Sull'acquisizione del Collegio Pennisi da parte della Provincia, sono pervenute moltissime telefonate e tre lettere: una del sig. Filippo Abate apparsa nella rubrica "Lo dico a La Sicilia", e due dirette a noi: una dal comitato Lions «Storia, tradizioni e cultura: un patrimonio da salvare», coordinato da Giuseppe La Malfa e Giovanni Continella; l'altra, dal prof. Vittorio Morabito, docente all'Università di Parigi. Il sig. Abate, dopo aver premesso che «da molti anni il Collegio Pennisi non ospita più studenti», osserva che la Provincia si sta accollando una somma enorme che potrebbe essere utilizzata per la sistemazione della rete stradale di Mirabella Imbaccari. Non possiamo condividere l'assunto sia perché il Collegio ospita, dall'indomani della chiusura, gli alunni del Regina Elena - oltre 600 - e la Scuola superiore della Pubblica Amministrazione; sia perché la sistemazione della viabilità rientra in altri capitoli di spesa. Utilizzare denaro che non c'è, appare uno spreco, insiste il lettore, ma egli forse non sa che la Provincia sta pagando 1,4 milioni l'anno per l'affitto di questi locali. Acquistandoli, essi verrebbero risparmiati o potrebbero venire impiegati per rimborsare le rate di un mutuo da contrarre per ristrutturare il Collegio. Le Province verranno soppresse? Motivo di più per fare in fretta. Peraltro, chi subentrerà, dovrà accollarsi attivo e passivo. Di tutt'altro tenore la lettera del prof. Morabito, che ringraziamo per le cortesi espressioni usate nei nostri confronti. Egli auspica che il polo museale venga realizzato subito, sia perché sarebbe una leva insostituibile per sollevare l'economia turistica cittadina, sia perché ogni rinvio ulteriore potrebbe rivelarsi pericoloso. Le preoccupazioni dell'insigne docente sono anche le nostre. Fare saltare l'acquisto ora che ci sono le premesse, sarebbe sacrilego. Il comitato Lions, infine. Prima dell'accordo raggiunto tra Provincia e la Compagnia dei Padri Gesuiti, aveva immaginato, per la creazione di un'area museale, l'impiego dei tre conventi dei Carmelitani, dei Cappuccini e dei Domenicani. Il primo avrebbe dovuto ospitare l'Archivio storico, attualmente in locali inadeguati; il secondo, collezioni legate alle tradizioni etnico antropologiche; il terzo, assieme alla Biblioteca Zelantea, un capiente museo di belle arti. Brevemente: il primo convento è inagibile e, in parte, diruto. Può accogliere solo topi e qualche gatto temerario. Non certamente l'archivio storico. Il secondo, è già occupato da uffici comunali. Almeno per ora, non c'è posto per le collezioni etnico antropologiche. La sinergia tra l'ex liceo classico Gulli e Pennisi e la Biblioteca Zelantea, infine, risponderebbe a esigenze di razionalità e di lungimiranza. Basterebbe sopraelevare la biblioteca per disporre di sale-esposizioni per oltre 1.500 metri quadrati. Le opere d'arte sarebbero già a disposizione. Le collezioni complementari, pure ed esiste già un progetto di massima, approntato da un noto studio cittadino. Cosa manca, allora? La buona volontà. Cioè, tutto. Da qui, l'appello alla Provincia di riservare alle tre esigenze segnalate una parte del Collegio Pennisi. Giuseppe Contarino 22122011