Luoghi d'arte ritrovati. Riaperta la cinquecentesca farmacia: visite solo su prenotazione In questo luogo specialissimo sono conservati tesori d'arte in quello che fu il primo nosocomio aperto in Europa NAPOLI «Professore, ho portato un'altra ricetta del dottor Giuseppe Moscati...». E da una busta azzurra vien fuori la «santa» prescrizione. La scena all'ospedale degli Incurabili è di quelle senza tempo: forse nessuno si stupirebbe se da un angolo apparisse, occhialini e baffi, il profilo del medico o se il cortile di basolato e piperno fosse attraversato dal fantasma di Eleonora Pimentel Fonseca che - come gli altri martiri della Rivoluzione partenopea del 1799 - uscì per l'ultima volta da qui, dalla Cappella dei Bianchi della Giustizia, per andare al patibolo. In questo luogo specialissimo, in cui s'addensano memorie da sindrome di Stendhal, la macchina del tempo viaggia indifferentemente dal Cinquecento a oggi. Anzi a ieri quando i tesori d'arte conservati all'interno di quello che è stato il primo nosocomio d'Europa sono stati mostrati dopo trent'anni a gruppetti di trenta visitatori alla volta La ricetta è arrivata nella sala dedicata a Moscati e inaugurata, sempre ieri, nel Museo delle arti sanitarie, un piccolo locale che espone, per ora in fotocopia, alcune prescrizioni del medico. Lo stile delle ricette, come spiega Gennaro Rispoli, primario del Reparto di Chirurgia dell'ospedale Ascalesi di Napoli e principale curatore di questa riapertura, rivela molto della personalità umana e scientifica dell'estensore. Ce n'è una che, in generosi caratteri, dice semplicemente: «Lei sta bene!». Non così ovviamente i referti delle autopsie, stesi con grandissima cura, disegni degli organi e note, tutto di pugno di Moscati. Quella esposta è di un giovane di 29 anni, deceduto nel settembre del 1921. I documenti sono in due grossi volumi reperiti di recente dal dottor Antonio Salvio e donati ai Gesuiti che, com'è noto, conservano nella chiesa del Gesù Nuovo lo studio, la camera da letto e tutto il patrimonio di Moscati. Il direttore dell'ospedale Luigi De Paola è rammaricato: «Mancano le cartelle cliniche però. Nel 1960 un decreto stabilì che tutti i documenti fossero donati alla Croce Rossa e quindi sono andati dispersi». Con lui ci sono tanti medici che hanno collaborato all'impresa, da Francesco Argano a Salvatore Svelto (al team di moscatiani si aggiunto anche Raffaele Calabrò). Tra cervelli in formalina - ce ne sono due in una teca di vetro a inquietante portata di mano - e strumenti medici del reparto di Anatomia-patologica guidato da Raffaele Rossiello - c'è anche una Madonna del '500, quella ai piedi della quale si raccoglieva in preghiera l'infaticabile dottor Moscati. Ma questa e solo l'ultima tappa della visita guidata organizzata dall'Asl Na1, ovvero dal suo commissario straordinario Maurizio Scoppa che, senza aspettare i tempi biblici dei restauri pur necessari, ha deciso di rendere fruibile lo scrigno segreto degli Incurabili. In fila per visitare le meraviglie della Farmacia ci sono una sessantina di persone che per anni si sono trovati di fronte alle sontuose porte chiuse oltre il doppio scalone di piperno. Questa volta si entra (gli ultimi a farlo erano stati i fortunati turisti di Maggio Porte aperte, come ha ricordato Mirella Barracco sul Corriere del Mezzogiorno di ieri). Una guida di moquette verde evita che i visitatori calpestino le preziose maioliche. E fa un certo effetto trovarsi tra due grandi sculture dorate che si fronteggiano da teche opposte, soprattutto quando lo storico dell'arte Sara Oliviero spiega che si tratta dell'Utero vergine e dell'Utero operato, circondati da ampolle alchemiche e oltre quattrocento vasi istoriati, realizzati da Lorenzo Salandra e Donato Massa (questo è lo stesso artista che ha lavorato a Santa Chiara). La farmacia di Palazzo Reale a Madrid, ottimamente conservata ovvio, non è però così sontuosa, non ha il fascino misterioso di questa simbologia che qui pervade ogni angolo. La Sala Grande, settecentesca, è come un barattolo aperto col coperchio lasciato sul tavolo. Tale appare la tela di Pietro Bardellino (Macaone che cura Menelao, 175o) che staccata dal soffitto in condizioni assolutamente precarie, è poggiata sul pavimento. Certo si vede meglio, ma qui, è il caso di dire, il malato è grave, e necessita di cure. Così come le chiedono le meravigliose opere esposte con orgoglio e passione, e illustrate dai volontari dell'associazione «Il faro di Ippocrate». Una su tutte, Il torchio mistico, di autore ancora anonimo della fine del Cinquecento. Gesù è torchiato come uva e dal suo corpo il sangue esce a fiotti e viene raccolto da una folla in piccoli recipienti. Enorme e di pregiato marmo è invece il contenitore di Teriaca, il preparato farmaceutico per tutti i mali, ritenuto miracoloso e sul quale i Borbone esercitavano il monopolio. «Grazie» spiega lo studioso Massimo Marra che all'antidoto ha dedicato un saggio, «conteneva oppio».
Napoli. Nello scrigno degli Incurabili ecco i tesori da ammirare
La farmacia del Cinquecento, ora aperta al pubblico, ospita tesori d'arte conservati in quello che fu il primo nosocomio aperto in Europa. La struttura, situata a Napoli, è stata riaperta dopo trent'anni e ospita una sessantina di visitatori. La farmacia è stata restaurata e le opere d'arte esposte includono una Madonna del '500, una tela di Pietro Bardellino e un torchio mistico. I documenti medici del dottor Giuseppe Moscati, un medico napoletano del Cinquecento, sono stati esposti in una sala dedicata al suo nome. La visita guidata è stata organizzata dall'Asl Na1 e ha avuto luogo senza aspettare i tempi biblici dei restauri.
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