Il "ricarico" sulle Grandi Opere così la lobby politici-imprenditori fa lievitare i costi del 40 per cento G8, Italia 150, Mondiali nuoto: i numeri dellassalto Lonere per lo Stato aumenta da 574 a 834 milioni: neanche a Tangentopoli "dazio" così pesante Nelle inchieste sul sistema Anemone-Balducci-Bertolaso radiografati trentatrè appalti Un caso emblematico di fondi pubblici deviati in tasche private. Con i soldi sperperati si sarebbe potuto mettere in sicurezza il patrimonio archeologico di Pompei Capita che di una storia di corruzione diventata insieme metafora e immagine del Paese, si finiscano con il ricordare solo le facce, i nomi, lavidità dei protagonisti. O, piuttosto, i massaggi in un centro benessere, la spregiudicatezza di un frate missionario ridotto a bancomat, loscena risata di un costruttore sciacallo che si compiace per il terremoto de lAquila, il patrimonio immobiliare di una potente congregazione vaticana, "Propaganda Fide", usato come leva per comprare la compiacenza di funzionari pubblici. Capita insomma che si elidano i numeri. E, dunque, si cancelli il danno e la sua macroscopica misura. E successo con il lavoro delle procure di Firenze, Perugia, Roma, con le indagini del Ros dei carabinieri sul "Sistema gelatinoso" Anemone-Balducci-Bertolaso, sul potere di spesa senza fondo di una Protezione Civile ridotta a spa del consenso, su un ministro "distratto" e il suo mezzanino al Colosseo. Nelle carte di quelle inchieste - oggi a processo in tre città diverse - è documentato quale "ricarico" le prassi corrotte di quel sistema di relazioni hanno accollato alle nostre tasche. Su 33 Grandi Opere oggetto di indagine nel triennio 2007-2010 (mondiali di nuoto di Roma, G8 alla Maddalena, 150 anni dellUnità dItalia), il maggior costo sostenuto dalle casse pubbliche è stato di 259 milioni, 895 mila 849 euro. Oltre il 40 per cento dellimporto iniziale con cui i lavori furono aggiudicati. Un salasso che ha fatto schizzare il costo complessivo di quelle opere da 574 a 834 milioni di euro. Per avere unidea, con quel denaro succhiato dal "Sistema gelatinoso" (259 milioni) oggi - come documentano le richieste sin qui ritenute "irricevibili" da un bilancio pubblico allo stremo - sarebbe possibile realizzare la messa in sicurezza di un patrimonio archeologico dellumanità come Pompei o la costruzione di ospedali nellAbruzzo del dopo-terremoto. I numeri che illustrano il dettaglio dei singoli appalti segnalano la scientificità nel calcolo del "ricarico" imposto dal "Sistema", ma anche la crescita esponenziale di quella percentuale. NellItalia corrotta scoperchiata da Tangentopoli, il "dazio" sulle grandi opere oscillava tra il 10 e il 20 per cento. In quindici anni, è raddoppiato. Anche perché la "catena alimentare" che deve sfamare si è allungata. Politici, funzionari pubblici, professionisti.
IL DOSSIER. Lavori pubblici e malaffare
Il "ricarico" sulle Grandi Opere ha aumentato i costi del 40 per cento, passando da 574 a 834 milioni di euro. Questo sistema di relazioni ha accollato alle nostre tasche un costo di 259 milioni di euro, oltre il 40 per cento dellimporto iniziale. I numeri mostrano la crescita esponenziale di quella percentuale, che è raddoppiata rispetto all'epoca di Tangentopoli. Il "Sistema gelatinoso" ha fatto schizzare il costo complessivo di quelle opere. I soldi sperperati sarebbero stati sufficienti per realizzare la messa in sicurezza di un patrimonio archeologico dellumanità come Pompei o la costruzione di ospedali nellAbruzzo del dopo-terremoto.
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