Novità da Roma nel giorno della conferma del presidente della Biennale Un "comma "nella manovra Monti consentirà di entrare in possesso dell'area militare A metà gennaio in arrivo il sottosegretario alla Difesa, Milone VENEZIA. Ci vorrà ancora un po' di tempo, ma pare proprio che la manovra Monti potrà dare la classica "spallata" al Demanio Militare. Di mezzo - e praticamente da sempre - vi è la questione del "ritorno" dell'Arsenale alla città soprattutto ad uso della Biennale. Senz'altro un bel regalo al presidente Paolo Baratta appena riconfermato nella carica di presidente della Fondazione di Ca' Giustinian. Ora, grazie ad un comma - il numero 50 - della manovra al voto in Parlamento, Venezia potrà avere l'opportunità di utilizzare le cosidette "aree militari" dell'Arsenale senza dover più aspettare i tempi biblici di consegna del Demanio Militare. Come dire: quelle aree potranno tran-quillamente passare in carico a Ca' Farsetti senza per questo far finire sotto sfratto la Marina Militare. Quasi una manovra di "accerchiamento". Ma è questo il risultato di un recente incontro romano del sindaco Giorgio Orsoni con il sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone nel quale è stato affrontato il caso dell'Arsenale. Lo stesso Milone a metà gennaio sarà a Venezia per i dettagli dell'operazione. Esiste - chiarisce il sindaco - attraverso le norme della nuova Manovra Monti la possibilità di il non transitare più attraverso Demanio militare per poter entrare in possesso dell'area della Marina all'Arsenale. Nel documento del presidente Monti è stato inserito un comma che consentirà di poter ottenere dallo Stato quell'area militare senza per questo dismettere le strutture delle forze armate che lì vi si trovano.. Insomma, nessuno sloggio esecutivo, ma "convivenza". .Tutto ciò consentirà - conclude Orsoni - di dare una risposta alle richieste di parecchi Stati che hanno fatto domanda e iniziative le trattative, anche per le imminenti Biennali come quella di Architettura, per avere un proprio padiglione nazionale. E' il caso dell'Argentina, che ha già avuto in consegna l'ex Sala d'Armi e poi Turchia, Emirati Arabi Uniti e soprattutto la Città del Vaticano».