«Gli scavi vanno a pezzi. Se li gestissi io, farei una fortuna », ha detto l'imprenditore. Ma finora l'ingresso dei privati nei servizi culturali non ha fatto la differenza In linea di principio non ci sarebbe nulla di scandaloso se nella gestione dei siti archeologici venisse ritagliato un ruolo anche per i privati. Accade già dal 1993 con i cosiddetti "servizi aggiuntivi", come i bookshop. Merito dell'ex ministro dei Beni culturali Alberto Ronchey, probabilmente il migliore che abbiamo mai avuto. Purtroppo l'esperienza, dobbiamo dirlo, non è stata proprio esaltante, almeno a giudicare dai magri introiti. Tutti i musei e tutti i siti archeologici italiani generano un incasso paragonabile alla metà del solo British Museum di Londra. E nelle tasche dello Stato italiano finiscono ogni anno aggi per più di 5 o 6 milioni l'anno. Una miseria. Burocrazia, scarsa organizzazione, incapacità gestionali. Le ragioni sono molte. Come le chiacchiere. Il fatto è che i nostri imprenditori privati non si sono quasi mai concretamente mostrati interessati a investire nei beni culturali. Vero che Diego Della Valle ha stanziato 25 milioni (di cui 9 saranno fiscalmente esenti, a carico quindi dello Stato) per il Colosseo, ottenendone un adeguato ritorno d'immagine, ma è una mosca bianca. Gli unici fondi privati arrivati finora dalle parti dei siti archeologici campani, i più importanti del mondo, sono americani. A Ercolano la fondazione che fa capo a David Packhard ha investito 16 milioni per un progetto gestito dalla British School in accordo con la soprintendenza. Come sempre, c'è chi parla e chi fa. Noi a parlare siamo bravissimi.
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Gli scavi archeologici sono in difficoltà finanziarie. L'imprenditore ha detto che se gestisse i siti archeologici, farebbe una fortuna. Tuttavia, l'ingresso dei privati nei servizi culturali non ha fatto la differenza. I siti archeologici italiani generano un incasso inferiore a quello del British Museum di Londra. L'ex ministro dei Beni culturali ha introdotto "servizi aggiuntivi" per i privati, ma l'esperienza non è stata positiva. I fondi privati arrivati sono stati principalmente americani, come la fondazione di David Packhard a Ercolano, che ha investito 16 milioni. L'imprenditore sostiene che ci sono chi parla e chi fa.
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