S'inasprisce la polemica per il muro dei Cappuccini che, così com'è, s'insinua nell'area prevista per la rotatoria di collegamento e smistamento fra via Puglia, Riviera Dionisio il Grande, la nuova strada costruita sul sedime della dismessa ferrovia e via Politi Laudien S'inasprisce la polemica per il muro dei Cappuccini che, così com'è, s'insinua nell'area prevista per la rotatoria di collegamento e smistamento fra via Puglia, Riviera Dionisio il Grande, la nuova strada costruita sul sedime della dismessa ferrovia e via Politi Laudien. Stavolta sono autorevoli privati i quali sostengono il no della Soprintendenza al previsto arretramento del muro e «contestano le contestazioni», non meno autorevoli (tutt'altro), di Italia nostra. Sono Ermanno Adorno, Elio Tocco, Paolo Giansiracusa, Rocco Froiio, Pino Di Silvestro e Peppe Giliberti, il quale ultimo è stato, tempo fa, presidente della sezione siracusana di Italia nostra. Questi personaggi affermano innanzitutto che il muro non si tocca e che «i lavori sono fermi per problemi relativi all'appalto e non al muro in questione». E, dopo varie argomentazioni, così concludono: «Per noi il discorso è chiuso: superate le difficoltà burocratiche, relative al fermo dei lavori, si metta mano rapidamente al nuovo progettino per la zona e poi, se per una cinquantina di metri le automobili dovessero subire un minimo rallentamento, non sarà nè la fine del mondo nè un danno grande per la città». I sei firmatari di questa ulteriore polemica, argomentando per sostenere la inamovibilità del muro, risalgono alla «storia di come nasce l'ipotesi della nuova arteria». Richiamano le «polemiche giudiziarie con discutibili abbattimenti sul prospetto delle latomie». E affermano che «buona logica avrebbe dovuto suggerire di spostare l'asse della strada da costruire verso nord-est, cioè sul lato del distributore di benzina». Sostengono pure che questa ipotesi fu «evitata perchè avrebbe potuto infastidire qualche personaggio influente a Siracusa». E propongono la loro soluzione: «Si tratta, - affermano - con logica e buon senso, di salvare il salvabile con il minore danno possibile. La soluzione potrebbe essere quella di evitare di toccare alcunchè del muro che, con tutte le modificazioni, così ci è pervenuto, e modificare la collocazione dell'ipotetica costruenda rotonda, spostandone l'asse e il conseguente flusso veicolare verso mare». C'è peraltro da aggiungere: sempre che sia tecnicamente possibile. I sei espongono poi varie argomentazioni a sostegno della propria tesi. La quale peraltro rimane una tesi contrapposta ad altre. E come tale da prendere in considerazione. Senza che alcuno possa assidersi a pontificare ex cathedra. I sei citano esempi di ben altra portata di edificazioni (quelle sì pesantemente gravi) che hanno violato preesistenze archeologiche di rilievo: «le fondamenta di enormi palazzi letteralmente sulle pietre dell'arsenale romano, i plinti di cemento armato nel cuore delle catacombe di San Giovanni e di Vigna Cassia». Citano anche le battaglie per Ortigia, fino alla legge speciale del 1976. Ed altro ancora. Tutte questioni di ben altro rilievo. Come citare Pitagora per testimoniare che 22 fa 4. 22122011