Alla domus Loreio Tiburtino Scavi di Pompei senza pace: è crollato un pilastro della casa di Loreto Tiburtino, una delle Domus più prestigiose inserite nell'itinerario classico. A provocare il nuovo crollo, un colpo di vento. La soprintendente Cinquantaquattro minimizza: «Elemento isolato privo di funzione portante e rilievo artistico". Avviata un'inchiesta. Il sottosegretario Cecchi: risorse non ancora disponibili La Soprintendente: nessun rilievo artistico A Pompei un nuovo crollo ha interrotto la fiduciosa attesa di «normalità» invocata una settimana fa dal ministro Ornaghi. A cedere, ieri mattina, secondo quanto ha comunicato nella tarda mattinata la Soprintendenza - è stato uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio Il, Insula ll): «Un elemento isolato che non aveva alcuna funzione portante né rilievo artistico», la cui caduta non ha causato altri danni. Quanto alle cause del crollo, avvenuto in un'area scavata negli anni Cinquanta da Amedeo Maiuri, restaurata negli anni Ottanta e poi mai più toccata, «c'è un sequestro e si capirà - ha detto la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro - ma è certo il fatto che il primo problema di Pompei resta la messa in sicurezza». Adesso, negli Scavi, c'è una nuova area sotto sequestro: una delle più belle Domus della città antica, inserita anche nei percorsi notturni delle Lune di Pompei, resterà interdetta ai visitatori, chiusa dal nastro di plastica bianco e rosso e dai sigilli della Procura di Torre Annunziata. «Apriremo un nuovo fascicolo d'inchiesta sull'ennesimo crollo. Noi siamo l'organo di repressione - commenta il procuratore Diego Marmo - a fare prevenzione dovrebbero essere i responsabili della gestione della Soprintendenza». «In questo periodo - spiega la Cinquantaquattro - stiamo effettuando a Pompei vari lavori di messa in sicurezza, ma l'area come si sa è enorme. Purtroppo i tempi per utilizzare i fondi europei sono ancora lunghi, come ci ha spiegato il ministro Ornaghi nella sua visita a Pompei». In serata dal ministero il neosegretario generale Antonia Pasqua Recchia fa sapere che si provvederà immediatamente, con i fondi ordinari della Soprintendenza, a mettere in sicurezza gli altri pilastri del pergolato, e che i tempi per gli interventi con i fondi europei si possono accelerare, assicurando che il Grande Progetto Pompei, per il quale mercoledì è arrivato dall'Ue anche il sì alla finanziabilità, «sarà pienamente operativo per 105 milioni di euro già entro il prossimo gennaio». «Nei primi mesi del 2012 - conclude il segretario generale - partiranno gli interventi di diagnosi delle insulae e di mitigazione del rischio idrogeologico. I primi interventi di restauro e messa in sicurezza (39 progetti per 47 milioni di euro) saranno messi a bando nei primi mesi del 2012 ed i cantieri avviati entro la prima metà dell'anno. Le gare per gli altri interventi (per un valore di 38 milioni di euro) potranno essere realizzate, come ha ricordato il ministro nella sua recente visita a Pompei, secondo una previsione prudenziale, entro i mesi di settembre-ottobre del prossimo anno». L'ultimo crollo clamoroso, quello di un pezzo di muro romano dalle parti di Porta di Nola, era avvenuto il 22 ottobre scorso. Poi ieri è venuto giù un pilastro. E potrebbe non fermarsi qui. «Finché non parte il piano, finché non si verifica lo stato di conservazione di ogni lacerto, di ogni edificio, non avremo la certezza che non accadano più cose del genere» ammette il sottosegretario Roberto Cecchi, fino a poche settimane fa segretario generale del Mibac e autore del piano per Pompei finanziato con i 105 milioni di fondi Ue. «Al momento non mi risulta che siano arrivate risorse e non è possibile affidare incarichi senza copertura finanziaria. Mi risulta - conclude il sottosegretario - che la soprintendenza faccia fare costantemente delle verifiche».