La Gnam compie cento anni e riscopre i capolavori del 900 Riapre oggi il museo di Valle Giulia con il nuovo allestimento Dopo due mesi di chiusura per organizzare il nuovo allestimento voluto dalla soprintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, la Galleria nazionale di arte moderna compie i 100 anni dalla costruzione della sede e riapre oggi i battenti mettendo in mostra, insieme ai pezzi forti della sua collezione, anche alcune perle tenute per anni nei depositi. Il riallestimento, a cura di Franco Lardera, ha rivoluzionato i percorsi e i criteri espositivi riservando più spazio al Novecento, a discapito del secolo precedente, valorizzando la dimensione internazionale dell'arte italiana e dando una collocazione stabile a opere di autori come Wharol, Medardo Rosso, Penone, Pane, Isgrò. La trasformazione a cui è stata sottoposta la Gnam emerge già dalla sala d'ingresso, dove una scultura di Giulio Monteverde viene messa a confronto con una di Ettore Colla. Un chiaro omaggio alle due anime del museo, quella risorgimentale presente nella collezione della prima metà dell'Ottocento, e quella moderna, dedicata all'arte del presente. Si prosegue con la Sala delle Colonne, in cui una superficie specchiante, disegnata da Alfredo Pirri, ingloberà una selezione di sculture ottocentesche, in gran parte inedite, tra cui la maschera funebre di Antonio Canova. Quindi, il salone centrale, tradizionalmente riservato alle mostre. Nel nuovo allestimento la sala, dedicata all'arte contemporanea, prenderà il titolo "Scusi ma che arte è questa?" e ospiterà in modo permanente le opere di Duchamp, Burri, Fontana, Manzoni, Vedova, Twombly. Seguono i tre percorsi espositivi tematici della Galleria. Il primo, intitolato "Il mito, la storia la realtà", è dedicato alle collezioni dell'800 e ruota intorno al Salone dell'Ercole con opere di Canova, Sartorio e Bourdelle. In una sala attigua saranno ospitati per la prima volta l'intero corpus di Medardo Rosso e forse una scultura di Bertel Thorvaldsen invia di acquisizione. Sempre al primo piano si va avanti con l'itinerario "Verso la modernità", dedicato all'arte che va dalla fine dell'Ottocento al 1925. Si parte con gli impressionisti, con tre nuove opere di Degas per anni relegate nei depositi, e si finisce con le Avanguardie. Il secondo livello del museo si apre con un altro percorso tematico, intitolato "Un altro tempo, un altro spazio", che comprende su tutta l'arte del Novecento, fino alla Transavanguardia e all'Arte Povera, con l'esposizione permanente di opere come Hammer and sickle di Wharol (nel 2012 la Galleria gli dedicherà la mostra Wharol e i media), Spoglia d'Oro di Penone, e di numerosi lavori di Pascali, Boetti, Fabro, Paolini, De Dominicis, Pistoletto, Kounellis, Zorio e autori finora non presenti nelle sale, quali Staccioli, Pane e Isgrò. Alla scultura del secondo dopoguerra e all'arte cinetica sono dedicati i corridoi rettilinei della Galleria, mentre ad autori come Balla, De Chirico, Manzù e Guttuso, le cui opere sono tra i pezzi forti della collezione, sono riservate anche sale monografiche. Il settore un tempo dedicato all'arte del primo Novecento viene ora adibito alle mostre temporanee. Le prime quattro sono state inaugurate ieri: "Arte Povera", a cura di Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni "Arte in Italia dopo la fotografia 1850-2000", a cura di Maria Antonella Fusco e Marini Clarelli, "Baruchello. Certe idee" e "Costellazione Transavanguardia" entrambe a cura di Achille Bonito Oliva.