero che, ammesso che non si trovi una soluzione perché possa rimanere - sottolinea Marchetti - ci sia almeno la possibilità che il ministro Urbani gli dia un incarico come consulente. Perché il bagaglio della sua esperienza non vada perduto e se non può operare nei ruoli, possa almeno colla-borare dall'esterno».