Un custode si è accorto dell'ennesimo cedimento negli scavi La soprintendente: occorre una accelerazione nello sblocco dei fondi POMPEI - Alle 11 di ieri il custode ha fatto il suo solito giro. Tanti turisti e tempo soleggiato. Un po' di vento forte ma nulla di preoccupante. «Qui a far paura è solo la pioggia battente», avrà pensato. Aveva torto. Alle 12, il nuovo giro e l'allarme. Uno dei pilastri esterni della casa di Loreio Tiburtino era appena crollato. Fortunatamente nessun turista nei paraggi. La Soprintendenza è informata e dopo circa tre ore viene diffuso un comunicato sull'accaduto. Cosa che la prima volta, quando a cadere fu la Schola Armaturarum, non fu fatta, e scoppiarono polemiche feroci. La notizia, però, è subito addolcita con frasi che sminuiscono l'importanza del cedimento. «Il pilastro crollato - si appresta a spiegare la soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro - è elemento isolato, non portante, quindi la sua caduta non ha causato altri danni. I motivi? Ora c'è un sequestro e si capirà. Il problema di Pompei resta comunque la messa in sicurezza». Così un altro pezzo degli Scavi viene chiuso, transennato come tante altre strade della città antica che negli ultimi anni cade a pezzi con disarmante continuità. Sbarrata la domus di Loreio Tiburtino, una delle più visitate per il suo giardino; uno scrigno pieno di segreti da svelare per archeologi ed esperti, uno spazio di enorme fascino per i turisti che in un attimo si sentivano trasportati nel tempo. Un luogo in cui era facile immaginare i banchetti, in cui addirittura vi era una fontana che riproduceva il grande Nilo. Chiusa, sbarrata per crollo. Anche il ministero si è affrettato a rassicurare tutti: fondi speciali per intervenire e rimettere a posto il pilastro caduto e rafforzare gli altri. E' la logica dell'emergenza. Ma la soprintendente corregge: i lavori nell'area si fanno già. «In questo periodo stiamo effettuando a Pompei varie opere di messa in sicurezza, ma la città è enorme - spiega Cinquantaquattro. - Nel caso di Loreio Tiburtino l'area è stata scavata negli anni Cinquanta da Amedeo Maiuri, poi ha conosciuto restauri negli anni '80 e da allora più nulla. I lavori del commissariamento non hanno interessato questa parte». La soprintendente si è poi rammaricata «I tempi per utilizzare i fondi europei sono ancora lunghi, come ci ha spiegato domenica scorsa il ministro Ornaghi nella sua visita». I lavori, a quanto pare, avrebbero dovuto iniziare ad ottobre 2012. Ora però, dopo il nuovo crollo il ministero assicura: «Le procedure europee possono essere velocizzate, i tempi per gli interventi a Pompei si possono accelerare - spiega il segretario generale Antonia Pasqua Recchia - nei primi mesi del 2012 partiranno gli interventi di diagnosi delle insulae e di mitigazione del rischio idrogeologico. I primi interventi di restauro e messa in sicurezza, 39 progetti per 47 milioni, saranno messi a bando nei primi mesi del 2012 ed i cantieri avviati entro la prima metà dell'anno». Per Luisa Bossa, deputata Pd, «quello di Pompei è uno strazio senza fine. Facciamo denunce da tre anni, ormai. Ma l'area archeologica più importante del Paese continua a franare». Più duro Antonio Irlando, dell'Osservatorio sul Patrimonio Culturale. «La domanda che in tanti nel mondo si fanno - spiega - è conoscere di chi è la responsabilità del vergognoso stato di conservazione degli Scavi. E invece continuiamo a leggere sgomenti dichiarazioni sconcertanti che minimizzano. Ma tutti sappiamo che ogni pezzo di Pompei che crolla è un danno irreparabile al patrimonio archeologico italiano». Ora si aspettano i fondi. Ma quelli passati? Nel piano triennale del 2008 erano stati stanziati 470 mila euro per restaurare la domus di Loreio Tiburtino. Mai spesi, lavori mai fatti. In cinque anni a Pompei non sono stati spesi 231 milioni di euro, messi a disposizione dal ministero, per la manutenzione dell'area archeologica. Soldi che potevano salvare le domus crollate, come la Schola Armaturarum, o evitare cedimenti di soffitti e intonaci e magari salvare qualche affresco. Per la precisione, di questi fondi, sono stati utilizzati alla voce «manutenzione», nel biennio 2007-2008, solo 165 mila euro (per tagliare le erbacce). Un raffronto? Negli stessi anni la Soprintendenza di Roma ha speso, per interventi conservativi dei suoi monumenti 17 milioni di euro. Cento volte di più. Dati che sono stati sottolineati nella relazione della Corte dei Conti dello scorso anno, che parla apertamente di sprechi, così come viene riportato anche nella interrogazione parlamentare della senatrice Diana De Feo del Pdl presentata a settembre. Altri soldi però sono stati spesi, come i cinque milioni di euro per la maxi biglietteria costruita e mai aperta perché manca una condotta d'aria. Ma il sottosegretario ai Beni, Vittorio Cecchi, che ha preparato l'intervento da 105 milioni per Pompei, assicura: «Finchè non parte il piano, finchè non si verifica lo stato di conservazione di ogni lacerto, di ogni edificio, non avremo la certezza che non accadano più cose del genere».