La storia Il primo scavo nel 1916 Nel 1950 Maiuri impiantò laterizi A provocare la rovinosa caduta forse il vento forte e il gelo, la malta è ormai soltanto sabbia Vento, pioggia e gelo, oltre alla malta vecchia e diventata quasi solo sabbia, avrebbero provocato secondo gli addetti ai lavori la caduta del pilastrino di laterizi del pergolato esterno della casa di Loreio Tiburtino a Pompei. E nelle stesse condizioni di quel pilastro si trovano quasi tutte le altre colonne del pergolato, che per quel motivo sono state puntellate. La domus (così detta da alcune scritte di propaganda elettorale a favore di tali Loreius e Tiburtinus) si trova alla fine di Via dell'Abbondanza, su cui si affaccia con l'ingresso principale. L'ingresso secondario, invece, si apre sullo spazio situato di fronte alla Palestra Grande e a poca distanza dall'Anfiteatro. Venne scavata dal 1916 in poi da Vittorio Spinazzola ed è una delle case più grandi e belle di Pompei. Non è mai stata interessata da una consistente campagna di recupero architettonico. Il pilastro crollato, difatti, è costituito da laterizi moderni impiantati sui resti delle colonne antiche, negli anni '50 del secolo scorso, quando era soprintendente Amedeo Maiuri. Gli unici interventi recenti di restauro, salvo sporadiche operazioni di manutenzione ordinaria, hanno riguardato il giardino, nel 1992, e gli apparati decorativo-pittorici; questi ultimi, finanziati per un importo di quasi 460 mila euro, nel 2010. L'edificio, tra i più visitati dai turisti, si caratterizza per la loggia porticata lungo la quale corre un canale d'acqua impreziosito da statue d'animali, erme, muse e da un tempietto a quattro colonne da cui prendono vita giochi d'acqua di fine bellezza. L'ultimo proprietario della casa fu Ottavio Quartione, del quale, al momento dello scavo dell'edificio, venne ritrovato l'anello-sigillo in bronzo. E quasi certamente fu lo stesso Quartione a trasformare la domus in un vero e proprio luogo di culto sacro a Iside, divinità egiziana molto venerata nella Pompei del I secolo dopo Cristo. Poppea, la terza moglie di Nerone, che a Pompei aveva familiari e parenti, fu devotissima alla dea. La casa, secondo gli archeologi, durante i riti in onore di Iside, veniva allagata nell'area che comprendeva il giardino e il canale con tempio per simulare lo straripamento del fiume Nilo, in Egitto. L'acqua scaturiva dal centro del terrazzo superiore e si avviava lungo il canale con tempietto, fiancheggiato da viali coperti da pergole. I sacerdoti officiavano e completavano il rituale versando nel canale dell'acqua raccolta sulle rive del sacro fiume. Sulla loggia principale della casa, poi, si affacciano le stanze più sontuose della domus. A destra, c'è un triclinio con alto zoccolo e finto marmo nella cui fascia inferiore sono riportate scene ed episodi dell'Iliade mentre nel registro superiore è raffigurata una scena derivata dalla leggenda di Ercole. Sul lato ovest della terrazza c'è una stanza considerata come uno degli esempi più belli della pittura cosiddetta di IV stile pompeiano che propone architetture fantastiche e di grande scenicità. Altro elemento di eccezionale valore scientifico e archeologico della domus è dato dall'unica firma lasciata da un pittore a Pompei: «Lucius pinxit», ovvero Lucio dipinse, che si trova su una delle edicole dipinte sulla parete destra della fontana superiore. Le reazioni Bossa: «Strazio senza fine» «Uno strazio senza fine, la storia dei crolli agli scavi di Pompei» così Luisa Bossa, deputata Pd, ex sindaco di Ercolano commenta l'ennesimo crollo. «È ora di uscire dall'emergenza. Occorre un investimento finalizzato al rilancio della tutela e della conservazione ordinaria del sito» chiede invece in una nota Giulia Rodano, responsabile nazionale Cultura e Istruzione dell' Idv. Chiede Invece di sapere «di chi è la responsabilità del vergognoso stato di conservazione degli Scavi» Antonio Irando dell'Osservatorio Patrimonio Culturale.
Pompei. In un secolo mai interventi di restauro, ora si puntellano le colonne gemelle
La domus di Loreio Tiburtino a Pompei è una delle case più grandi e belle del sito archeologico. Fu scavata dal 1916 e non è mai stata interessata da una campagna di recupero architettonico. Il pilastro crollato è stato sostituito con laterizi moderni. Gli unici interventi recenti di restauro sono stati il giardino nel 1992 e gli apparati decorativo-pittorici nel 2010. La casa si caratterizza per la loggia porticata con canale d'acqua e statue. L'ultimo proprietario della casa fu Ottavio Quartione, che la trasformò in un luogo di culto sacro a Iside.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo