Traffico scoperto dai carabinieri: sequestrati oltre 1500 pezzi Reperti archeologici, sette persone denunciate Hanno tra i quaranta e i cinquanta anni e la passione per i reperti archeologici, una passione tale da far commettere illeciti penali. Sette persone sono state denunciate dai carabinieri per reati quali la violazione delle norme in materia di ricerca archeologica, impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato e ricettazione. Dopo un anno di indagini sono stati recuperati 1533 resti, per lo più risalenti all'età romana, rinvenuti originariamente nei terreni di Padria, in provincia di Sassari. L'inchiesta è stata seguita dagli uomini della compagnia di Bonorva, comandati dal capitano Gianni Di Carlo, e da Paolo Montorsi, comandante del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Sassari. Le indagini erano partite nel novembre del 2010 e sono andate avanti per un anno. Alla fine sono state segnalate all'autorità giudiziaria sette persone, tutte sarde e in particolare di Padria, Sassari e Alghero. Tra loro alcuni hanno precedenti specifici, mentre altri non sapevano di trafficare reperti archeologici di valore storico, che invece devono essere sempre denunciati alla Soprintendenza. I militari hanno scovato i resti nelle loro abitazioni. Gli oltre 1500 pezzi sono stati trovati nelle campagne intorno a Padria, in particolare nei tre colli del paese: san Giuseppe, san Paolo e san Pietro, zone una volta abitati dai fenici e i romani. I tombaroli, dopo averli dissotterrati, avevano intuito il potenziale commerciale e li avevano messi sul mercato. Il resto più pregiato è una ceramica, sopra c'è raffigurato un viso di donna e secondo Montorsi serviva per scaldare essenze da diffondere nell'aria. C'è però anche un'anfora alta più di un metro, praticamente integra e poi frammenti di statue, ex voto o lampade, valutati di notevole interesse storico dalla Soprintendenza ai beni archeologici, che adesso provvederà a catalogarli.