Saranno dispersi in più sedi i 25 guerrieri nuragici di Monti Prama Recuperate e poi abbandonate nel secondo Novecento dopo secoli di oblio, le statue rischiano di cadere vittime di un malsano localismo Un po' a Cagliari, un po' a Cabras, qualcosa nel Centro regionale di Restauro a Li Punti, presso Sassari. È la spartizione di uno dei più impressionanti gruppi scultorei dell'antichità mediterranea, quello di Monti Prama nel Sinis, presso Cabras, incardinato su 25 statue nuragiche databili fra l'ottavo e gli inizi del settimo secolo a.C. Curioso che l'archeologia e la storia dell'arte si formino sul concetto dell'inscindibilità di un gruppo artistico, e di esso dal suo contesto, rimpiangendo le dispersioni in luoghi diversi, e che in questi giorni si decida il contrario, con una giustificazione di sapore retro: «A Cagliari saranno esposti i pezzi capaci di descrivere meglio il lato artistico, mentre riteniamo che la parte archeologica trovi il suo naturale inserimento a Cabras» e poi «A Li Punti sarà conservata la documentazione riguardante l'intero complesso di Monti Prama». Così il Soprintendente Archeologo di Cagliari e Oristano Marco Minoja in una recente conferenza stampa, mentre il governatore Cappellacci parla di una spedizione all'Expo coreana del 2012 e magari alle Olimpiadi di Londra. Una tenzone particolaristica che getta un'ombra grave sulla fruizione dei «guerrieri» e sulle future ricerche. Eroi nuragici - recuperati e poi abbandonati nel secondo Novecento dopo millenni di oblio, a restauro non ancora concluso evitano il G8, resistono ai tentativi di mandarli all'Expo di Pechino (una velleitaria idea di Mario Resca), a qualche antichizzazione. Ma rischiano di non poter fare nulla contro il virus letale della spartizione e del localismo; di quella che Giovanni Lilliu chiamava civiltà cantonale. Il localismo non sta nella destinazione a Cabras, la più logica, ma nel fatto che alcune statue ci vadano in fretta e furia, in spazi provvisori e non adeguati (si faranno...), perché in quelli che velocemente si approntano non ci stanno tutte. Cagliari, Cabras, Li Punti: un danno alla ricerca e soprattutto al godimento di un bene comune, poiché un racconto si legge compiutamente solo in presenza di tutte le sue parti. A nulla è valsa, almeno finora, la censura del Magnifico Rettore dell'Università di Sassari, Attilio Mastino. Mediazione tripartisan, e magari sono contenti anche Li Punti e alcune istituzioni sassaresi. Avevano reagito a muso duro. Forse, più che contro la separazione del gruppo a lungo ospitato per il restauro, ne chiedevano almeno una parte. Ma non è tutto qui: dei venticinque splendidi guerrieri nuragici di Monti Prama, solo alcuni portano l'arco. Dopo la recente convenzione - settecentomila euro su Monti Prama e Tharros - tra la Direzione generale dei beni culturali della Sardegna e il Ministero, tutti saranno con l'Arcus. Questo è il nome della sinora poco virtuosa e molto discussa società per azioni istituita nel 2004, gallina dalle uova d'oro per lobbies politiche, severamente e più volte censurata dalla Corte dei Conti (maggiori informazioni su www.manifestosardo.org). Andate a vedere le statue tutte assieme a Li Punti, dove sono esposte. Questa visione contestuale potrebbe essere l'ultima.