Qui si studia, si lavora, si arriva ignorando delle cose e si esce sapendole, fa bene a chiunque Come tante altre cose belle dell'Italia, la Biblioteca Nazionale di Firenze non nasce dal niente, centocinquant'anni fa, col Regno d'Italia. Esisteva già, a Firenze, il fondo di circa trentamila volumi che Antonio Magliabechi, il bibliotecario di Leopoldo de' Medici, aveva donato «a beneficio universale della città» nel 1714; ed esisteva la Biblioteca Palatina (cioè «di palazzo»: Palazzo Pitti) dei Medici-Lorena. Nel 1861, il neo-ministro dell'Istruzione pubblica Francesco De Sanctis dispone con un decreto la riunione della Magliabechiana e della Palatina, e da questa somma, e ulteriori addizioni, nasce la Biblioteca Nazionale. Per più di mezzo secolo la sua sede è nel complesso degli Uffizi, poi lo spazio non basta più, e dal 1935 la Nazionale sta nel grande edificio sontuoso, massiccio, non bello (incredibile che solo vent'anni lo separino dalla stazione di Michelucci, che sembra venire da un altro pianeta) costruito apposta in piazza dei Cavalleggeri, con splendida vista sull'Arno (e viceversa: anche l'Arno ha una bella vista sulla biblioteca e magari non l'avesse avuta nel novembre del 1966). E così oggi arrivate in piazza dei Cavalleggeri in bicicletta, ormeggiate la bici a una rastrelliera (quelle non ancora divelte dalle macchine che parcheggiano negli spazi riservati), cercate di non guardare l'ingresso tipo mobilificio, frutto di una recente atroce ristrutturazione, entrate e godete, gratuitamente, di uno dei più grandi patrimoni librari nazionali. Potete farlo al piano di sotto, nella sala grande; o al piano di sopra, nella sala riservata (riservata, credo, a studenti universitari e studiosi, qualsiasi cosa significhi questa etichetta); o, se vi occupate del passato remoto, potete usare la sala manoscritti. Potete stare seduti, potete passeggiare tra gli scaffali, potete (anche a questo servono le biblioteche) perdere tempo. Sono infinite le cose che non vanno, infinite le cose che bisognerebbe migliorare ma, a esser giusti, il primo sentimento che dovreste provare è di pura gratitudine per tutte le persone che hanno lavorato e lavorano e pagano le tasse perché voi possiate, adesso, leggere e passeggiare. Sembra una cosa scontata, ma non lo era fino a qualche decennio fa, e potrebbe non esserlo fra qualche decennio. Assaporate l'attimo. Ai compleanni si festeggia senza recriminare, e senza stare a fare il conto degli acciacchi e delle rughe. Ciò detto, bisogna pur dire che quella bellissima cosa che è la Biblioteca Nazionale se la passa maluccio: pochissimi soldi per gli acquisti e la manutenzione dell'edificio, poche possibilità di carriera per il personale, nessun turn-over. E il destino di tutte le istituzioni culturali, si dirà. E' vero, ma le biblioteche sono le istituzioni più importanti di tutte. Nei musei si passa e si guarda, magari distrattamente; nelle sale da concerto si passa e si ascolta, magari distrattamente; nelle biblioteche si sta, si studia, si lavora, ci si entra ignorando delle cose e si esce sapendole, ed è un guadagno alla portata di tutti, e che a tutti fa bene. Se ci sono e funzionano, nessuno se ne accorge; ce ne accorgiamo invece se non ci sono o non funzionano, ma allora è tardi per correre ai ripari. Perciò, ripeto, attenzione: non consideriamo ovvio ciò che ovvio non è.
Firenze, Biblioteca Nazionale. Il tesoro per tutti. Entrate, e sorprendetevi
La Biblioteca Nazionale di Firenze è stata fondata nel 1861 con la riunione della Biblioteca Magliabechiana e della Palatina. La sua sede è stata inizialmente nel complesso degli Uffizi, poi nel grande edificio costruito nel 1935 in piazza dei Cavalleggeri. Oggi la biblioteca offre una vasta collezione di libri e manoscritti, accessibili gratuitamente al pubblico. Tuttavia, la biblioteca si trova in una situazione di crisi finanziaria e personale, con pochi soldi per gli acquisti e la manutenzione dell'edificio, e poche possibilità di carriera per il personale. La biblioteca è considerata un patrimonio nazionale, ma la sua importanza è spesso sottovalutata.
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